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Le Unità di Resistenza del MEK conducono una settimana di operazioni in tutto l’Iran in occasione dell’anniversario del 20 giugno

MEK Resistance Units across Iran undertake daring activities throughout the third week of June 2026

Le Unità di Resistenza del MEK in tutto l’Iran hanno portato avanti attività audaci durante la terza settimana di giugno 2026

Nel corso della settimana dal 14 al 21 giugno 2026, le Unità di Resistenza del MEK hanno condotto una campagna nazionale continua di sfida al regime in oltre trenta città e centri urbani iraniani. La mobilitazione ha incluso una serie concentrata di 45 operazioni coordinate che hanno colpito basi dei Basij del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), strutture giudiziarie e centri di propaganda del regime, incendiando striscioni ufficiali e proiettando messaggi contro il regime.

Le operazioni, che hanno combinato attacchi diretti, azioni simboliche e proteste guidate dai giovani, hanno commemorato il 45° anniversario della rivolta del 20 giugno 1981 e si sono svolte mentre il regime attraversava una fase di fragilità politica, seguita alla morte della Guida Suprema Ali Khamenei e a un forte aumento delle esecuzioni politiche.

20 giugno 2026

Alla vigilia dell’anniversario, le Unità di Resistenza a Zahedan sono scese nelle strade per commemorare il 20 giugno come Giornata dei Martiri e dei Prigionieri Politici. Gli attivisti hanno esposto striscioni e cartelli che accoglievano con favore il recente cessate il fuoco, sottolineando però che la guerra aveva rappresentato uno scudo per il regime contro le rivolte popolari, mentre la pace costituiva il suo veleno più letale.

Le unità hanno evidenziato come la ricerca dell’arma nucleare e l’espansionismo bellico regionale rimangano pilastri fondamentali della fascismo religioso al potere. Hanno inoltre tracciato una netta linea di demarcazione contro ogni forma di dittatura, ribadendo lo slogan centrale del popolo iraniano: «Né lo Shah né i mullah». Secondo i manifestanti, un dittatore rimane tale sia che indossi una corona sia che porti un turbante.

I cartelli affermavano che, mentre il figlio di Ali Khamenei cerca di preservare il potere e il figlio dell’ex Shah cerca di conquistarlo, l’epoca sia della monarchia sia dei mullah è ormai terminata. Il rovesciamento del regime dipenderebbe esclusivamente dal popolo iraniano, dalla sua resistenza organizzata e dall’Esercito di Liberazione Nazionale dell’Iran.

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19 giugno 2026

Il 19 giugno le Unità di Resistenza hanno realizzato una campagna coordinata di 45 operazioni in tutto il Paese per commemorare l’anniversario.

A Teheran, le unità hanno incendiato l’edificio municipale del Distretto 4, noto come punto di raccolta dei mercenari del regime incaricati di attaccare i manifestanti, e hanno lanciato bombe Molotov contro una base Basij dell’IRGC.

Azioni simili hanno colpito basi Basij a Eslamshahr, Qaemshahr e Ahvaz. Un altro incendio ha preso di mira la sede giudiziaria utilizzata dagli esecutori delle condanne a morte a Mohammadshahr, vicino a Karaj.

A Iranshahr sono stati colpiti con il fuoco l’ufficio per la propaganda anti-islamica e l’ufficio del rappresentante della Guida Suprema. A Khash un incendio ha colpito la base Basij del battaglione anti-Imam Ali.

A Chabahar sono state lanciate Molotov contro una base Basij e contro un complesso culturale intitolato a Ghasem Soleimani, mentre sono stati incendiati striscioni raffiguranti la Guida Suprema.

Basi Basij sono state incendiate a Khorramshahr, Shahrekord e in diverse località di Zahedan, comprese strutture incaricate della sorveglianza e della repressione degli studenti, nonché siti associati a specifici comandanti.

Ulteriori incendi hanno colpito basi Basij a Neyshabur e Sabzevar, un centro descritto come promotore di ignoranza e criminalità a Borujen e un’organizzazione di propaganda anti-islamica a Farrokhshahr.

Parallelamente, gli attivisti hanno incendiato sistematicamente manifesti propagandistici raffiguranti Ali Khamenei, suo figlio Mojtaba Khamenei e il fondatore del regime Ruhollah Khomeini.

Queste azioni si sono verificate a Teheran, Karaj, Mashhad, Isfahan, Shiraz, Sari, Kerman, Hamadan, Zahedan, Shahrekord, Sabzevar, Rafsanjan, Farsan, Farrokhshahr, Nikshahr e Khash.

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18 giugno 2026

Un’ondata nazionale di operazioni simboliche e propagandistiche ha coinvolto città che andavano dalle principali metropoli alle aree di confine più svantaggiate.

Le Unità di Resistenza hanno installato grandi striscioni sulle autostrade, deposto fiori nelle strade e mostrato cartelli a Teheran, Mashhad, Isfahan, Tabriz e fino a Saravan, Zahak, Baneh e Sardasht.

Ad Astara, un grande cartello appeso a un ponte ha messo in evidenza la solidarietà nazionale.

Le operazioni hanno dimostrato che il messaggio della Resistenza e dell’Esercito di Liberazione Nazionale aveva oltrepassato i confini etnici e regionali, trasformandosi in una richiesta nazionale.

Slogan scritti a mano e proiezioni luminose hanno respinto qualsiasi ritorno alle dittature del passato, presentando l’Esercito di Liberazione Nazionale come l’unica via verso la liberazione e il garante duraturo della pace, della libertà e dell’indipendenza dell’Iran.

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17 giugno 2026

Le Unità di Resistenza hanno realizzato diffuse operazioni di proiezione di immagini e affissione di cartelli in diverse province.

A Teheran sono comparsi slogan come «Saluto a Rajavi» e «Morte all’oppressore, sia esso lo Shah o la Guida Suprema». Nel Parco Goldad, cartelli hanno reso omaggio ai membri giustiziati Babak, Pouya, Mohammad e Akbar, definiti esempi di sincerità e perseveranza.

A Mashhad, proiezioni presso il Parco Izadi e il Mercato Ferdowsi dichiaravano che il 20 giugno il popolo aveva innalzato la bandiera del proprio onore.

A Isfahan, messaggi proiettati rendevano omaggio al prezzo di sangue pagato dai martiri per la libertà e l’indipendenza.

A Karaj, le proiezioni affermavano che l’Esercito di Liberazione Nazionale rimane il garante permanente della pace, della libertà e dell’indipendenza.

Messaggi analoghi sono apparsi a Sari, Hamadan, Bandar Abbas, Ilam, Shahrekord, Kermanshah e Boukan, con slogan che respingevano il principio del Velayat-e Faqih, sostenevano l’Esercito di Liberazione Nazionale e ribadivano il messaggio: «Morte all’oppressore, sia esso lo Shah o la Guida Suprema».