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Testo completo del discorso di Maryam Rajavi alla Conferenza per la Libertà dell’Iran 2015

Testo completo del discorso di Maryam Rajavi, la Presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, al Gran Raduno della Resistenza Iraniana del 13 Giugno 2015 a Parigi.

Nel nome di Dio, Nel nome dell’Iran, Nel nome della Libertà,

Nel nome di 120.000 stelle splendenti, fiamme ardenti di onore e dignità che sfidarono la tirannia religiosa e

Nel nome di tutti gli eroi ed eroine misconosciute che hanno reso l’ultimo sacrificio perché gli altri potessero vivere liberi. Perché nell’ora più buia della sua storia, l’Iran risplendesse di stelle, e fiero gridasse: “Abbasso il regime del velayat-e faqih!”

Rappresentanti eletti delle nazioni di tutto il mondo,

Onorevoli dignitari,

Miei cari compatrioti, qui e in tutto l’Iran,

Esprimo sinceramente la mia gratitudine a tutti voi per esservi uniti a questo raduno.

Siamo venuti qui per portare al mondo la voce e il messaggio del legittimo proprietario dell’Iran: il popolo iraniano. Nel mezzo di un incessante frastuono sul sinistro programma nucleare del regime iraniano e sulle tre guerre disumane nella regione, noi siamo venuti per dire che quelli che parlano a nome dell’Iran sono in realtà i nemici dell’Iran e di tutti gli iraniani.

Il popolo dell’Iran non vuole né le armi nucleari, né l’ingerenza in Iraq, Siria o Yemen, né il dispotismo, la tortura e le catene. Il popolo dell’Iran è formato da decine di milioni di insegnanti, studenti, infermieri e operai infuriati che chiedono libertà, democrazia, lavoro e sostentamento.

E che dicono: “Primo: il regime del velayat-e faqih è giunto alla fine. Secondo: l’unica via per porre fine alle violazioni dei diritti umani in Iran, all’impasse sul nucleare, alla crisi nella regione e allo scontro con l’ISIS e il terrorismo, è abbattere il califfo della regressione e del terrorismo che è in Iran.

Un grande cambiamento, una richiesta condivisa

Guardate cosa è diventato l’Iran oggi. E’ in fiamme e ribolle di rabbia nonostante le quasi 1.800 esecuzioni avvenute durante la presidenza di Hassan Rouhani:

 La protesta a Mahabad e le proteste a Sanandaj, Sardasht, Saqqez e Marivan rispecchiano il coraggio e la rabbia dei curdi iraniani verso il crimine e l’ingiustizia.

 Le continue manifestazioni degli insegnanti in tutta la nazione, fanno da eco alle grida di coloro che vengono da sempre ignorati e che ora si sono ribellati per il diritto alla vita e il diritto alla libertà.

 Gli scioperi e i sit-in quotidiani degli operai fanno risuonare il pianto delle famiglie che muoiono di fame in tutta la nazione.

 Decine di scontri armati tra i giovani baluci, curdi e arabi riflettono la rabbia di una nazione in catene alla quale è stato negato qualunque mezzo di protesta.

 Le centinaia di scioperi della fame e di proteste dei detenuti politici incarnano la perseveranza di una nazione che ha sconfitto i mullah persino nelle camere della tortura.

 I sit-in delle madri dei detenuti nel braccio della morte, le proteste dei dervisci Gonabadi e Ahl-e Haq e la sofferenza di poveri venditori ambulanti sono i brontolii di una montagna che sta per esplodere.

Guardate l’Iran di oggi. Vedete qualche iraniano che non sia scontento o che non voglia cambiare?

I 15 milioni di cittadini poveri ed emarginati che languono nelle baraccopoli delle periferie, i 10-15 milioni di giovani che non riescono a trovare lavoro e le milioni di famiglie che subiscono il pesante fardello del rialzo dei prezzi, tutti loro sentono lo stesso dolore e chiedono un gran cambiamento.

Perciò io parlo a voi, miei amati compatrioti e compatriote in tutta la nazione. La vostra resistenza, la vostra lotta e la vostra solidarietà sono più forti di qualunque altra forza. Combattete contro il regime al potere e create 1000 Ashraf, cioè 1000 bastioni della ribellione in Iran.

Enormi rivolte scaturiranno dalle vostre proteste e questo esercito di ribellione e liberazione annuncerà al mondo la libertà dell’Iran.

La questione del nucleare iraniano

Signore e Signori,

il programma nucleare che ha mostrato il potere del regime del velayat-e faqih nell’ultimo quarto di secolo, è ora la fonte della debolezza e dell’impasse dei mullah.

Perché Khamenei ha acconsentito all’Accordo di Ginevra, nonostante fosse a soli due o tre mesi dall’acquisire la capacità di costruire armi nucleari? La risposta è semplice: Perché temeva l’esplosione di nuove rivolte. Perché la sua strategia nucleare si è arenata e perché, come ha detto il suo ministro degli esteri, la capacità strategica del regime è stata erosa. Questo spiega perché l’Accordo di Ginevra abbia destabilizzato il regime e l’Accordo di Losanna lo abbia destabilizzato persino di più.

Proprio come Khomeini, che bevve l’amaro calice del cessate il fuoco durante la guerra Iran-Iraq nel 1988, Khamenei non poteva accettare un accordo esaustivo con i P5+1. E dice: “Io non posso né accettare, né non accettare”. Ciò significa che il regime si trova ad un impasse. La stessa situazione prevarrà riguardo all’accordo finale ed esaustivo. Sia che Khamenei l’accetti oppure no, il regime non può sfuggire alla prospettiva di essere rovesciato.

Sfortunatamente i governi occidentali, quello degli Stati Uniti in particolare, hanno violato le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU offrendo grosse concessioni e spingendo il regime sempre più vicino alla Bomba.

Devo perciò ricordare ai governi occidentali che il popolo iraniano e la Resistenza non accetteranno nessun accordo che non smantelli le infrastrutture del regime per la costruzione della bomba.

Le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU devono essere attuate totalmente. L’arricchimento dell’uranio deve essere interrotto completamente. Tutti i siti sospetti, militari e non, devono essere ispezionati. E il regime deve fornire risposte sugli aspetti militari del suo progetto nucleare e rendere disponibili i sui esperti atomici per i colloqui con l’AIEA.

Rivolgendosi ai paesi del P5+1 Maryam Rajavi ha detto:

Se non volete un governo fondamentalista dotato di armi nucleari, smettete di compiacerlo. Non mercanteggiate sui diritti umani del popolo iraniano e riconoscete la sua Resistenza organizzata che sta lottando per la libertà.

State seriamente sbagliando pensando che non ci sia una soluzione. C’è una soluzione per mettere fine al programma nucleare dei mullah: un cambio di regime per mano del popolo iraniano e della Resistenza.

Come ha dichiarato il leader della Resistenza Iraniana Massoud Rajavi:”La Resistenza contro questo regime è un nostro dovere e un nostro inalienabile diritto. Noi siamo stati e saremo in guerra con questo regime. Con o senza arricchimento dell’uranio, con o senza armi nucleari ed in qualunque circostanza la lotta per libertà è un inalienabile diritto del popolo iraniano”.

I fallimenti del regime iraniano e la sua lotta di potere interna:

Signore e Signori,

la difficile situazione del regime si può vedere dai fallimenti di Khamenei e dall’erosione della sua posizione. Khamenei non è riuscito a unificare la cricca al potere. La sua acquiescenza alla presidenza di Rouhani rispecchia questo fallimento.

Ma questo fallimento non è avvenuto né a causa delle sanzioni internazionali, né è stato dovuto alla crisi economica. La ragione più importante sono state le proteste del popolo iraniano e la Resistenza.

Oggi, il leader supremo del regime e il suo presidente si scontrano, attaccandosi l’un l’altro quotidianamente. La lotta di potere è giunta alla fase finale. Rafsanjani ha chiesto apertamente di dividere il potere e l’autorità del leader supremo. Per la prima volta ha preso forma una fazione rivale contraria a Khamenei. La fazione pro-Khamenei si è gravemente separata e si è disintegrata. In altre parole, l’organo che ha il compito di preservare il regime nei momenti di tensione e agitazione, è andato in pezzi.

Per cui la teocrazia al potere sta marcendo fino al midollo. Tutti i segnali indicano la fine di questo regime decadente.

I mullah intrappolati nelle tre guerre in Siria, Iraq e Yemen:

Signore e Signori,

oggi il regime teocratico è caduto nella trappola di tre guerre nella regione, nelle quali non può né avanzare, né ritirarsi. La bolla espansionistica della teocrazia al potere l’ha posta in una situazione pericolosa.

In Siria tutto ciò che i mullah hanno costruito sta vacillando, perché è stato eretto sulla sabbia. Sebbene il regime teocratico abbia speso miliardi di dollari all’anno per sostenere Bashar Assad, oggi il dittatore siriano sta arrancando.

Spero che in quel giorno vittorioso Khamenei si unirà ad Assad davanti alla Corte Penale Internazionale che li giudicherà per il massacro di 300.000 uomini, donne e bambini siriani.

In Iraq il regime teocratico ha perso il suo governo-fantoccio di Nouri al-Maliki. Questo è l’inizio della fine per il regime non solo in Iraq, ma anche in tutta la regione.

Sebbene il regime continui a praticare il genocidio dei sunniti attraverso la Forza Quds, che si è infiltrata in Iraq con la scusa della lotta all’ISIS, questi sforzi si riveleranno inutili e non compenseranno le perdite del regime.

E nello Yemen Khamenei ha cercato di conquistare il paese per avere il sopravvento durante i colloqui sul nucleare e nella crisi regionale. Ma ttto uquesto si è trasformato nella più grossa coalizione contro Tehran.

Quando Bashar Assad verrà abbattuto o quando le forze del regime verranno sconfitte in Iraq o nello Yemen, l’intero fronte del regime in Medio Oriente collasserà. Questo regime non possiede la capacità di avanzare in queste tre guerre.

D’altra parte se si ritirerà, imploderà. Un tale impasse attesta perciò la certezza di un rovesciamento del regime del velayat-e faqih.

Cacciare il regime iraniano dalla regione: 

Oggi, i politici occidentali e del mondo arabo sottolineano che l’ISIS e Bashar Assad sono le due facce di una stessa medaglia. Io aggiungo che il Califfo di Tehran è il padrino di entrambi. La verità è che l’ISIS è emerso dalle atrocità commesse da Bashar Assad e da Maliki su ordine del regime teocratico.

Chiedo perciò ai governi occidentali di non prendere le parti del regime di Tehran. In Iraq non collaborate con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie del regime e con le cosiddette milizie sciite, che sono centinaia di volte più pericolose degli altri scagnozzi.

La soluzione in Iraq è scacciare le forze del regime dei mullah, promuovere la condivisione del potere con i sunniti ed armare le tribù sunnite.

La soluzione in Siria è scacciare le forze del regime iraniano e appoggiare il popolo siriano nel rovesciamento della dittatura di Assad.

La soluzione nello Yemen è affrontare Tehran, come ha già fatto la coalizione araba. Questo deve proseguire fino a che il regime non venga sradicato da tutta la regione.

Sì, la soluzione è scacciare il regime iraniano dall’intera regione e abbattere il califfo della regressione e del terrorismo in Iran.

La Resistenza organizzata del popolo iraniano

Signore e Signori,

quando le condizioni sociali sono mature per un cambiamento, non c’è elemento più essenziale dell’esistenza di un movimento organizzato. Ciò spiega perché i mullah temano e tentino di distruggere i Mojahedin del Popolo (PMOI/MEK) e il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana. I mullah hanno sempre considerato la presenza del PMOI in Iraq una minaccia esistenziale, perché essi sono la forza in prima linea nella lotta contro il fascismo religioso. Il PMOI e il CNRI hanno innalzato la bandiera della pace contro l’insistenza di Khomeini a voler prolungare la guerra Iran-Iraq.

Il PMOI ha formato l’Esercito di Liberazione Nazionale. Il PMOI e il CNR hanno sventato i nefasti complotti del regime iraniano e dei suoi accoliti ed hanno vanificato l’ingiusto marchio terroristico vincendo in oltre 20 tribunali di Stati Uniti, Canada, Regno Unito e ovunque in Europa.

Il PMOI e il Consiglio Nazionale della Resistenza hanno screditato e posto fine ad una causa durata 15 anni di fronte alla magistratura francese. Hanno sostenuto il diritto del popolo iraniano ad un cambio di regime.

Camp Liberty

Cari Amici,

negli ultimi tre decenni i mullah hanno cercato in tutti i modi di annientare questo movimento più di qualunque altro. Nei loro sforzi rientrano le centinaia di cospirazioni e l’aver sfornato tutta una serie di accuse rivolte in particolare contro il leader della Resistenza Massoud Rajavi. Hanno anche lanciato 1000 missili contro le basi del PMOI e dell’Esercito di Liberazione Nazionale nel 2000. Tutti noi ricordiamo che, nel tentativo di soffocare le proteste del Giugno 2009, il regime prima ha attaccato Campo Ashraf.

Allo stesso modo il giorno dopo la sua sconfitta alle elezioni presidenziali del 2013, Khamenei ha ordinato un attacco missilistico contro Camp Liberty. E due anni fa, quando ha deciso di firmare l’accordo sul nucleare, ha ordinato che i residenti di Ashraf venissero massacrati.

Il vero scopo dei mullah è annientare i residenti di Liberty o assicurarsi che si arrendano al regime. Questo spiega perché il regime stia ostacolando il loro trasferimento fuori dall’Iraq.

Dall’altro lato, violando ripetutamente i trattati internazionali e rinnegando i suoi obblighi presi per iscritto con gli abitanti di Ashraf, gli Stati Uniti e le Nazioni Unite si sono in pratica schierati con il fascismo religioso al potere in Iran.

Chiedo ancora una volta agli Stati Uniti e alle Nazioni Unite di intraprendere un’azione urgente per proteggere i residenti di Camp Liberty, per porre fine al blocco sanitario e logistico al campo e alle sue condizioni carcerarie.

Se gli Stati Uniti non vogliono assicurarsi che il PMOI venga protetto contro gli attacchi della forza terroristica Quds, devono quantomeno restituire ai suoi membri parte delle loro armi personali a scopo protettivo e di auto-difesa.

Il cambiamento in Iran è a portata di mano:

Cari Amici,

il cambiamento in Iran è a portata di mano, non solo perché il regime sta marcendo fino al midollo, ma perché la società iraniana è pronta al cambiamento e il cammino verso questo cambiamento è già stato aperto. Questo cammino è stato aperto e guidato da Massoud Rajavi e questo è il suo grande mandato.

Quando uscì dalla prigione dello Scià Massoud chiese: “Come può qualcuno imprigionare e incatenare una nazione per sempre?”

Perseguendo l’ideale di libertà Massoud Rajavi ha creato un movimento che ha spinto l’Iran verso la libertà.

Sì, la protesta popolare del 20 Giugno 1981, il Consiglio Nazionale della Resistenza e l’Esercito di Liberazione Nazionale, Ashraf City e Camp Liberty, sono tutte pietre miliari che egli ha formato ed ispirato per garantire la libertà all’Iran.

Il defunto ayatollah Taleqani diceva che gli aguzzini della prigione di Evin temevano il nome di Massoud Rajavi. Ora anche i mullah al potere e i loro compari temono sia il suo nome che le sue parole, perché egli ha trasformato l’espressione proibita “abbattere il regime” in un gran movimento che ha condotto il fascismo religioso verso l’impasse.

Egli ha insegnato alla generazione dell’avanguardia iraniana che nella lotta contro la barbarie del velayat-e faqih, l’unica gemma benedetta da uno spirito eterno è il proprio impegno verso un ideale, avere fede, mantenere la speranza, essere sinceri e fare sacrifici.

Il PMOI, che proprio quest’anno celebra il suo 50° anniversario, ha portato avanti una lotta per una causa e un ideale, senza concentrarsi su cosa ci guadagnerà per sé stesso.

Avere un ideale significa rimanere risoluti come una montagna, ma scorrere liberi come un fiume, stringendo sempre saldamente la bandiera della libertà a dispetto di tutte le tempeste e le calamità. Significa abbandonare tutte le paure sulla durata della lotta e sull’enorme prezzo che richiede. Questo è il cammino che guida la nave della libertà verso le spiagge della salvezza.

Dal fondatore del PMOI Mohammad Hanifnejad e i suoi compagni, ai giovani che si uniscono alle nostre fila ogni giorno, dagli uomini che credono nell’ideale di uguaglianza alle 1000 donne in prima linea che formano in Consiglio Centrale del PMOI, tutti hanno una cosa in comune: hanno scelto la tradizione del sacrificare sé stessi senza aspettarsi nulla in cambio. Seguono una tradizione che ha guidato le azioni dell’avanguardia e dei pionieri della libertà sin dall’inizio dei tempi. La tradizione di abbracciare un ardente impegno, rimanendo fedeli all’idea che questo mondo viene definito dal cambiamento e non dal destino.

La nostra Costituzione è libertà, democrazia e uguaglianza. Con questo ideale e questa fede noi siamo determinati a costruire una società libera e democratica.

Un secolo fa, i mojahedin del Movimento Costituzionale cercarono di realizzare “giustizia, libertà, uguaglianza e unità”. In seguito, il grande leader nazionalista dell’Iran, il Dr. Mohammad Mossadeq, si alzò e disse: “L’obbiettivo è garantire che il popolo partecipi in ogni aspetto delle questioni, bello o brutto che siano, e che si occupi degli affari della nazione”.

Successivamente i Fedayn, il PMOI ed altri militanti dell’avanguardia aprirono la via al rovesciamento della dittatura dello Scià. E ora la nostra Resistenza, con una galassia di eroi ed eroine cadute, da Ashraf Rajavi e Moussa Khiabani, a Sedigheh Mojaveri e Neda Assani, a Zohreh Ghaemi e Giti Givechian, è sorta per garantire la libertà di scelta per ognuno dei nostri compatrioti iraniani.

Noi abbiamo rifiutato il regime tirannico al potere. Noi abbiamo rifiutato una religione forzata e misogina e noi abbiamo rifiutato la Costituzione del velayat-e faqih. La nostra Costituzione è libertà, democrazia e uguaglianza.

La nostra Costituzione non è stata scritta dall’Assemblea degli Esperti, una collezione di criminali. E’ stata incisa nei cuori di ciascun iraniano e verrà scritta da rappresentanti eletti del popolo iraniano in un’Assemblea Costituente.

Questa Costituzione è fondata su una repubblica libera, tollerante e moderna. E’ fondata sul pluralismo, sulla separazione tra religione e stato, sull’uguaglianza delle donne e sulla loro attiva ed eguale partecipazione alla leadership politica.

Noi crediamo negli eguali diritti per tutte le minoranze etniche e religiose e in una società senza tortura ed esecuzioni.

Miei cari compatrioti che vi siete riuniti qui e miei cari compatrioti che mi state ascoltando proprio ora in tutto l’Iran, siete pronti ad espandere la campagna per la liberazione dell’Iran e il rovesciamento del regime del velayat-e faqih?

Sì, per adempiere a questa grande responsabilità, che annuncerà un futuro glorioso, noi giuriamo di fronte alla storia e alla nazione iraniana che siamo pronti, pronti, pronti.

Sì, con la speranza e la fede nella libertà, noi abbiamo attraversato mezzo secolo di lotta contro due dittature e continueremo con sempre maggiore speranza e determinazione fino a che la libertà e la democrazia non regneranno supreme in Iran.

Sì, noi possiamo spezzare le catene

E scorrere verso il mare come un fiume

Con una causa splendente, noi possiamo

Distruggere le tenebre dell’ingiustizia

Noi possiamo e dobbiamo cantare all’unisono

Con ogni respiro, della libertà dell’Iran

Non c’è dubbio, il futuro appartiene a voi

Tantissimi complimenti a voi e alla vostra lotta.

Che la vittoria sia con voi!

 

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