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On. Pagano: Intervento “Conferenza internazionale a Parigi sulla libertà in Iran”

Parigi, 22 giugno 2013

Presidente Rajavi, Gentili convenuti,

meravigliosi amici e amiche iraniani, grazie per l’invito di oggi grazie per averci voluto fratelli della vostra sofferenza. Porgo oggi i saluti del Parlamento italiano e delle migliaia di Sindaci italiani che sono solidali con il grande popolo iraniano sottoposto alla privazione della libertà per colpa di un regime tirannico.

Mi presento sono Alessandro Pagano e desidero come presidente del Comitato Italiano di Parlamentari e Cittadini “Iran Libero”, cominciare il mio intervento con questa frase: ” Le violenze e i massacri cui sono sottoposti i residenti di Camp Liberty devono cessare”.

Il fatto che l’attacco sia stato sferrato il giorno dopo le elezioni presidenziali in Iran non può essere frutto del caso. Secondo le stime diffuse dal regime il 72% degli aventi diritto si è recato alle urne. Ma se queste cifre fossero attendibili, la recente tornata elettorale sarebbe stata un autentico trionfo per Khamenei. Se fosse stato vero questo risultato, ci domandiamo allora il perché l’attacco contro Camp Liberty sia stato ordinato seguendo quella particolare tempistica.

La risposta non può che essere la seguente: le elezioni non sono state affatto una vittoria per l’Ayatollah, quanto piuttosto la conferma e il consolidarsi di una crisi che, in maniera codarda e disperata, ha tentato di nascondere attraverso l’attacco contro Camp Liberty. E’ dunque evidente come il regime tema fortemente il movimento di resistenza, impegnato nel preparare il terreno per la futura liberazione dell’Iran.

Sebbene non vi siano dubbi sui reali “mandanti” di questo vile attacco, tuttavia non possiamo esimerci dal rilevare come sia l’Onu che gli Stati Uniti poco o nulla hanno fatto per evitare queste stragi.

Le lettere con cui il nostro Comitato aveva avvertito le competenti autorità delle Nazioni Unite e degli Usa del concreto rischio di attacchi contro Camp Liberty sono state  del tutto sottovalutate. All’indomani del terribile attacco missilistico del 9 febbraio il governo iracheno affermò pubblicamente di non essere in grado di prevedere futuri attacchi, sottintendendo a nostro avviso di non potere o volere contrastarli.

In quella stessa circostanza, l’ambasciata statunitense ebbe una condotta assolutamente negativa, limitandosi ad avvertire sul proprio sito che simili attacchi sarebbero potuti essere sferrati in qualsiasi momento.

Le complicità emerse tra i governi iraniano e iracheno, finalizzate al comune obiettivo di reprimere la resistenza iraniana e dunque l’ultimo presidio di democrazia e libertà rimasto nell’area, non avrebbero sortito effetto se inoffensive se Onu e Usa non avessero tenuto una condotta omissiva. Purtroppo così non è stato. Anzi, l’atteggiamento passivo delle Nazioni Unite e degli Stati Uniti si è tradotto in una forma di tacita complicità con gli aggressori!

Tutto questo deve oggi cambiare. Quanto altro sangue deve essere ancora versato prima che ci si renda conto che le autorità iraniane d’accordo con quelle irachene stanno commettendo, sotto gli occhi dei rappresentanti della comunità internazionale, veri e propri crimini contro l’umanità?

L’incontro che ci vede oggi riuniti a Parigi deve essere il luogo da cui lanciare con forza il nostro appello alle Nazioni Unite, agli Stati Uniti, all’Unione Europea VERGOGNATEVI. Dovete fare quanto è in vostro potere per risolvere la grave “crisi” a cominciare dal trasferimento degli esuli – che, ricordiamo, godono dello status di rifugiati – da Camp Liberty nel più sicuro Camp Ashraf. Tengo a sottolineare che l’Italia in continuità con le iniziative di accoglienza umanitarie iniziate con il Governo Berlusconi e il Ministro Frattini e poi proseguite con il Ministro Terzi ora anche il Ministro Emma Bonino del nuovo Governo Letta ha fermamente protestato per il trattamento non protettivo verso i rifugiati politi iraniani.

E’ nostro preciso dovere contribuire a fermare questa barbarie dando pieno sostegno alla “missione” di Maryam Rajavi per un Iran libero e l’Italia è pronta a difendere la democrazia, la libertà, i diritti civili di ogni uomo e di ogni donna iraniana.

W l’Iran libero. W la Resistenza Iraniana. W Madame Rajavi.

Che Dio benedica il vostro Paese.

On. Pagano presidente del Comitato italiano di Parlamentari e cittadini per un Iran libero

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