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Struan Stevenson: I Rifugiati vanno incontro a morte certa senza l’aiuto degli Stati Uniti

News. Scotsman – Pubblicato venerdì 17 agosto 2012

Umiliati e maltrattati, migliaia di persone innocenti sono ormai alla mercé del crudele regime del colonnello Sadeq, scrive Struan Stevenson
 Molti rifugiati innocenti stanno andando incontro  alla morte nei campi in Iraq e solo gli Stati Uniti possono salvarli. Più di 3.000 tra uomini e donne sono alla mercé delle brutali guardie militari irachene che hanno dimostrato in due precedenti occasioni la loro volontà di uccidere a sangue freddo. Nel 2009 e nel 2011, queste guardie hanno fatto irruzione a Campo Ashraf, nei pressi di Baghdad, uccidendo 49 persone e ferendone circa 1000. Nonostante queste atrocità, i residenti di Ashraf non hanno resistito alla pressione impostagli perché abbandonassero la loro casa degli ultimi 25 anni. Quando le Nazioni Unite e gli Stati Uniti hanno dato assicurazioni che sarebbero stati trasferiti in un luogo temporaneo vicino all’aeroporto di Baghdad, dove avrebbero potuto essere intervistati e riconosciuti ufficialmente dalle Nazioni Unite come rifugiati e poi rapidamente risistemati in paesi amici al di fuori dell’Iraq, più di 2000 rifugiati hanno lasciato volontariamente Ashraf e si sono trasferiti a Liberty, dove hanno subito scoperto di essere vittime di un crudele imbroglio. Invece delle strutture di prima classe di questa ex-base militare degli Stati Uniti, mostrate loro in foto manipolate dalle Nazioni Unite, si sono trovati in una baraccopoli, con container in rovina in cui vivere, tubazioni di scarico rotte, elettricità intermittente e senza acqua corrente.
Ma queste 2.000 persone, circa la metà dei quali donne, sono ormai completamente alla mercé dei militari iracheni, comandati dal famigerato colonnello Sadeq, ritenuto uno degli istigatori dei due violenti massacri precedenti. Questi rifugiati sono stati umiliati e maltrattati. Le richieste di medicine vitali e di ausili motori fondamentali per i disabili sono state rifiutate. I tentativi di avere una fornitura principale d’acqua allacciata a spese dei rifugiati, sono stati ripetutamente bloccati. Persino le fondamentali protezioni per difendere i residenti dai 55 gradi del sole cocente sono stati rifiutate. Pattuglie dell’esercito e della polizia circondano ed esaminano pezzo per pezzo questo campo di prigionia (Liberty). In totale violazione delle stesse norme delle Nazioni Unite sui campi profughi, la gente viene imprigionata, impossibilitata ad attraversare la rete perimetrale del campo e persino di accettare visite di avvocati, politici, familiari o amici. I corpi dei tre rifugiati morti nel campo sono stati trattenuti per mesi negli obitori di Baghdad, nonostante le infinite promesse di restituirli alle loro famiglie per la sepoltura. Con una mossa ignobile, Sadeq ha ordinato che camion carichi di rifornimenti alimentari essenziali venissero scaricati per l’ispezione, lasciando il cibo a marcire al sole per ore prima che venisse perquisito dalle guardie.
Eppure tutto questo trattamento disumano prosegue proprio sotto il naso di un grosso contingente di osservatori delle Nazioni Unite, supervisionati  direttamente dal Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite in Iraq, Martin Kobler, che ha firmato un Memorandum d’Intesa con il governo iracheno riguardante Ashraf e Liberty senza il consenso dei rifugiati stessi. Questo accordo, garantito dal Segretario di Stato americano Hillary Clinton, ha sottolineato la necessità di condizioni umane a Campo Liberty.
Se Nouri al-Maliki, il primo ministro iracheno, lo vorrà, alle guardie verrà dato il via libera per un’altra carneficina. Lui ha ordinato gli ultimi due massacri su esplicita richiesta del suo sponsor principale del vicino Iran. Ma l’Onu ha già dimostrato di non essere disposto ad intervenire nuovamente. Martin Kobler, ha persino elogiato la “pazienza” di al-Maliki e ha sorprendentemente affermato che Campo liberty è adatto a ospitare i rimanenti 1.000 residenti che ora si rifiutano di trasferirsi da Campo Ashraf finché le loro minime necessità umanitarie non verranno soddisfatte. Le osservazioni di Kobler, fatte al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, equivalgono a dare ad al-Maliki e ai suoi tirapiedi carta bianca per uccidere. Fortunatamente, alcuni politici statunitensi credono ancora che il loro Paese abbia il dovere morale di intervenire. Settantanove membri del Congresso hanno scritto una lettera al Segretario Clinton all’inizio di questo mese chiedendo che Washington mantenga la sua parola. “Dato il ruolo degli Stati Uniti nel fornire garanzie per la protezione dei residenti di Campo Ashraf e nel contribuire a facilitare la conclusione di un Memorandum d’Intesa tra le Nazioni Unite e il Governo dell’Iraq”, hanno scritto, “gli Stati Uniti sono responsabili – e devono assicurare – che la protezione umanitaria per i residenti di Campo Ashraf e di Campo Liberty venga rispettata “.
Non solo ora è responsabilità del Governo degli Stati Uniti proteggere questa comunità da un altro massacro, gli Stati Uniti devono anche esercitare pressione sul governo iracheno per assicurare condizioni decenti per coloro che sono detenuti a Camp Liberty. Senza l’intervento degli Stati Uniti, non sono solo al-Maliki e i suoi scagnozzi faranno ciò che vogliono, ma saranno i mullah di Teheran ad essere  felici quando gli spari risuoneranno ancora una volta a Campo Ashraf. Questo regime di paria ha riempito il vuoto di potere lasciato in Iraq dalla partenza dell’esercito americano, il che significa che Maliki è purtroppo  poco più che un burattino manovrato da Teheran. E Teheran non vuole nient’altro che l’annientamento dei rifugiati di Ashraf, perché sono membri dei Mujahedin del Popolo Iraniano, la principale opposizione iraniana. Con il regime siriano che appare di giorno in giorno sempre più instabile, Tehran è rimasta con molti pochi alleati. I mullah sono paranoici circa il proprio destino e faranno tutto quanto in loro potere per distruggere il loro nemico. Solo gli Stati Uniti si trovano ora tra i rifugiati e la morte certa. Il governo degli Stati Uniti abbandonerà le persone che aveva promesso di proteggere, quando le sue truppe hanno liberato l’Iraq? La debolezza nell’affrontare l’aggressione irachena, dal 2009 ha imbaldanzito il governo di Maliki che pensa di poter agire impunemente. Gli Stati Uniti devono affrontare gli aggressori o la storia sarà implacabile.
• Struan Stevenson è  un Conservatore, Membro del Parlamento Europeo in rappresentanza della Scozia e Presidente della Delegazione del Parlamento Europeo per le Relazioni con l’Iraq
 

 

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