
Rivolte in Iran – No. 52
Le forze repressive di Golpayegan hanno arrestato tre fratelli, Mohammad, Fazlollah e Hadi Nikbakht, e li hanno trasferiti in una località ignota. E almeno altri sei giovani sono stati arrestati dalle forze di sicurezza a Golpayegan.
Nel frattempo, decine di persone arrestate negli ultimi giorni ad Asadabad e a Tuyserkan, sono state trasferite nel carcere centrale di Hamedan. La magistratura del regime li ha accusati di “moharebeh” (dichiarare guerra a Dio) e di “corruzione sulla terra”.
In un altro episodio, domenica 21 Gennaio, le forze repressive hanno attaccato i manifestanti di Teheran arrestandone uno. Questi stavano protestando contro il furto delle loro proprietà da parte degli organi governativi di Teheran al grido di “Niente da mangiare sulla tavola. Basta ingiustizia!”. Un comandante della polizia, di nome Colonnello Pashaki, ha investito con la sua auto una donna coraggiosa che stava aiutando la persona arrestata. Pashaki è fuggito quando si è trovato di fronte i manifestanti infuriati.
Arresti massicci e diffusi vengono compiuti in Iran mentre i prigionieri vengono uccisi sotto tortura uno dopo l’altro. Gli esponenti del regime annunciano, in maniera vergognosa, questi atti criminali come suicidi, overdose di droga o crisi di astinenza. Gli arresti arbitrari e gli omicidi di massa dei detenuti sotto tortura, rappresentano senza alcun dubbio un crimine contro l’umanità e richiedono il coinvolgimento della comunità internazionale.
Per cui la Resistenza Iraniana chiede al Segretario Generale dell’ONU, al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, agli stati membri dell’ONU, all’Alto Commissario per i Diritti Umani e agli altri organi internazionali competenti, di intervenire immediatamente per garantire il rilascio delle persone arrestate durante le proteste e per fare chiarezza sulla sorte delle persone scomparse.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
