23 Giugno 2012 – FoxNews.com – Perché sono dovuta andare dal Texas a Parigi questo weekend per manifestare contro il governo iranianodi Homeira Hesami
Mi sono unita a migliaia di cittadini americani e di tutto il mondo presenti a Parigi alla più grande assemblea di iraniani che chiedono e progettano un cambio di regime. Non c’è mai stato un momento più eccitante per pensare ad un Iran libero e democratico. Sogno il giorno in cui la mia famiglia e i miei amici in Iran potranno esprimersi liberamente senza preoccuparsi della loro religione o di come vestono, avere pieno accesso ad internet e viaggiare all’estero. Ma perché una comune cittadina americana come me, parte da casa sua a Dallas, in Texas, per unirsi ad una manifestazione in Francia che chiede un tale, monumentale cambiamento in un Paese attualmente così isolato? Anche se si può pensare che sia un sogno improbabile io lo devo al mio Paese di origine, devo fare qualcosa per le grandi ingiustizie perpetrate del governo dell’Iran. Non posso restare seduta a godere delle mie libertà negli Stati Uniti e non fare nulla per il popolo dell’Iran.
La mia storia è fin troppo comune in Iran. Un giorno, mentre vivevo in Iran come una qualsiasi giovane liceale, le autorità di governo presero il mio diario personale e decisero di ammonirmi per il suo contenuto. La loro punizione fu: impedirmi di frequentare l’università.
Fu una dura ammonizione per una sognatrice come me. Alla fine fui gettata in prigione per diversi mesi come “ammonimento aggiuntivo”. Mi fu riservato questo trattamento per delle cose personali che avevo scritto mentre sognavo una vita migliore.
Grazie a Dio, fui rilasciata e presto riuscii ad andare in Texas. Dopo diversi anni di studi, duro lavoro e aver imparato un nuovo modo di vivere, divenni medico specializzato nella cura di pazienti oncologici.
Non riesco ad immaginare come sarebbe stata la mia vita se non fossi stata tanto privilegiata da avere l’opportunità di vivere come cittadina in un Paese con una grande protezione dei diritti individuali e libertà politiche.
Ancora oggi mi sento imbarazzata per la fortuna che ho avuto e raramente perdo l’opportunità di ricordare a mio marito e ai miei figli i benefici e le responsabilità che derivano dall’essere un cittadino americano.
Davvero, la mia vita in Texas è in assoluto contrasto con quella di coloro che vivono in Iran e con quella dei 3200 iraniani sopravvissuti alla repressione prima di attraversare il confine e che ora vivono nei campi in Iraq.
E’ per loro che sono andata a Parigi a manifestare con gli altri.
I cittadini in Iran e i residenti dei due campi nell’Iraq orientale chiamati Campo Ashraf e Camp Liberty desiderano ardentemente le libertà fondamentali. In Iran la gente è oppressa dal governo, hanno accesso limitato alle informazioni e non possono esprimere le loro idee. E non va molto meglio nei campi iracheni di Liberty e Ashraf.
Per conto del regime iraniano, il governo iracheno ha obbligato questi rifugiati politici a vivere in condizioni sempre più difficili; li ha privati della libertà di circolazione e dell’accesso ai loro avvocati e alle loro famiglie.
Nonostante gli enormi sacrifici fatti dai militari statunitensi per il popolo dell’Iraq, l’Iraq si è rifiutato di onorare i suoi impegni presi con il governo degli Stati Uniti di proteggere questi dissidenti iraniani, 1000 dei quali sono donne, quando ha preso il controllo dei campi nel Gennaio 2009.
Dopo sei anni di protezione militare americana, dal 2003 al 2009, i residenti di Campo Ashraf e Liberty sono divenuti vulnerabili.
La lunga e difficile lotta per la libertà dall’oppressione di questi rifugiati, riconosciuti dagli Stati Uniti come “persone protette” nel 2004, potrà finalmente giungere alla fine se il Segretario di Stato Hillary Clinton rimuoverà quegli ostacoli burocratici che li stanno tenendo in ostaggio.
Fino ad ora il suo eccessivo ritardo nel riconoscere che queste persone meritano di essere libere, è stato deludente.
Come madre e come chi ha parenti ed amici a Campo Ashraf, io mi appello al Segretario Clinton affinché pensi alle centinaia di altre donne e bambini che vogliono solo vivere in un Paese dove possano avere la libertà di fare qualcosa delle loro vite.
Con l’approssimarsi del Giorno dell’Indipendenza Americana, il 4 Luglio, mi vengono alla mente i milioni di persone che darebbero qualunque cosa pur di essere liberi. Le migliaia di iraniani, impegnati a ristabilire la libertà e la democrazia in Iran che sono ora a Campo Ashraf e Liberty in Iraq, meritano di sapere che dopo anni di avversità e sacrifici il loro futuro e quello dei loro giovani compatrioti e compatriote sarà pieno di speranza.
Non riesco a pensare a un modo migliore per mostrare al popolo dell’Iran che il mondo è dalla loro parte. Il Segretario Clinton può dare a tutti loro la speranza che meritano. Ora, è tempo di agire.
Homeira Hesami è una ricercatrice oncologica che vive in Texas
