HomeNotizieIran NewsRouhani provocherà proteste in Europa e per una buona ragione

Rouhani provocherà proteste in Europa e per una buona ragione

Fonte: lenouveleconomiste.fr*

di Alejo Vidal-Quadras

Quando il presidente iraniano Hassan Rouhani visiterà l’Italia e la Francia questo mese, potrà aspettarsi di incontrare le proteste di molti iraniani in esilio, di difensori dei diritti umani e di parlamentari.

Alcuni politici europei hanno spinto con impazienza a migliorare le relazioni con l’Iran, con l’idea che Rouhani rappresenti una fazione moderata del regime che possa essere appoggiata. Sperano che questa visita dia una spinta alle relazioni ed incoraggi Tehran a cambiare le sue politiche.

Ma fino al giorno in cui Rouhani ripartirà verso casa, io continuerò a sperare che la leadership dell’Unione Europea possa riconoscere la sua visita come l’opportunità che potrebbe essere: un’occasione per affrontare ufficialmente la miriade di valide e urgenti richieste sollevate dagli iraniani in esilio e dagli attivisti che ancora vivono sotto il giogo dei mullah, dai difensori dei diritti umani e dalla moltitudine di parlamentari ed esperti i quali ritengono che Rouhani debba rispettare certi criteri, prima che l’Iran possa essere considerato un giocatore positivo nel mondo. Attualmente questo regime è il maggior ostacolo alla pace e alla sicurezza in Medio Oriente.

Le loro richieste non sono solo osservazioni generiche sulla natura del regime iraniano. Ma sono anche delle accuse specifiche all’amministrazione Rouhani e al suo modo di mantenere o persino esacerbare gli abusi resi familiari da tutti i suoi predecessori.

In Iran oggi, gli arresti arbitrari sono pratica comune, la censura è aggressiva e la propaganda finanziata dallo stato ignora gran parte del sentimento della gente comune in tutto il paese. Ma se l’Europa ammetterà semplicemente questi trends repressivi, si vedrà che il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), con un programma chiaro, laico e democratico ed altri dissidenti, certamente parleranno per il popolo iraniano quando si arriverà allo status dei diritti umani, ai diritti delle donne e a come affrontare l’ideologia intransigente di Tehran.

E non è che il persistere di questi abusi ci sia sconosciuto. Se non si affronterà questa questione durante la visita di Rouhani, ciò sarà un atto di conveniente e deliberata omissione, non il risultato di una genuina ignoranza. Le Nazioni Unite hanno evidenziato la crisi dei diritti umani in Iran moltissime volte dall’elezione di Rouhani, con Ahmed Shaheed, l’Inviato Speciale su questa questione, precisando che per molti versi la situazione è andata considerevolmente peggiorando con la sua presidenza, persino rispetto al suo predecessore dichiaratamente intransigente, Mahmoud Ahmadinejad.

Le ultime statistiche indicano che solo nel 2015, la magistratura iraniana ha giustiziato oltre 1000 individui. Ha iniziato anche il 2016 con diverse esecuzioni di massa avviandosi a mantenere il suo record di nazione con il più alto tasso di esecuzioni pro-capite. Anche Amnesty International ed altre organizzazioni per i diritti umani hanno sottolineato il fatto che alcune di queste esecuzioni hanno riguardato prigionieri politici, persone a cui è stato negato un giusto processo e persone che erano minorenni all’epoca del loro crimine.

Oltretutto, notizie provenienti dall’Iran indicano che Rouhani non mai condannato nessuna di queste atrocità. Ma, al contrario, le ha vergognosamente giustificate come l’applicazione di una “legge divina” o di leggi di un parlamento che legittimamente rappresenta il popolo iraniano. 

Tali dichiarazioni rendono abbastanza ovvio il fatto che Rouhani non ha nessuna intenzione di condannare queste leggi, che consentono l’arresto e l’esecuzione sulla base delle violazioni della legge della sharia, la repressione delle donne, nonché altri reati vagamente definiti come “diffusione di propaganda” e “inimicizia verso Dio”.

Tutto questo è ben documentato, anche se è sepolto sotto una montagna di rapporti dei media occidentali sulle calorose relazioni e un “riuscito” accordo sul nucleare. Un tale squilibrio non rappresenta in nessun modo una giustificazione per aver ignorato le responsabilità di Rouhani in patria. E’ ora che i leaders europei vedano la verità su Rouhani e, cosa più importante, l’affrontino pubblicamente quando verrà in Europa. Questa è una politica giusta e in linea con i nostri valori di europei.

Alejo Vidal-Quadras, spagnolo, veterano della politica ed ex-vice-Presidente del Parlamento Europeo (1999-2014), attualmente è Presidente del Comitato Internazionale In Search of Justice (ISJ), una ONG con sede a Bruxelles.