mercoledì, Novembre 30, 2022
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Nessuna tregua nella repressione dei cristiani e delle altre minoranze religiose in Iran con Rouhani

di Donya Jam

Fonte: Le Plus de l’Obs

Si è parlato molto dell’accordo sul nucleare iraniano e sulla sua nefasta condotta nella regione, ma è tempo di fermarsi a pensare seriamente a come Tehran si comporta con la minoranza cristiana.

Essendo io una cristiana con antenati iraniani, mi interessa particolarmente la terribile situazione e le sofferenze della minoranza cristiana in Iran. L’esistenza della comunità cristiana in Iran risale a centinaia di anni fa ed è una parte importantissima della storia del paese. Per secoli musulmani, cristiani, ebrei e zoroastriani hanno convissuto in Iran. Eravamo tutti iraniani e la nostra religione non era mai stata un problema.

Dopo che gli ayatollah hanno preso il potere nel 1979 le cose sono cambiate in peggio. Sono iniziate le persecuzioni religiose e le limitazioni sono divenute sempre più istituzionalizzate. Molti cristiani e molti ebrei sono fuggiti. Ma alcuni sono rimasti nel loro paese natio.

Nel 1990 alcuni vescovi e pastori iraniani sono stati misteriosamente uccisi dall’apparato di sicurezza del regime iraniano. Uno di loro era il Pastore Haik Hovsepian-Mehr, scomparso dalle strade di Tehran il 19 Gennaio 1994. Le autorità hanno dato notizia della sua morte alla sua famiglia il 30 Gennaio. Egli credeva nel diritto, dato da Dio ad una persona, di credere secondo la sua coscienza. Amava la gente dell’Iran, sia che fosse cristiana o musulmana. Per la sua libertà religiosa ha donato la sua vita.

Quando nel 2013 (e non nel 2003) Rouhani è stato scelto come presidente del regime, alcuni in Occidente hanno sbandierato la notizia che il cambiamento e le riforme stavano arrivando. Rouhani è stato definito un moderato. Quell’anno ha dichiarato che “tutte le etnie, tutte le religioni, persino le minoranze religiose devono sentire la giustizia”.

Questa promessa elettorale, ed esibizione per l’Occidente, non potrebbe essere più lontana dalla realtà dei fatti. Infatti, nonostante il suo predecessore fosse ritenuto un estremista, le condizioni dei credenti in Iran sono veramente peggiorate dall’elezione di Rouhani.

Per completare il quadro, la repressione dei cristiani è proseguita incessante e, in alcuni casi, è peggiorata. Diversi pastori, come Saeed Abedini, un irano-americano, vengono incarcerati e condannati a lunghe pene detentive solamente per aver praticato e difeso la loro fede.

Secondo la Commissione americana sulla Libertà Religiosa Internazionale, le autorità iraniane hanno aumentato la persecuzione delle minoranze religiose dall’elezione del presidente Hassan Rouhani, nonostante le sue promesse di concedere loro più diritti. Il rapporto annuale della commissione per il 2015, ha scoperto che con Rouhani sono stati imprigionati un maggior numero di membri di minoranze religiose.

“Il governo iraniano continua a praticare una sistematica, continua e vergognosa violazione della libertà di religione, che prevede detenzioni prolungate, tortura ed esecuzioni basate principalmente, o interamente, sulla religione dell’accusato”, ha detto la commissione nella sezione del rapporto dedicata all’Iran.

Secondo il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, il regime iraniano ha arrestato un gruppo di cristiani iraniani praticanti il giorno di Natale, in una chiesa domestica della città di Shiraz, Iran meridionale. Questo gruppo di cristiani iraniani si era riunito il 25 Dicembre per celebrare il Natale, quando alcuni agenti in borghese del famigerato Ministero dell’Intelligence e la Sicurezza del regime, hanno fatto irruzione nella loro chiesa domestica.

Il 30 Dicembre è stato rivelato che le autorità di Tehran hanno in programma di trasformare dei terreni appartenenti ad una chiesa, e confiscati illegalmente, in un “centro di preghiera islamico”. Il terreno, appartenente alla comunità assira della Chiesa Cattolica Caldea di Patrice Lumumba Street, a Tehran, è stato confiscato illegalmente due anni fa con la scusa di dover costruire una sala di preghiera islamica e le autorità si rifiutano di restituirlo.

E questi sono solo due degli esempi più recenti.

Mentre subiva minacce e intimidazioni, prima della sua scomparsa, il Pastore Hovespain Mehr diceva: “Se dovessimo finire in prigione, o morire per la nostra fede, vogliamo che tutto il mondo cristiano sappia quello che sta succedendo ai loro fratelli e sorelle”.

Non diamo il via libera a Rouhani quando viene in Europa. Ricordiamoci che le vittime di questo regime tirannico sono sia musulmane, che cristiane, che ebree e teniamo a mente anche che Rouhani rappresenta questo regime in tutto il suo complesso e che non può eludere la responsabilità per la condotta del regime. Restare in silenzio di fronte a queste palesi persecuzioni e alla negazione della libertà religiosa, equivale ad essere complici di questo crimine e a tradire quegli stessi valori che ci stanno a cuore come cittadini di una democrazia e come persone di fede. 

Non accogliamo questo tiranno, Hassan Rouhani, a braccia aperte ma difendiamo invece i nostri valori e quelli dell’Iran, in particolare quelli delle minoranze religiose a cui viene negata la possibilità di parlare e le loro libertà.

 

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