martedì, Novembre 29, 2022
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L’appello di Maryam Rajavi per la condanna dell’esecuzione arbitraria e collettiva di 16 prigionieri a Zahedan

e per la presentazione del relativo dossier al Consiglio di Sicurezza dell’ONU

Come ammesso dal regime stesso, queste condanne a morte sono state eseguite per scopi politici e rappresentano un caso eclatante di crimine contro l’umanità

Sabato mattina 4 Ottobre, 16 prigionieri politici sono stati impiccati in una esecuzione collettiva nella prigione di Zahedan, su ordine del leader supremo del regime dei mullah Khamenei, per suscitare terrore e spavento nel popolo esausto del Sistan e Baluchistan. I media di stato hanno pubblicato foto dei cadaveri delle vittime crudelmente impiccate alle gru. Come ammesso dal sanguinario capo degli aguzzini Mohammad Marzieh, procuratore generale della rivoluzione a Zahedan, l’impiccagione di questi prigionieri, detenuti da lungo tempo, è stata la vendetta per le molte guardie rivoluzionarie uccise a Saravan. Marzieh infatti ha detto: “Queste persone sono state giustiziate in risposta al martirio delle guardie di frontiera di Saravan. Erano affiliate al gruppo Jaish al-Adl, Ansar ed altri pericolosi gruppi e questa è stata giusto una ritorsione al fatto dell’altra notte”. (Agenzia di stampa Tasnim, legata alla forza Qods – 26 Ottobre) Secondo i media di Stato, la scorsa notte, nell’attacco ad una base delle forze di repressione a Saravan, sono state uccise 17 guardie rivoluzionarie.

Tutto questo è accaduto nonostante, diverse ore dopo le esecuzioni, alcuni funzionari del regime avessero dichiarato di ignorare quale gruppo fosse responsabile dell’attacco. Hedayatollah Mir-Moradzehi, rappresentate di Saravan al parlamento, ha detto all’Agenzia Tasnim della Forza Qods che non è ancora chiaro a “quale gruppo appartenessero gli assalitori. Le informazioni  sono ancora frammentarie e nessun gruppo si è attribuito la responsabilità di questo atto”. Alcune ore dopo ha detto: “Il Governatore di Saravan ha dichiarato che Jaish Al-Adl è responsabile dell’accaduto, ma fino a questo momento questa notizia non è stata confermata”. (Tasnim, 26 Ottobre)

Ali Abdollahi, vice-ministro degli interni per la sicurezza ha affermato: “Nessun gruppo si è ancora assunto la responsabilità di questo incidente e stiamo perciò indagando. Domenica si terrà un incontro al Consiglio del Ministero dell’Interno per esaminare questa questione”. (Agenzia di stampa di Stato ISNA – 4 Ottobre)

Maryam Rajavi, Presidente eletto della Resistenza Iraniana, ha fatto appello alla comunità internazionale perché condanni fermamente l’esecuzione arbitraria e collettiva di questa mattina che gli stessi capi degli organismi politici e giudiziari hanno ammesso esplicitamente essere stata condotta per motivi politici e per vendicarsi del popolo della regione e terrorizzarlo.

Queste esecuzioni rappresentano casi eclatanti di crimini contro l’umanità.

Ha aggiunto che il silenzio e l’immobilismo di fronte all’escalation delle esecuzioni, che hanno superato i 270 casi dall’elezione del nuovo presidente dei mullah, aiuta questo regime medievale a continuare ed intensificare i suoi crimini contro l’umanità. Ha sollecitato la presentazione del relativo dossier al Consiglio di Sicurezza dell’ONU e il processo ai leaders del regime per crimini contro l’umanità.

Maryam Rajavi ha esortato tutto il popolo iraniano, ed in particolare la popolazione e i giovani del Sistan e Baluchistan, ad esprimere la loro solidarietà e vicinanza alle famiglie dei giustiziati.

Il recente rapporto dell’Inviato delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran, pubblicato il 23 Ottobre, ha evidenziato che 724 prigionieri sono stati giustiziati in Iran dal Gennaio 2012 al Giugno 2013, aggiungendo che la situazione dei diritti umani in Iran rimane fonte di preoccupazione senza alcun segno di miglioramento. Dopo la pubblicazione di questo rapporto, la banda di Rouhani ha messo da parte i suoi slogan moderati e concilianti ed ha attaccato il Consiglio sui Diritti Umani delle Nazioni Unite per bocca del portavoce del Ministero degli Esteri dicendo: “La nomina di un Inviato Speciale sui diritti umani è un insulto alla grande nazione dell’Iran (intendendo il fascismo religioso al potere in Iran) e noi non lo riconosciamo”.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

26 Ottobre 2013

 

 

 

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