In una lettera inviata il 15 gennaio a Ban Ki -moon,il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Struan Stevenson, presidente della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con l’Iraq, si è espresso per impedire il ripetersi di un disastro a Camp Liberty, dove 3.000 dissidenti iraniani che vivono in Iraq.
Ecco alcuni estratti della lettera:
“Voglio sottolineare che tutti gli abitanti di Camp Liberty sono considerati dalle Nazioni Unite come rifugiati. Pertanto, essi devono essere protetti dalle Nazioni Unite. Negli ultimi cinque anni, durante i numerosi attacchi da parte delle forze irachene, su richiesta del regime iraniano, 132 di loro sono stati uccisi e quasi 1.400 feriti. Si tratta di un crimine.”
E’ giunto il momento che le Nazioni Unite e il Consiglio di sicurezza si assumano le proprie responsabilità. Tutti i segni indicano che l’attentato del 26 dicembre è il primo di una nuova serie del governo iracheno e il regime iraniano – godendo della situazione caotica in Iraq – e il loro obiettivo è sterminare gli abitanti di Camp Liberty. Chiedo un intervento urgente da parte vostra e mi auguro che prestiate maggiore attenzione alle legittime richieste dei residenti di Camp Liberty :
Il rilascio di sette ostaggi rapiti il 1 settembre 2013 a Camp Ashraf
L’attuazione di misure urgenti di sicurezza per Liberty (il ritorno di tutela muro di cemento, la costruzione di rifugi in cemento, trasferimento di caschi e giubbotti di protezione e attrezzature mediche da Camp Ashraf a camp Liberty, l’installazione di doppi tetti delle container, la costruzione di nuovi edifici e l’ampliamento della zona del campo )
L’installazione a Camp Liberty di un gruppo permanente di osservatori dell’ONU assistito da forze di pace
Un’indagine delle Nazioni Unite sul massacro del 1° settembre 2013 e di altri attacchi contro i campi Ashraf e Liberty
La vendita dei beni degli abitanti dal senatore. Robert Torricelli è il loro rappresentante legale.
Pertanto, vi chiedo di intervenire personalmente per costringere il governo iracheno a non ostacolare il processo di reinsediamento dei residenti di Camp Liberty nei paesi terzi e di non ritardare questi passi estremamente importanti.
