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PHILLIPS: Trasferimento da Campo Ashraf a Camp Liberty

Un’ex base americana in Iraq potrebbe accogliere la resistenza iraniana fino al definitivo trasferimento
del Gen. di Brig. David Phillips
The Washington Times
Martedi, 3 Gennaio 2012 
 
Illustrazione di Campo Ashraf

L’Iran sta seriamente minacciando di bloccare lo Stretto di Hormuz o è semplicemente una dimostrazione di forza?  Qualunque siano i motivi, l’immobilità non è un’opzione praticabile – non più. Impaurito dell’impatto delle crescenti sanzioni degli Stati Uniti, il primo vice presidente iraniano Mohammad Reza Rahimi ha dichiarato all’agenzia giornalistica ufficiale IRNA il 27 Dicembre: “Se imporranno sanzioni sulle esportazioni di petrolio iraniano, allora neanche una goccia di petrolio potrà passare dallo Stretto di Hormuz.” Ciò potrebbe significare il disastro per l’intera regione poiché il prezzo del petrolio salito alle stelle devasterebbe l’economia globale.

In ogni piano di contingenza, è assolutamente necessario stabilire chi sono i nostri alleati e chi i nostri nemici. La mia esperienza sul campo mi dice che il meglio organizzato e formidabile oppositore di Tehran, un gruppo noto come Mujahedin-e-Khalq, potrebbe essere molto utile. Eppure il nostro atteggiamento verso questo gruppo è stato quantomeno sconsiderato.

Durante la mia prima visita in Iraq nel 2003, seppi per la prima volta dell’esistenza di un gruppo di iraniani in cerca della democrazia per l’Iran. Cercai questo gruppo e notai con interesse che le donne vi avevano un ruolo essenziale e detenevano la maggioranza delle alte cariche nella leadership. Dispiegai la mia brigata di polizia militare durante il Natale del 2003 ed ebbi la responsabilità di molte missioni: la ricostituzione della polizia irachena e la protezione proprio di quel gruppo di iraniani di cui avevo letto, un gruppo che il Dipartimento di Stato aveva iscritto nella sua lista come organizzazione terroristica estera.

Io ero là quando stabilirono a Campo Ashraf in Iraq la loro casa; quando tutti i 3400 membri dei Mujahedin-e-Khalq, maschi e femmine, furono biometricamente identificati, approfonditamente investigati e personamente intervistati da una Task Force dell’Interagenzia congiunta ed un consiglio di ufficiali che giudicavano ogni caso. Abbiamo trovato terroristi, criminali, indesiderabili tra le diverse migliaia di uomini e donne che vivono a Campo Ashraf? No. Non uno fu scoperto ad avere legami con qualsivoglia atto criminale.

A seguito della conclusione dell’indagine nel passato dei residenti di Campo Ashraf, mi fu dato incarico di informare la leadership dei Mujahedin-e-Khalq che essi erano ora classificati come persone protette sotto l’egida della Quarta Convenzione di Ginevra e la mia unità fu incaricata della loro sicurezza ed incolumità –  una missione che, ancora oggi, prendo molto seriamente e della quale mi sento ancora moralmente responsabile.

Dovetti davvero fare un passo indietro e chiedermi perché erano stati identificati come terroristi. Cosa avevano fatto? I miei soldati si ponevano continuamente la stessa domanda. Ho tentato in tutti i modi di trovare qualche prova credibile, un’accusa fondata, qualche atto criminale manifesto od occultato, qualunque motivo sul perché questo gruppo fosse stato riconosciuto come un’organizzazione terroristica estera. Io non ci sono riuscito e non ci è riuscito il mio staff. Questo gruppo ha sposato l’ideale di democrazia, libertà e soprattutto uguali diritti per le donne. E questa non era solo propaganda o retorica. Ne sono stato testimone in prima persona, avendo passato un considerevole lasso di tempo vivendo e lavorando a Campo Ashraf dal 2003 fino all’inizio del 2005 e poi di nuovo nel 2007 e nel 2008.

Ho condotto altri alti capi delle forze di coalizione a Campo Ashraf allo scopo di sollevare questa questione. Ognuno di loro è rimasto sconcertato da ciò che ha scoperto. Non hanno trovato un campo di terroristi ma, al contrario, una piccola città auto-sufficiente.

Dopo aver consegnato la responsabilità della sicurezza di Campo Ashraf al governo iracheno per i residenti sono iniziate le sofferenze. Il governo del Primo Ministro Nouri al-Maliki, per conto dell’Iran, ha attaccato violentemente il campo due volte nel 2009 e nel 2011, uccidendo 47 residenti inermi e ferendone più di 1000.

Pressato dall’Iran, il governo iracheno aveva promesso di chiudere Campo Ashraf per la fine dell’anno e di disperdere i residenti in altri campi in Iraq. Ciò equivaleva al loro immediato e programmato massacro. Data l’incombenza dell’ultimatum la scorsa settimana, sotto una massiccia pressione internazionale, Mr. Maliki alla fine ha ceduto. Ha annunciato pubblicamente il prolungamento dell’ultimatum di sei mesi, sebbene le sue forze militari ancora tengono i residenti sotto tiro.

Maryam Rajavi, il carismatico leader della Resistenza Iraniana, si è impegnata senza sosta per una pacifica soluzione alla crisi di Campo Ashraf. Io personalmente ho assistito ai suoi sforzi determinati a salvare le vite dei residenti, uno dei quali è la sua stessa figlia. Il suo attivo intervento ha persuaso i residenti sull’accordo di principio di trasferirsi a Camp Liberty, un’ex base militare americana vicino l’Aeroporto Internazionale di Bahgdad. Rimarrebbero lì fino a che l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati non sarà in grado di risistemarli fuori dall’Iraq.

Avendo ricevuto rassicurazioni dal Rappresentante Speciale per l’Iraq del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Martin Kobler, e dal Segretario di Stato Hillary Rodham Clinton, Mrs. Rajavi ha annunciato il 28 Dicembre che, come gesto di buona volontà, 400 residenti erano pronti ad andare a Camp Liberty con i loro beni mobili e i loro veicoli alla prima occasione. Il trasferimento è un test sull’atteggiamento del governo iracheno verso gli impegni presi con le Nazioni Unite e gli Stati Uniti.

La minaccia è ancora molto reale. Campo Ashraf è stata oggetto di attacchi missilistici nei giorni scorsi da parte delle forze ritenute affiliate al regime iraniano. Le Nazioni Unite hanno parlato degli attacchi alle autorità irachene, le quali hanno confermato che questi attacchi hanno davvero avuto luogo.

Per impedire un altro attacco da parte della soldataglia irachena o di terroristi contro gli inermi residenti di Campo Ashraf, sono necessarie minime garanzie di sicurezza e protezione.

Primo, essi devono potersi trasferire a Camp Liberty con i loro veicoli e beni mobili, i falsi e infondati mandati di arresto contro i residenti devono essere annullati e i due antagonisti devono essere separati impedendo la presenza della polizia irachena all’interno delle zone residenziali di Camp Liberty, specialmente per le donne e le ragazze.

http://www.washingtontimes.com/news/2012/jan/3/move-camp-ashraf-to-camp-liberty/

 

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