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1000 donne, baluardo della Resistenza Iraniana, sono state colpite al campo Liberty

Comunicato

Noi più volte avevano lanciato il monito sull’inadeguatezza del campo Liberty e sui pericoli che correvano i residenti, ma siamo rimasti inascoltati dall’ONU.

Il campo Liberty, dove vivono 3100 membri della Resistenza Iraniana, tra cui 1000 donne baluardo della Resistenza Iraniana,  che da 33 anni si battono contro il regime dittatoriale iraniano, è stato colpito la mattina del 9 febbraio; ci sono stati  6 morti e centinaia di feriti.

Tra i caduti c’è  la signora Puoran Najafi, madre di una figlia,  e in passato detenuta politica nelle carceri  khomeiniste. Tra i feriti c’è la signora Masumeh Malekmohammadi, colpita alle gambe e alle braccia. Malekmohammadi ha passato molti anni nel terribile carcere di Evin in Iran sotto le più atroci torture. Oggi affianca a pari livello la prima responsabile dei Mojahedin del popolo.

In questi anni migliaia di donne della Resistenza Iraniana sono state uccise dal regime misogino nelle carceri o in altri luoghi di tortura. La Resistenza  ha l’appoggio di milioni donne iraniane. Queste 1000 donne della Resistenza da trentatré anni si battono senza risparmiarsi contro la dittatura iraniana e perciò suscitano ammirazione in ogni parte del mondo.  Personalità politiche e  difensori dei diritti umani sono affascinati dalla volontà di queste donne, mentre il regime dei mullà le teme e in loro vede il pericolo di un imminente  rovesciamento del regime. Ecco perché ha sferrato l’attacco missilistico al campo Liberty.
Da più di un anno i dissidenti iraniani membri dell’opposizione principale al regime i Mojahedin del popolo sono stati trasferiti  dal governo iracheno, in seguito all’insistenza del rappresentante del Segretario generale dell’ONU in Iraq Martin Kobler e degli Stati Uniti, dal campo Ashraf, dove da decenni avevano il loro insediamento, al campo Liberty.  Liberty, con una superficie di circa 0.5 kmq, è 80 volte più piccolo rispetto ad Ashraf ed è privo di ogni infrastruttura o rifugio e i residenti sono stati sistemati in bungalow come  sardine. 
Noi più volte avevano lanciato il monito sull’inadeguatezza del campo Liberty e sui pericoli che correvano i residenti, ma siamo rimasti inascoltati dall’ONU.
Il disastroso campo Liberty è peggiore di un carcere. I residenti non possono neanche ricevere la visita dei loro famigliari o dei loro difensori. Le lungaggini e gli ostacoli  riscontrati nel trasferimento di questi  innocenti rifugiati nei paesi terzi  rendono indispensabile ed improrogabile il loro ritorno al campo Ashraf, dove in situazione di maggiore sicurezza possono sostare in attesa del trasferimento. Il governo statunitense e le Nazioni Unite devono esplicitamente rispondere alle loro responsabilità. Noi richiamiamo l’attenzione del nuovo Segretario di Stato Joan Kery a intraprendere le più urgenti iniziative per il trasferimento dei residenti in un luogo più sicuro.  

Roma, 11 Febbraio 2013

On. Elisabetta Zamparytti
On. Barbara Saltamartini
On. Angela Napoli
On. Cristiana Muscardini
On. Erminia Mazzoni
On. Debora Serracchiani
Avv. Giorgia Barchiesi
Avv. Enrica Girdano
Avv. Miriam Kahsai

 

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