mercoledì, Dicembre 7, 2022
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Iran: Padre torturato muore prima di soddisfare il suo ultimo desiderio di vedere il figlio

Un padre iraniano è morto dopo aver resistito a più di due settimane di torture nelle mani dei sostenitori del regime.
Amir Mousaei, 38 anni, è stato arrestato dalle guardie rivoluzionarie nella casa del padre a Genaveh a metà gennaio dopo essere stato seguito per mesi da agenti dell’intelligence. È stato prima imprigionato nella prigione di Genaveh, dove è stato torturato per due giorni per poi essere trasferito a Borazjan.

Nonostante le richieste e le proposte di pagare una cauzione fatte dalla famiglia per ottenere il suo rilascio, è stato ancora picchiato con bastoni e barre di ferro per altri 12 giorni prima di essere messo in isolamento. Solo dopo essere stato portato all’ospedale di Borazjan con lesioni multiple, i suoi cari hanno avuto il permesso di fargli visita.

Nei brevi periodi in cui era cosciente e soffrendo per i massicci lividi, le infezioni ed i danni all’intestino, ha raccontato loro come è stato picchiato e torturato per 15 giorni.

Il suo ultimo desiderio è stato quello di vedere il figlio di tre anni, ma il signor Mousaei è tragicamente morto prima che padre e figlio potessero riunirsi.

Gli abitanti di Genaveh si sono raccolti presso la casa del padre per condannare Khamenei ed il regime clericale per la morte brutale di Amir.

Questo è il quarto caso di uccisione di prigionieri sotto tortura emerso negli ultimi mesi.

Il blogger Sattar Beheshti, da Robat Karim vicino Tehran, lo studente universitario di Tehran Keramatollah Zareian e Jalil Savidi, idraulico di Ahwaz, sono tutti conosciuti per essere stati uccisi sotto tortura.

Le uccisioni sono tutte avvenute nel totale silenzio e nell’ inattività della comunità internazionale.

Un dossier sulle sistematiche e severe violazioni dei diritti umani da parte del regime iraniano andrebbe riferito al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ed il leader di tale regime dovrebbe essere perseguito per crimini contro l’umanità, al fine di ottenere la fine del ciclo di repressione in Iran.

 

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