venerdì, Dicembre 2, 2022
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Iran, ecco perché le elezioni sono state una farsa

Francesco De Palo

Il più grande raduno mondiale di iraniani in esilio, seicento dignitari politici tra cui Zapatero, Giuliani, Betancourt, oltre a legislatori e giuristi che rappresentano un ampio spettro di tendenze politiche provenienti da 47 paesi in tutto il mondo.

Due giorni fa nei pressi di Parigi si è levata una voce contro le elezioni di Teheran: “Elezioni una farsa di regime, il nuovo presidente illegittimo, l’unica opzione è quella di rovesciare il regime e il movimento del supporto Maryam Rajavi”.

Dal meeting è emersa la consapevolezza che il nuovo presidente del regime è un funzionario “della macchina del regime di guerra e della repressione”, ma allo stesso tempo adesso occorre “attenzione verso gli Stati Uniti e l’Onu per la sicurezza dell’opposizione iraniana”.

Il raduno ha condannato con la massima fermezza il terzo attacco missilistico contro profughi inermi residenti in un carcere dell’entroterra. Un attacco che ha causato due morti e settanta feriti, ma l’assalto sarebbe stato effettuato dal terrorista Qods e con il sostegno del primo ministro iracheno Nouri al-Maliki.

I relatori hanno invitato il governo degli Stati Uniti, le Nazioni Unite, l’Unione europea e il Parlamento europeo a garantire i diritti dei residenti indifesi di Ashraf e Liberty, e, in particolare, garantire la loro sicurezza. Hanno sottolineato che l’unico modo per evitare il ripetersi di questa tragedia è di tornare temporaneamente ad Ashraf dove potrebbero essere gradualmente reinsediati in paesi terzi.

Resistenza

Ma il nodo è anche un altro: l’unico modo per liberare il Paese dal regime che ha minacciato la pace e la sicurezza in tutto il mondo, soprattutto in Medio Oriente, è un cambiamento netto per mano del popolo iraniano e del loro movimento di resistenza organizzata. Per questo hanno inneggiato all’apporto della signora Maryam Rajavi, Presidente eletta della Resistenza Iraniana, per i suoi dieci punti programmatici per l’instaurazione della democrazia e della libertà in Iran.

Così dal meeting si è levata la richiesta che il movimento venga ufficialmente riconosciuto. Un attacco è partito all’azione del Segretario generale delle Nazioni Unite Rappresentante Speciale in Iraq, Martin Kobler, che secondo il Meeting parigino avrebbe avallato le azioni intraprese contro i profughi.

L’editto di Rajavi

Maryam Rajavi, Presidente eletto del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), è stato il relatore principale. E ha descritto le urne iraniane come una chiara testimonianza della fase finale del regime, prima di essere rovesciato e ha osservato: “Anche se Khamenei ha eliminato Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, che è stato determinante nel portarlo al potere, tra avallare Hassan Rowhani e le rivolte popolari ha scelto la prima.

Diverse ore prima di annunciare il risultato delle elezioni, Khamenei ha cercato di nascondere la sua sconfitta, attaccando Liberty e uccidendone i combattenti nel tentativo di mettere in guardia il popolo iraniano”. Accuse precise a cui ha fatto seguito la considerazione che “il nuovo presidente del regime iraniano è un funzionario della macchina del regime di guerra e repressione”.

Da qui l’invito della signora Rajavi al nuovo presidente dei mullah di acconsentire alle richieste immediate del popolo iraniano. Il riferimento è alla libertà di espressione e dei diritti umani,al rilascio dei prigionieri politici e al riconoscimento della libertà di partiti politici. Ma anche alla condanna per le aggressioni in Siria e in Iraq perché “se non si fermerà il programma di armi nucleari, non cambierà nulla in Iran”.

Chi c’era: da Rudy Giuliani a Ingrid Betancourt

Al raduno francese sono intervenuti alte personalità politiche e istituzionali provenienti da tutto il mondo tra cui: Rudy Giuliani, ex sindaco di New York; il generale James Jones, ex Consigliere della Sicurezza Nazionale del presidente Obama; una delegazione del Congresso degli Stati Uniti, Louis Freeh, ex direttore dell’FBI, Patrick Kennedy, ex membro della Camera dei Rappresentanti, James Conway, comandante del 34 ° Corpo dei Marines; Porter Goss, ex direttore della CIA; il Vicepresidente del Parlamento europeo Alejo Vidal-Quadras; Aude de Thuin, Fondatore e Presidente del Forum delle donne per l’Economia e società; David Amess, membro del Parlamento britannico; Horst Teltschik, membro dell’International Advisory Board del Council on Foreign Relations; Giulio Maria Terzi, ex Ministro degli Affari Esteri italiano, José Luis Rodríguez Zapatero, ex primo ministro della Spagna; Ingrid Betancourt, ex candidata alla presidenza della Colombia; Russ Hiebert, Membro del Parlamento canadese; il senatore ceco Yroumir Eschtetina, Membro del Comitato per gli affari africani; Sid Ahmed Ghozali, ex Primo Ministro d’Algeria; Najat Bubakr, Membro della Palestina Parlamento.

 

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