mercoledì, Novembre 30, 2022
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Nikki Haley: “Il regime iraniano continua a provocare il caos in tutto il mondo”

Gli Stati Uniti attualmente stanno cercando di controllare proprio la minaccia rappresentata dal regime iraniano e diversi esponenti della Casa Bianca stanno denunciando il regime per il suo sostegno al terrorismo e alla destabilizzazione del Medio Oriente.

L’ambasciatore degli Stati Uniti all’ONU, Nikki Haley ha detto: “(L’Iran è) il paese che più di tutti sta provocando il caos. Che sia in Siria, o che sia in Iraq, da qualunque luogo si guardi all’Iran si può vedere la sua influenza maligna e il fatto di essere uno stato sponsor del terrorismo è qualcosa che non vogliamo premiare”.

Mentre il Segretario di Stato Rex Tillerson ha detto: “L’Iran è primo stato al mondo sponsor del terrorismo, è responsabile dell’inasprimento di molti conflitti e di minacciare gli interessi degli Stati Uniti in paesi come la Siria, lo Yemen, l’Iraq e il Libano, e continua ad appoggiare gli attacchi contro Israele… Un Iran senza controllo, ha la potenzialità di percorrere lo stesso cammino della Corea del Nord e di portarsi dietro il mondo… Gli atti provocatori dell’Iran minacciano gli Stati Uniti, la regione e il mondo… L’Iran continua ad avere la peggiore situazione dei diritti umani del mondo”.

Ma le parole forti da sole non faranno neanche battere ciglio ai mullah. E allora come possiamo risolvere il problema Iran?

Shahriar Kia, un attivista per i diritti umani e analista politico affiliato alla Resistenza Iraniana, ha scritto un editoriale per American Thinker nel quale traccia l’unica via possibile per gli Stati Uniti per raggiungere un cambiamento in Iran: appoggiare le forze di Resistenza.

Kia scrive che è inutile assecondare il regime e giocare al “poliziotto buono/poliziotto cattivo”, con un regime che finge di avere dei moderati al suo interno che, se compiaciuti, faranno in modo che il regime sia più moderato.

E continua dicendo: “Gli eventi occorsi in Iran negli ultimi quattro decenni, dimostrano chiaramente che non ci sono ‘moderati’ da scoprire all’interno di questo regime e fino a che l’establishment dei mullah non perderà il potere, non assisteremo a nessun cambiamento dall’interno. È proprio per questo che per 40 anni, durante i mandati degli ‘integralisti’ come Mahmoud Ahmadinejad, o dei cosiddetti moderati come l’ex-presidente Mohammad Khatami e l’attuale Presidente Hassan Rouhani, la politica ufficiale iraniana ha continuato a concentrarsi sull’esportazione della crisi e del terrorismo all’estero, sulla repressione del dissenso interno e sui continui tentativi di ottenere armi nucleari”.

Al regime piace fingere che non ci sia alcuna opposizione al suo potere, ma questa è una bugia. Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), è un gruppo di opposizione e una coalizione democratica che gode di un vasto appoggio sia in Iran che nel resto del mondo, mentre il regime subisce proteste constanti contro il suo potere brutale ed è ormai impopolare tra molti governi di tutto il mondo.

Se il regime crede davvero che il CNRI e il suo gruppo principale, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK), non siano un’opposizione credibile, allora perché non li lascia candidare? Perché non gli lascia tenere manifestazioni? Perché arresta, tortura e uccide i loro sostenitori?

Scrive Kia: “Nonostante la furia omicida del regime iraniano che ha massacato più di 30.000 membri e sostenitori del PMOI/MEK nell’estate del 1988, questa organizzazione rimane il più potente movimento di opposizione iraniano, con reti nelle città di tutto l’Iran. Alti esponenti del regime iraniano hanno ammesso molte volte come la rete del PMOI/MEK abbia organizzato le enormi manifestazioni del 2009 senza lasciare traccia. E tuttora i funzionari iraniani sono terrorizzati che si ripetano di nuovo, come nel 2009, alle prossime elezioni presidenziali del 19 Maggio”.

La leader della Resistenza Maryam Rajavi ha presentato un piano in 10 punti per un Iran democratico, laico e non-nuclearizzato, che si concentra sui diritti umani universali, sulla parità tra i sessi, sulla libertà di religione, sulla fine della pena di morte, sul divieto di tortura e sul rispetto di tutti i trattati internazionali.

“Se i leaders occidentali non accetteranno la Resistenza come la chiave per riportare la democrazia in Iran, allora”, avverte Kia, “il passato non farà altro che ripetersi”.

 

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