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Maryam Rajavi parla alla conferenza di Oslo sui diritti umani in Iran

Conferenza dei gruppi del FOFI (Friends of a Free Iran) dei paesi nordici al Nobel Insitute di Oslo

Appello per l’adozione di una posizione decisa, di decisioni vincolanti contro la violazione dei diritti umani in Iran, di una azione urgente per garantire la sicurezza e l’incolumità dei residenti di Liberty e degli accordi necessari per trasferirli in Europa e Stati Uniti

 

Lunedi 24 Febbraio, in una conferenza intitolata “ Le Politiche Occidentali per i Diritti Umani in Iran, Azione Urgente per i Residenti di Camp Liberty”, i partecipanti hanno chiesto l’adozione di una posizione ferma, di decisioni vincolanti riguardo alle sistematiche e palesi violazioni dei diritti umani in Iran ed una azione urgente per garantire la sicurezza e l’incolumità dei residenti di Liberty.

Questa conferenza si è tenuta al Nobel Institute di Oslo, su invito dei gruppi del FOFI (Friends of a Free Iran) dei paesi nordici. Hanno partecipato e parlato a questa conferenza: Maryam Rajavi, Presidente eletto della Resistenza Iraniana, Geir Haarde, ex-Primo Ministro d’Islanda, Patrick Kennedy, Membro della Camera dei Rappresentanti U.S.A. (1995–2011), parlamentari e politci di Norvegia, Svezia e Danimarca.

Gli oratori hanno condannato le esecuzioni di massa in Iran, l’assedio e la repressione dei membri del MEK (PMOI) ad Ashraf e Liberty e l’ingerenza del regime iraniano nella regione, in particolare la sua partecipazione attiva alla guerra in Siria, che ha raggiunto dimensioni senza precedenti in particolare dopo la salita al potere di Rouhani, tutti segnali questi che provano ancora una volta il fatto che questo regime non ha la capacità di riformarsi e cambiare dall’interno poiché qualunque passo verso un reale cambiamento lo porterebbe a collassare e disintegrarsi.

Gli oratori hanno puntualizzato che, ignorare le violazioni dei diritti umani in Iran, il massacro dei residenti di Ashraf e Liberty e l’ingerenza del regime nella regione con il pretesto dei negoziati sul nucleare, è il messaggio più distruttivo che possa essere inviato al regime. Questo messaggio  riflette la mancanza di serietà della comunità internazionale, e  incoraggia persino il regime iraniano a sfidare il patto sul nucleare stipulato lo scorso Novembre a Ginevra.

Maryam Rajavi ha detto alla conferenza che Rouhani non è un moderato, e tantomeno l’attuale regime ha capacità di riformarsi. “Ho detto sin dal primo giorno in cui il nuovo presidente del regime ha assunto il suo incarico, che parlare di cambiamento senza rispettare i valori fondamentali come la libertà per tutti i partiti politici, la libertà di assemblea, la libertà di stampa, la fine dell’ingerenza terroristica e fondamentalista  fuori dall’Iran, in particolare in Siria ed Iraq, e la fine del programma sulle armi nucleari, è un’illusione”. Ma in molte di queste questioni la situazione si è aggravata. Le esecuzioni arbitrarie e sommarie sono drammaticamente aumentate e il loro numero oltrepassa 100 nel 2014 e 600 dall’inizio della presidenza di Rouhani. Un dato senza precedenti.

Maryam Rajavi ha aggiunto: “E’ fuor di dubbio che nei colloqui sul nucleare il regime dei mullah abbia fatto un passo indietro a causa delle pressioni, e che abbia accettato l’accordo di Ginevra. Il regime era furioso perché l’aumento dell’insoddisfazione popolare, unito alla terribile situazione economica e alle sanzioni internazionali possono portare a proteste popolari contro il regime. Ma ridurre le sanzioni e fare concessioni ai mullah, da loro il tempo di contenere la crisi economica e reprimere l’opposizione popolare e, nel frattempo, fare progredire il loro progetto per le armi nucleari”. Maryam Rajavi ha precisato che le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza riguardo ai progetti atomici del regime dovranno essere pienamente attuate. Il progetto per l’arricchimento dell’uranio e la produzione di acqua pesante ad Arak dovrà essere interrotto completamente e il regime iraniano dovrà accettare il Protocollo Integrativo e le ispezioni a sorpresa.

Ha aggiunto che nonostante 116 residenti di Ashraf siano stati uccisi negli attacchi delle forze di sicurezza irachene, che sette persone siano state rapite, che 1375 siano state ferite e che 18 persone siano morte a causa del blocco sanitario, le Nazioni Unite ed alcuni governi si sono limitati  a di pronunciare una condanna semplice e superficiale. Nel frattempo, non è stata intrapresa alcuna azione per identificare ed assicurare alla giustizia i responsabili e, ancor più importante, per garantire sicurezza ai residenti ed impedire il ripetersi di simili tragedie. Non hanno neanche iniziato una indagine indipendente.

Friends of Free Iran Nordic

24 Febbraio 2014

 

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