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Rapporto sulle violazioni dei diritti umani in Iran e confronto di Rouhani con le Nazioni Unite

Secondo il Ministero degli Esteri dei mullah, la designazione di un Rapporteur è un insulto al regime clericale e il suo rapporto è ingiusto

Esecuzioni e repressione sono tratti comuni di tutte le fazioni del regime; necessario il deferimento al Consiglio di Sicurezza dell’ONU

In seguito al recente rapporto del Relatore Speciale (Special Rapporteur) dell’ONU sui diritti umani in Iran, che rivela una piccola parte delle atrocità commesse dalla dittatura religiosa al potere in Iran, la fazione di Rouhani ha messo da parte tutti gli slogan di “moderazione” e “conciliazione” e ha attaccato bruscamente il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU. Un portavoce del Ministero degli Esteri di Rouhani considera “la designazione del Relatore Speciale sui diritti umani un insulto alla grande nazione iraniana” (intendendo, in realtà, la dittatura religiosa al potere) “e rifiuta di riconoscerla”, e aggiunge: “La ragione di tale designazione è stata assolutamente politica e conseguenza di un processo selettivo da parte di alcuni Stati membri del Consiglio per i Diritti Umani. Per questo, il rapporto prodotto descrive la situazione dei diritti umani in Iran con un impulso politico e in una maniera completamente ingiusta”.

È noto che alcuni Stati con le peggiori situazioni dei diritti umani avevano fatto tutto il possibile nel Consiglio per i Diritti Umani per impedire la designazione di un Relatore Speciale per l’Iran, ma le dimensioni delle atrocità del regime dei mullah sono tali che i tentativi loro e del regime stesso risultarono vani.

Il portavoce del Ministero degli Esteri ha volgarmente dichiarato: “Gruppi terroristici e violenti le cui mani sono macchiate di sangue di persone innocenti sono state fonti di questo rapporto; pertanto, il rapporto manca di credibilità e di base legale”. Questo dopo che, non ostanti ripetute richieste dalla comunità internazionale, il regime clericale ha sempre rifiutato ad Ahmed Shaheed e ad altri Relatori Speciali sui diritti umani dell’ONU il permesso di entrare in Iran.

L’ultimo rapporto di Ahmed Shaheed al terzo Comitato dell’Assemblea Generale dell’ONU, pubblicato il 23 ottobre, evidenzia che fra il gennaio 2012 e il giugno 2013 sono stati giustiziati in Iran 724 detenuti. Il rapporto aggiunge che la situazione dei diritti umani in Iran rimane fonte di preoccupazione, senza alcun segno di miglioramento. Esso si riferisce esplicitamente a un’ondata di esecuzioni, alla discriminazione di genere e alla continua violazione dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali degli iraniani anche per leggi ufficiali del regime.

La continuazione e l’aumento delle esecuzioni e delle pene inumane di cui parzialmente si riferisce nel rapporto, così come l’atteggiamento del Ministero degli Esteri della dittatura religiosa al potere in Iran di fronte al Relatore Speciale e al rapporto stesso, dimostrano ancora una volta che repressione, tortura ed esecuzioni sono tratti comuni di tutte le fazioni del regime e un imperativo per la sua sopravvivenza, rendendo necessari il deferimento del rapporto sui crimini del regime al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il processo ai suoi capi e la loro condanna per crimini contro l’umanità. Fino a quando i mullah saranno al potere, la violazione barbarica dei diritti umani in Iran continuerà. I tentativi della propaganda di descrivere moderazione da parte della dittatura religiosa al potere non perseguono altro obiettivo che ingannare la comunità internazionale e giustificare accordi e condiscendenza con questo regime medievale.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran

25 ottobre 2013

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