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I sostenitori del CNRI lanciano proteste globali coordinate contro le esecuzioni in Iran e gli avamposti diplomatici di Teheran

Copenhagen, Denmark July 3, 2026 — NCRI supporters held a rally to protest the execution of political prisoners

Copenaghen, Danimarca, 3 luglio 2026 — I sostenitori del CNRI manifestano contro l’esecuzione di prigionieri politici

Un’ondata altamente coordinata di proteste internazionali e manifestazioni per i diritti umani si è diffusa in molte delle principali città europee e americane nell’arco di una settimana, dal 27 giugno al 4 luglio 2026, segnando una significativa intensificazione della campagna globale contro l’uso sempre più frequente della pena capitale da parte del regime iraniano. Scatenate dalla brutale repressione e dalle esecuzioni seguite alla rivolta popolare del gennaio 2026, queste azioni della diaspora rispecchiano la profonda crisi politica che sta colpendo la teocrazia di Teheran. Dai continui sit-in davanti alle ambasciate alle manifestazioni davanti agli organi legislativi, gli iraniani amanti della libertà e i sostenitori del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI) stanno dimostrando una resistenza altamente organizzata. Le iniziative descritte in questo resoconto di una settimana hanno respinto sia l’attuale autocrazia religiosa sia un ritorno alla monarchia, rivendicando invece una repubblica laica e democratica.

4 luglio 2026

La campagna globale contro le esecuzioni ha acquisito un notevole slancio con iniziative simultanee in tutta Europa. In Svizzera, una mostra e una bancarella di libri contro le esecuzioni criminali che continuano ad avvenire secondo le disposizioni della “Guida Suprema” Ali Khamenei hanno messo in luce la solidarietà locale a Lugano. Contemporaneamente, i sostenitori della Resistenza iraniana a Parigi hanno organizzato una bancarella pubblica di libri per convogliare il sostegno internazionale verso la rivolta nazionale in corso. In Germania, gli attivisti di Heidelberg hanno tenuto una manifestazione e una mostra fotografica dedicate ai prigionieri politici e ai manifestanti arrestati durante le proteste del gennaio 2026. Gli organizzatori si sono concentrati in particolare sulla richiesta del popolo iraniano di una repubblica democratica, esortando l’opinione pubblica tedesca a riconoscere le sistematiche violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime clericale.

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3 luglio 2026

L’ondata di proteste si è estesa alla Scandinavia, dove i sostenitori del movimento di opposizione hanno organizzato una manifestazione a Copenaghen. I manifestanti si sono riuniti per condannare fermamente le continue esecuzioni di dissidenti politici e hanno chiesto un intervento internazionale immediato per fermare le condanne a morte. La manifestazione è servita da piattaforma per articolare una chiara alternativa politica, respingendo sia la dittatura teocratica che quella monarchica a favore della sovranità popolare e del governo democratico. Gli attivisti hanno esortato i governi europei ad abbandonare la tradizionale politica di condiscendenza con il regime e ad aumentare la pressione diplomatica su Teheran.

2 luglio 2026

Nel Regno Unito, campagne coordinate per i diritti umani si sono concentrate nei principali centri urbani per denunciare la crescente ondata di repressione in Iran. I membri dell’Associazione Accademici in Esilio si sono uniti ad attivisti a Manchester per allestire un banchetto informativo con libri e una mostra fotografica che hanno documentato le crisi interne del regime. Un’iniziativa parallela si è svolta a Londra, dove gli organizzatori hanno allestito una mostra per commemorare i martiri della rivolta del gennaio 2026. I partecipanti hanno evidenziato il grave rischio corso dai detenuti attualmente in attesa di esecuzione, utilizzando testimonianze personali e pubblicazioni per fare pressione sul governo britannico affinché designi ufficialmente il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) come organizzazione terroristica.

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1° luglio 2026

Le campagne di sensibilizzazione pubblica hanno continuato a espandersi in Francia e Germania. A Parigi gli attivisti hanno allestito un’ampia mostra fotografica che ha documentato il coraggio e i sacrifici dei manifestanti iraniani in prima linea, attirando l’attenzione del pubblico francese. Nel frattempo, a Berlino il sit-in di protesta davanti all’ambasciata del regime iraniano ha raggiunto il suo 120° giorno consecutivo. I manifestanti hanno apertamente denunciato il complesso diplomatico come quartier generale attivo di spionaggio e terrorismo di Stato del regime, scandendo slogan di sfida che proclamavano l’inevitabilità del crollo della dittatura clericale grazie all’impegno delle Unità di Resistenza nazionali.

30 giugno 2026

L’ultimo giorno di giugno è stato caratterizzato da una mobilitazione globale, trainata in gran parte dalla crescente spinta della campagna “I martedì del No alle esecuzioni”. A Parigi, i sostenitori si sono riuniti davanti all’Assemblea Nazionale in concomitanza con il IX Congresso Mondiale contro la Pena di Morte, amplificando di fatto le voci dei condannati a morte di fronte a un pubblico internazionale anche di legislatori. A Berlino, il sit-in anti-regime ha raggiunto il suo 119° giorno di protesta continua davanti ai cancelli dell’ambasciata. A Zurigo, iraniani amanti della libertà hanno organizzato una mostra di libri e fotografie per esprimere la loro solidarietà ai prigionieri in sciopero della fame e chiedere l’immediata liberazione di tutti i detenuti politici. Dall’altra parte dell’Atlantico, la comunità iraniano-americana si è riunita a Irvine, dove ha esposto fotografie in onore delle vittime delle recenti rivolte e ha riaffermato il proprio impegno per una repubblica laica e democratica. Contemporaneamente, una grande manifestazione a Göteborg ha segnato la 126ª e la 127ª settimana consecutiva del movimento “I martedì del No alle esecuzioni”. I manifestanti hanno avvertito che le autorità stanno usando esecuzioni di massa e blocchi di internet a livello nazionale per reprimere il dissenso e hanno chiesto un’azione globale urgente per proteggere i condannati a morte.

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27 giugno 2026

Sulla base della precedente ondata di azioni coordinate, è iniziata un’intensa settimana di proteste. A Göteborg, i manifestanti hanno organizzato una manifestazione chiedendo l’immediata chiusura dell’ambasciata del regime iraniano in Svezia, indicandola come avamposto operativo per il terrorismo e lo spionaggio. I partecipanti hanno affermato che qualsiasi transizione legittima deve essere fondata su principi democratici e non sul ritorno a un passato autoritario. Contemporaneamente, a Parigi sono stati allestiti un banchetto di libri e una mostra fotografica contro le esecuzioni sistematiche di prigionieri politici, criticando con forza la continua politica di condiscendenza occidentale con il regime dei mullah.
Le manifestazioni globali, sincronizzate e incessanti, osservate nell’ultima settimana riflettono una profonda situazione di stallo strutturale all’interno del regime iraniano. Nonostante l’uso intensivo del terrore di Stato, i massicci blackout di internet e la crescente ondata di esecuzioni volte a reprimere le ripercussioni sociali della rivolta del gennaio 2026, la strategia della dittatura clericale si è fondamentalmente rivelata controproducente. Invece di un contenimento totale o di una sottomissione sociale, il ricorso alla violenza da parte del regime non ha fatto altro che galvanizzare la resistenza interna organizzata e unificare la diaspora internazionale. Queste azioni globali prolungate mettono a nudo la fragile realtà che si cela dietro l’immagine di invincibilità proiettata da Teheran, dimostrando che né le impiccagioni di massa né le manovre diplomatiche possono spegnere il crescente slancio verso un’alternativa democratica organizzata.