sabato, Dicembre 10, 2022
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Messaggio di Maryam Rajavi alla conferenza Donne Iraniane: Avanguardia nella lotta contro il fondamentalismo

Senatore Lucio Malan, questore del Senato della Repubblica, ha voluto ringraziare Maryam Rajavi che ha esortato anche politici italiani nella lotta contro l’integralismo islamico con il suo cuore battente in Iran. Il questore del Senato ha letto il messaggio della signora Maryam Rajavi, che nell’occasione aveva inviato:

Gentili Senatrici, Egregi Senatori

Signore e signori

Vorrei salutare voi tutti e augurare buona riuscita alla vostra iniziativa. Vorrei ancora una ringraziare della sentita solidarietà dei Rappresentanti del popolo italiano con il popolo iraniano e con la sua resistenza organizzata. Esprimo la mia gratitudine per i Vostri sforzi per la difesa dei diritti umani in Iran e per la garanzia della tutela dei Mojahedin nel Camp Liberty.

Meno di un mese fa molte città iraniane sono state testimoni delle aggressioni contro le donne da parte di bande governative  che hanno deturpato con l’acido i volti delle donne  perché erano considerate  “mal velate” secondo le leggi dei mullà al potere in Iran. Questi vili crimini hanno suscitato la rabbia popolare e, nonostante la forte repressione, in moltissimi si sono riversati per protesta nelle  strade delle varie città iraniane. In difesa  delle vittime aggredite e deturpate hanno manifestato  la loro rabbia e  gridato: “dove sono gli occhi di mia sorella?” e chiesto punizioni per chi aveva commesso questi crimini.    

Questi atti criminali erano stati  preparati da tempo, quando il majlès dei mullà aveva approvato una legge che li consentiva e hanno avuto il via  dopo le dichiarazioni di Khamenei e le minacce delle bande di repressione del regime. Alcuni esponenti di queste bande ad Esfahan avevano minacciato le donne telefonicamente. 

L’obiettivo è incutere  paura nella società con lo scopo di sedare le proteste. La dittatura teocratica è sempre più immersa in profonde crisi interne ed internazionali. Da una parte deve affrontare la questione nucleare, perché non vuole abbandonare la costruzione delle bombe nucleari. Dall’altra si sforza in tutto di conservare la sua posizione di predominio in Iraq e in Siria. Il problema principale del regime rimane però la popolazione iraniana stremata dalla fame e dall’oppressione, che sfrutta ogni occasione per esprimere la sua rabbia contro la dittatura religiosa. 

Care amiche, cari  amici

La dittatura teocratica iraniana ha caratteristiche medioevali e per governare nel ventesimo secolo reprime la popolazione interna ed esporta l’integralismo e il terrorismo all’estero. Ciò che contraddistingue il regime iraniano meglio di ogni altra cosa è la sua misoginia. L’ideologia,  le dichiarazioni dei capi del regime, le leggi, le istituzioni e il comportamento di tutti gli appartenenti alla dittatura al potere in Iran sono colmi di misoginia. La misoginia è il cuore e nocciolo dell’ideologia di questi reazionari al potere in Iran. Sin dai primissimi giorni dal suo insediamento il regime ha cercato di respingere le donne e controllare tutta la società iraniana; lo ha fatto  con lo slogan “o il velo o una  botta in testa”,  con il velo obbligatorio, con l’umiliazione e le offese alle donne, con la loro espulsione dai pubblici uffici, con  la proibizione ad accedere alla carica di  giudice e con l’approvazione di leggi fortemente discriminatorie. 

Le donne iraniane non soltanto non si sono piegate a questa mole di oppressione, non soltanto non hanno accettato questa  morte lenta, anzi hanno issato la bandiera della resistenza ed hanno spronato alla resistenza e alla lotta tutta la popolazione iraniana. La donna iraniana s’è messa in prima linea nella lotta contro il regime misogino, ed ora guida le manifestazioni di protesta in tutto il paese. 

Le donne Mojahed, oggi all’avanguardia nella lotta, hanno superato molti ostacoli. Hanno pagato un caro prezzo per poter lottare. Hanno partecipato all’inizio  nella fase della lotta politica  e successivamente alla poderosa resistenza nelle carceri, luoghi in cui hanno subito le  più atroci torture. Le donne di Ashraf con la loro lotta di liberazione sono state e sono sempre un modello per le donne iraniane.

Queste donne coraggiose ad Ashraf e a Liberty, nonostante abbiano subito 27 pesantissimi attacchi negli ultimi otto anni, tra cui 8 veri e propri genocidi, hanno guidato la lotta  per il rovesciamento della dittatura religiosa al potere in Iran.  Ora con la elezione di 1000 donne al Consiglio centrale dei Mojahedin del popolo sono un modello per quelle coraggiose donne impegnate nella lotta contro il regime del velayat-e faghih e la misogina.  

Sì, queste eroiche donne sono all’avanguardia nella lotta e nella battaglia contro il fondamentalismo. Perciò il sostegno alle donne dei Mojahedin a Liberty va oltre un sostegno umanitario e diventa il sostegno alla prospettiva della vittoria contro la piovra dell’integralismo che pesa non soltanto sul destino degli iraniani ma grava sulla popolazione di tutto il Medio Oriente. Vi chiediamo di sostenere questa epocale battaglia. 

Se l’integralismo al potere in Iran preme in primo luogo sulle donne e vuole la loro resa, deve sapere che proprio le donne in prima linea si batteranno contro ogni sorta di reazione e integralismo. Sono loro che estirpano le radici degli integralismi dall’Iran e dalla Regione. Noi auspichiamo un nuovo ordine. Siamo decisi a sovvertire del tutto questo vecchio e reazionario ordine che incatena le donne. Su questa strada abbiamo bisogno del sostegno di voi donne e uomini liberi in ogni parte del mondo.

Grazie.              

 

 

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