venerdì, Gennaio 27, 2023
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Patrick Kennedy: “Gli Stati Uniti devono spingere per la democrazia in Iran”

“La politica degli Stati Uniti sull’Iran deve spingere per la democrazia insieme al trattato sul nucleare”, ha detto l’ex-parlamentare statunitense Patrick Kennedy.

“Amnesty International e altre organizzazioni per i diritti umani si sono accorti con orrore che da quando il presidente ‘moderato’ Hassan Rouhani ha assunto la sua carica, quasi 1500 persone sono state impiccate in Iran, tra cui dissidenti, minorenni e donne”, ha scritto Patrick Kennedy lunedì sul Chicago Tribune.

Quello che segue è il testo del suo articolo apparso sul Chicago Tribune del 21 Settembre:

Dopo l’accordo, gli U.S.A. devono spingere per la democrazia in Iran

Chicago Tribune

Patrick Kennedy

Mio zio, il Presidente John F. Kennedy, riuscì a negoziare un accordo sul nucleare con un avversario ostile (Il Trattato sulla parziale messa al bando dei test nucleari, siglato con l’Unione Sovietica nell’Agosto 1963), mentre sosteneva, sia a parole che con i fatti, con decine di miliardi di dollari di finanziamento, la causa della democrazia nei paesi del blocco orientale. Negli anni ’80 il Presidente Ronald Reagan ebbe lo stesso approccio con l’URSS segnando Il Trattato INF (Trattato sulle Forze Nucleari a Medio Raggio), mentre raddoppiava l’impegno degli Stati Uniti nei confronti della democrazia dietro la Cortina di Ferro. Questa strategia tenne fede ai più profondi valori e ai più vitali interessi dell’America. Purtroppo, oggi il nostro governo non ha seguito lo stesso corso riguardo all’Iran.

Mentre i miei ex-colleghi al Congresso hanno dato ora al Presidente Barack Obama i voti di cui ha bisogno per l’accordo sul nucleare, ciò che è ugualmente preoccupante è la quasi totale abdicazione all’autorità morale dell’America a promuovere la democrazia e i diritti umani in Iran, sui quali siamo stati sotto attacco persino durante i colloqui sul nucleare, quando avevamo la massima influenza.

Non c’è dubbio: l’Iran è un avversario ostile. Secondo il nostro Dipartimento di Stato, quel regime è ancora lo stato n°1 sponsor del terrorismo. Tehran continua a finanziare ed armare le organizzazioni terroristiche, come Hezbollah. Fornisce supporto strategico e tattico al dittatore siriano Bashar Assad. Finanzia, addestra e potenzia le milizie sciite in Iraq e sta combattendo una guerra contro le forze filo-americane nello Yemen.

Non dimentichiamo che l’accordo sul nucleare era stato concepito per contenere un Iran ostile, non per farselo amico. Perciò l’accordo non dovrebbe rappresentare moralmente e finanziariamente un assegno in bianco per l’Iran. L’America deve usare la sua autorità morale e il suo controllo e allentare i cordoni della borsa non solo per cercare di cambiare il comportamento del regime, ma per spingere verso la democrazia e i diritti umani.

Perché nessuno lo dimentichi, l’Iran sta giustiziando i prigionieri politici a centinaia. Amnesty International ed altre organizzazioni per i diritti umani si sono accorte con orrore che da quando il presidente “moderato” Hassan Rouhani ha assunto la carica, circa 1500 persone sono state impiccate in Iran, tra cui dissidenti, minorenni e donne. Sì, questo regime è il primo per il numero di esecuzioni pro-capite dei suoi cittadini. Le carceri sono piene di giornalisti e di attivisti sui social media, di membri delle minoranze etniche e religiose, di studenti e di avvocati.

Visto che gli Stati Uniti sono pronti a concedere altri miliardi di dollari in alleggerimento delle sanzioni nell’ambito dell’accordo, arricchendo i forzieri del regime e garantendo la sopravvivenza di una teocrazia repressiva, noi non dobbiamo abbandonare la causa della democrazia in Iran. Preoccupato di ostacolare i suoi sforzi per “coinvolgere” Tehran, l’amministrazione Obama ha assunto una linea soft sulla democrazia in Iran, che si riflette sia nel livello dei suoi finanziamenti che della sua retorica. Questa amministrazione non ha fatto nulla per riconoscere e sostenere i gruppi organizzati dell’opposizione pro-democratica come il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana.

Gli Stati Uniti possono cominciare dando il via ad un’azione immediata per proteggere le migliaia di dissidenti iraniani che languono come bersagli facili in un campo iracheno che noi avevamo giurato di proteggere, ma che non abbiamo protetto, per paura di alienarci il favore del regime al tavolo dei negoziati. Ad accordo concluso si potrebbe pensare che l’amministrazione Obama ora abbia l’influenza per salvare queste anime che hanno dato tutto per un Iran laico, democratico e non-nuclearizzato. Dopo anni di imboscate e massacri per mano delle forze filo-iraniane, questi uomini e donne coraggiose devono essere protetti da altri attacchi contro il campo chiamato paradossalmente Camp Liberty. Noi dobbiamo far capire bene al primo ministro iracheno Haider al-Abadi che lui è responsabile della protezione di questi dissidenti iraniani e che queste persone devono essere portate in salvo in paesi terzi.

L’accordo è fatto, ma gli interessi e i valori dell’America restano. Noi dobbiamo usare ora l’imminente passaggio dell’accordo sul nucleare per rinnovare il vero impegno dell’America  verso l’ideale della democrazia e dei diritti umani in Iran e restare al fianco dei popolo iraniano e non dei suoi oppressori.

Patrick Kennedy ex-parlamentare democratico statunitense, in rappresentanza del 1° Distretto del Rhode Island al Congresso

 

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