mercoledì, Febbraio 1, 2023
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Sen. Bornacin: Le pressioni subite da Ashraf non si smantellano con le parole, sono due anni e mezzo che le parole sono state dette, senza esito

Il discorso del Sen. Giorgio Bornacin alla conferenza internazionale sulla protezione del Campo Ashraf a Ginevra

Signore, Signori,
Sig.ra presidente Rajavi
Desidero approfittare dell’occasione per informarvi  da parte mia e anchè altri colleghi della camera dei deputati ed il senato della Repubblica Italiana che il Parlamento a luglio scorso attraverso una risoluzione, ha chiesto al governo di adoperarsi per risolvere la questione dei feriti di Ashraf. Noi chiediamo ad altri governi  applicando delle pressioni su Maleki, si attivino per l’abolizione dell’assedio di Ashraf e l’ultimatum posto da lui per la chiusura del Campo. Sentire le belle notizie riguardo la posizione dell’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati è interessante, sappiamo però c’è ancora molto da fare! Il Campo di Ashraf è ancora sotto l’assedio soprattutto quello sanitario. Ancora gli altoparlanti finalizzati alla tortura psicologica degli abitanti sono in funzione ed  il governo iracheno nonostante l’Alto Commissariato fosse seriamente coinvolto nel caso, non ha adottato approcci collaborativi con gli organi dell’ONU per la soluzione del problema. L’ultimatum per la chiusura del Campo entro la fine del 2011 vige ancora. Quindi bisogna ammettere che la sicurezza e l’incolumità dei nostri amici di Ashraf non hanno alcuna garanzia. Le pressioni subite da Ashraf non si smantellano  con le parole. Sono due anni e mezzo che le parole sono state dette, senza esito, in diversi modi agli interlocutori iracheni.Ora è necessaria un’azione specifica. Io mi trovo daccordo con gli altri oratori di questa tribuna aproposito del fatto che l’ONU debba garantire la presenza permanente dei suoi osservatori, 24 su 24 ore e che quest’ultimi debbano reagire per neutralizzare le pressioni applicate dal governo iracheno ai danni dei residenti di Ashraf. La realizzazione di tutto questo è nella responsabilità del SegretarioGenerale  e l’Alto Commissariato per i rifugiati. Io e miei colleghi in Italia siamo convinti che l’ONU doveva agire molto prima e facciamo fatica a comprendere le titubanze dell’Alto Commissariato a tale proposito. Si dice che l’Ufficio di quest’organo per il problema dei fondi non riesce a garantire l’insediamento della squadra degli osservatori. Bene, quest’ufficio quali msure ha dottato  per risolvere il problema? Devono per forza morire altri innocenti per credere di dover garantire i fondi  e la sicurezza della squadra degli osservatori? l’Alto Commissariato per i rifugiati non sa forse che i familiari dei residenti di Ashraf hanno pure dichiarato la disponibilità di accettare le spese della sicurezza degli osservatori? Cosa sta aspetando?

Il Seg.Gen e l’Alto Comm.per i rifugiati devono ripassare la storia deludente ed ingloriosa degli approcci dell’ONU con altri casi di crimini contro l’umanità dove il tentennio e le indecisioni hanno causato l’uccisione delle persone innocenti. Quindi, non è opportuno ripetere gli stessi errori dopo numerosi allarmi lanciati riguardo questo caso.
Infine, vi voglio promettere anche da parte dei miei colleghi che noi ci adopereremo incessantemente affinché si realizzi l’insediamento permanente della squadra degli osservatori dell’ONU all’interno del Campo. Questo, non solo come un’atto umanitario puro ma anche come un’azione contro il fondamentalismo quale la minaccia del mondo ed un passo per la salvaguardia dei valori umani. Anche perchè sia la Sig.ra Rajavi in qualità di una donna musulmana e leader di un movimento anti fondamentalista  sia gli eroi di Ashraf quali  esempi dell’onorabilità dell’uomo, meritano il nostro rispetto.

 

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