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Maryam Rajavi: “Qualunque sarà il risultato delle elezioni-farsa in Iran, tutto il regime ne sarà indebolito

la lotta di potere tra i mullah si intensificherà e il risentimento popolare nei confronti del regime ne sarà amplificato

La Presidente eletta della Resistenza Iraniana, Maryam Rajavi, ha detto che, a prescindere dal risultato delle elezioni-farsa per il parlamento e l’Assemblea degli Esperti del regime, che non hanno nessuna legittimità di sorta agli occhi del popolo iraniano, alla fine tutto il regime nel suo complesso ne uscirà indebolito, la sua crisi interna si intensificherà e il risentimento e la rabbia della popolazione nei confronti delle fazioni dei mullah corrotti e criminali aumenteranno ancora di più.

Maryam Rajavi ha aggiunto che il regime teocratico si basa sull’assoluto rifiuto della sovranità popolare e che è estraneo a libere elezioni. Queste elezioni-farsa sono semplicemente uno strumento per imporre un califfato medievale nel 21° secolo, per non parlare del fatto che fungono da pretesto per eliminare le fazioni rivali. Sebbene tutti i candidati siano fedeli al velayat-e faqih (il potere religioso assoluto) ed abbiano preso parte ai crimini del regime per anni, una larga parte di essi è stata esclusa per aver espresso anche il minimo segno di disapprovazione verso il leader supremo del regime Ali Khamenei. La reazione del presidente dei mullah Hassan Rouhani a questa eliminazione su vasta scala, ha dimostrato ancora una volta che egli non ha né la volontà, né la capacità di apportare un cambiamento. Dietro la sua retorica ingannevole, l’obbiettivo principale di Rouhani è quello di preservare tutto il regime nel suo complesso, nonché la sua stessa posizione.

La crisi interna al regime, che è andata aggravandosi dopo il suo inevitabile dietro-front dal progetto di sviluppo di armi nucleari, ha raggiunto ora l’apice del potere. L’egemonia di Khamenei e il suo dominio all’interno del regime, vengono minacciati e il tabù che impediva di sfidarlo e di discutere della sua sostituzione è stato infranto. E’ persino entrato a far parte dei discorsi quotidiani della gente.

Con la formazione di un comitato composto dai più alti comandanti del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie  (IRGC), Khamenei ha personalmente supervisionato l’eliminazione senza pietà delle fazioni rivali, ma è ben lontano dal risolvere la crisi. Gli avvertimenti quotidiani degli esponenti del regime su “una sedizione più pericolosa di quella del 2009” hanno rivelato la loro paura di un’altra protesta nazionale.

Maryam Rajavi ha sottolineato che le elezioni-farsa di questa settimana verranno affrontate  dal popolo iraniano con una rabbia e un odio rinnovati nei confronti del regime teocratico e delle sue fazioni. Ha aggiunto che, come sempre, il regime cercherà di ricorrere a brogli elettorali e a falsità per annunciare un astronomico tasso di partecipazione. Ma quest’anno persino i circoli interni ed emarginati del regime parlano dell’inutilità delle elezioni. Così Khamenei è tornato ad emettere i suoi ridicoli decreti religiosi (fatwa) per dire che partecipare alle elezioni è un obbligo religioso, che la scheda bianca viola la legge della Sharia e che “la partecipazione delle donne alle elezioni non richiede il consenso del marito”. Il suo scopo è quello di incoraggiare i fedeli al regime e le loro famiglie a partecipare alle elezioni.

Così dopo la firma dell’accordo sul nucleare, contrariamente ad alcune aspettative dell’Occidente, Khamenei ha intensificato la repressione interna, inviato altre truppe in Siria e sta cercando di preservare la sua egemonia in parlamento e nell’Assemblea degli Esperti, nel vano tentativo di impedire la caduta del regime. Tuttavia queste elezioni-farsa non avranno un vincitore all’interno del regime, perché tutto il regime nel suo complesso perderà. Sia l’odio del popolo iraniano nei confronti dei mullah, che le lotte intestine tra i mullah si aggraveranno e si intensificheranno.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

24 Febbraio 2016