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Maryam Rajavi: Simposio internazionale a Ginevra, Appello a USA e ONU per salvare i 7 ostaggi di Ashraf, fra i quali 6 donne

Per i loro obblighi morali e legali verso i residenti, USA e ONU hanno diretta responsabilità rispetto al massacro di Ashraf, all’esecuzione collettiva di 52 residenti, ai maltrattamenti e alla tortura dei 7 ostaggi

In un simposio internazionale nella sede dell’ONU a Ginevra giovedì 19 settembre, Maryam Rajavi, Presidente-eletta della Resistenza Iraniana, ha rivolto un appello agli Stati Uniti e all’ONU perché intraprendano azioni urgenti per assicurare il rilascio dei 7 ostaggi catturati ad Ashraf, fra i quali 6 donne. La signora Rajavi ha detto che non vi sono dubbi sul fatto che gli ostaggi sono in Iraq e detenuti in una prigione presso l’aeroporto di Baghdad da forze sotto il comando del Primo Ministro iracheno Maliki. Dichiarazioni contraddittorie da parte di funzionari iracheni sono volte semplicemente a preparare il terreno per la loro consegna alla dittatura religiosa al potere in Iran.

Ella ha messo in guardia circa la probabilità di un altro massacro di chiedenti asilo iraniani a Camp Liberty in Iraq e ha detto che il solo modo per garantire la protezione e la sicurezza essenziali dei residenti di Camp Liberty è la presenza 24 ore su 24 di una squadra di monitoraggio dell’ONU e di Caschi Blu all’interno del campo. Ha aggiunto che, per evitare un’altra catastrofe, è assolutamente necessario che sia condotta un’inchiesta indipendente sul massacro di Ashraf in tempi rapidi e ha chiesto all’Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani signora Navi Pillay di avviare le indagini immediatamente.

La signora Rajavi ha detto che il governo USA, l’Unione Europea e le Nazioni Unite devono rendere chiaro al governo dell’Iraq che la soppressione dei dissidenti iraniani in Iraq e la detenzione degli ostaggi avranno un profondo impatto sulle relazioni economiche e politiche.

Altri oratori al simposio, oltre alla Presidente-eletta della Resistenza Iraniana, sono stati Bernard Kouchner, ex ministro degli Esteri francese, Sid Ahmed Ghozali, ex Primo Ministro dell’Algeria, Jean Charl Rielle, presidente del Consiglio della città di Ginevra, Christiane Perregaux, già capo del Consiglio Legislativo ginevrino, Tahar Boumedra, già responsabile per i Diritti umani della Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Iraq e incaricato del caso di Camp Ashraf, il professor Goodwin-Gill, studioso del diritto e docente di Diritto internazionale umanitario, e Francois Colcombet, giudice e già deputato del Parlamento francese.

La signora Rajavi ha affermato che la ricollocazione dei 17.500 muri di cemento armato a ‘T’, il trasferimento da Ashraf a Liberty di giubbotti protettivi ed elmetti dei residenti, quello delle loro attrezzature mediche, il permesso di costruire a Liberty e la doppia stratificazione dei tetti delle roulotte sono passi necessari per fornire la protezione essenziale per il campo. Ella ha anche chiesto di garantire il diritto dei residenti alla proprietà dei loro beni mobili e immobili ad Ashraf e di permetterne la vendita sotto la supervisione del senatore americano  Robert Torricelli, loro rappresentante legale.

I partecipanti hanno condannato l’inazione da parte di USA e ONU rispetto ai 7 ostaggi rapiti ad Ashraf dagli assassini delle forze di Maliki e della terroristica ‘Forza Quds’ 19 giorni prima e ha ripetuto che vi è una diretta responsabilità degli USA, dell’ONU e delle competenti organizzazioni internazionali per i rifugiati circa la protezione e la sicurezza degli ostaggi, chiedendo di intervenire immediatamente e di svolgere i necessari passi pratici per non violare il principio del non-respingimento e ottenere il loro immediato rilascio.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran

19 settembre 2013

 

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