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Messaggio all’Iran: “Il cambio di regime è vicino”

 

CNRI – La politica americana nei confronti dell’Iran ha subìto una svolta a Gennaio scorso con la nomina di  Donald Trump. Trump ha espresso chiaramente le sue opinioni sull’Iran durante la sua campagna e sono molto diverse da quelle del suo predecessore. L’amministrazione Obama si è sentita enormemente orgogliosa dell’accordo sul nucleare che ha contribuito a negoziare, ma quando era solo un candidato, Trump ha ripetutamente definito questo accordo come uno dei peggiori accordi mai negoziati ed ha promesso di ribaltarlo appena assunta la carica.

Nonostante non l’abbia fatto e il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) continui ad esistere, gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni all’Iran, non legate al programma nucleare iraniano.

Il Dr. Ivan Sheehan, direttore dei programmi post-laurea all’Università di Baltimora, scrive in un articolo per Town Hall: “Le politiche sull’Iran, ora in fase di sviluppo, suggeriscono che un esplicito appoggio ad un cambio di regime possa essere all’orizzonte”. 

“La mancanza di riforme dopo l’attuazione del JCPOA, dovrebbe stimolare l’amministrazione Trump a delineare un piano per indebolire ulteriormente il regime di Teheran”, secondo il Dr. Sheehan, “e in vista di questo obbiettivo a sfruttare delle partnership all’estero. La strategia di Trump di visitare prima l’Arabia Saudita e Israele, nel suo primo viaggio ufficiale oltreoceano, è apparsa come un segno, per molti in Medio Oriente, della sua speranza di incoraggiare la collaborazione reciproca per affrontare la minaccia dell’Iran e tutti sono ansiosi di riunirsi agli Stati Uniti in un momento così critico per gli affari in Medio Oriente”.

La visita di Trump in Vaticano è sembrata essere un segno del potenziale presente nella collaborazione tra le tre fedi abramitiche mondiali. La Repubblica Islamica è nota per la sua persecuzione religiosa, dato che nega alle minoranze l’accesso all’istruzione o all’impiego e a volte manda la gente in carcere o la condanna a morte sulla base di accuse di crimini religiosi.

Gli iraniani sono tra i più progressisti e ben istruiti del Medio Oriente. Sheehan scrive che “la stragrande maggioranza si oppone al regime”. “Questa opposizione è il motivo cruciale per cui è realistico per gli Stati Uniti abbracciare e aspettarsi un cambio di regime e, più specificatamente, un cambio di regime dall’interno, guidato dalla popolazione locale che si oppone a che venga imposto dalle autorità occidentali”.

Milioni di persone, sia appartenenti alla comunità degli iraniani espatriati che a quella che vive ancora in Iran, rivendicano il ristabilimento di un vero sistema democratico. Questo sarà evidente il 1° Luglio a Parigi, quando la principale coalizione dell’opposizione iraniana, il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), terrà la sua conferenza annuale “Iran Freedom”. Gli anni scorsi questo evento ha attirato più di 100.000 persone, tra cui centinaia di personaggi politici ed esperti di politica estera da Stati Uniti, Europa e da tutto il mondo. La conferenza verrà trasmessa per i milioni di residenti della Repubblica Islamica che hanno le parabole satellitari, un apparecchio che sfida le leggi della censura del regime.

Con un cambiamento più esaustivo nella politica verso l’Iran, che implichi un’espansione della potenziale partnership americana, il Presidente Trump potrebbe diventare il primo leader americano, dalla Rivoluzione Iraniana, a dare voce al popolo iraniano sulla scena mondiale.

La speranza del popolo iraniano è che gli Stati Uniti appoggino il loro messaggio, che si può leggere sugli striscioni che celebrano la conferenza di Parigi del CNRI: “Il cambio di regime è vicino”.