lunedì, Dicembre 5, 2022
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Maryam Rajavi: L’UNHCR è responsabile della protezione dei residenti di Camp Liberty

•Deve prendere immediatamente l’iniziativa di riportare i residenti ad Ashraf
•Nella lotta per la loro stessa sopravvivenza i mullah non risparmieranno alcuno sforzo pur di portare a termine un massacro di massa a Camp Liberty

Durante una conferenza internazionale a Ginevra, il Presidente eletto della Resistenza Iraniana Maryam Rajavi, ha affermato che l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati è responsabile della protezione dei residenti di Camp Liberty ed è essenziale che ponga immediatamente in agenda l’iniziativa di riportare i residenti ad Ashraf, in quanto luogo di relativa protezione, fino al trasferimento dei residenti in paesi terzi. Maryam Rajavi ha avvertito che il regime teocratico sta affrontando crisi irreversibili e non risparmierà alcuno sforzo per commettere un massacro di più vasta scala rispetto all’attacco del 9 Febbraio contro i residenti indifesi. La urgente necessità di protezione e sicurezza dei residenti richiede che gli Stati Uniti, responsabili della loro protezione, li trasferiscano tutti nel loro paese o, se ciò è impraticabile, dovrà riportarli tutti immediatamente ad Ashraf ed il trasferimento verso paesi terzi dovrà aver luogo da lì.
In questa conferenza, convocata dal Sindaco di Ginevra Remy Pagani, politici e difensori dei diritti umani di Svezia, Europa, Stati Uniti e paesi islamici hanno sottolineato la necessità di un’azione urgente da parte delle Nazioni Unite per riportare i residenti ad Ashraf prima che avvenga un massacro peggiore.
Gli oratori alla conferenza sono stati: il Gov. Ed Rendell, Leader del Partito Democratico (1999-2001) e Governatore della Pennsylvania (2002-2011); Gunter Verheugen, Commissario Europeo (1999-2009); John Bolton, ex-Ambasciatore U.S.A. alle Nazioni Unite; Patrick Kennedy, Membro della Camera dei Rappresentanti U.S.A. (1995-2011); Ingrid Betancourt, candidata alla presidenza della Colombia; Sid Ahmed Ghozali, ex-Primo Ministro dell’Algeria; Eric Voruz, membro del Parlamento Svizzero; Jean Ziegler, vice-Presidente del Comitato di Sorveglianza del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e Tahar Boumedra, ex-alto funzionario delle Nazioni Unite in Iraq ed incaricato del caso di Ashraf e Liberty per tre anni e mezzo.
Gli oratori hanno puntualizzato che il trasferimento iniziale da Ashraf a Liberty, una prigione secondo le valutazioni di organi competenti dell’ONU, è stato portato a termine contro la volontà dei residenti fornendo assicurazioni specifiche per conto delle Nazioni Unite, sulla loro sicurezza e protezione. Ciononostante, l’attacco del 9 Febbraio ha provato molto bene che il concetto di sicurezza e protezione a Liberty non è altro che un miraggio e che il regime dei mullah intende trasformare questo campo in un campo di sterminio con la complicità del governo iracheno.
Hanno inoltre ricordato che, oltre alle vite di 3100 rifugiati indifesi, sono in gioco la credibilità e la reputazione delle Nazioni Unite e dei maggiori organismi internazionali e gli impegni presi dalle sue più alte autorità.
Nel suo discorso Maryam Rajavi ha affermato: “La verità è che il regime del Velayat-e faqih (l’esperto della legge islamica) al potere in Iran, è giunto al suo stadio finale e deve affrontare vari dilemmi …. le incessanti esecuzioni in Iran alle quali stiamo assistendo, servono a contenere la ribellione e la rabbia popolare nel tentativo di nascondere la crisi del regime alla vigilia delle elezioni presidenziali-farsa. In una situazione in cui le circostanze sono mature per il grande cambiamento, l’attacco ai residenti indifesi di Camp Liberty, indica la paura dei mullah della Resistenza organizzata. Tre giorni fa, la forza Quds delle Guardie Rivoluzionarie, con il capo di uno dei suoi gruppi affiliati, Jaish al-Mokhtar, a fare da portavoce ha dichiarato che loro attaccheranno l’OMPI nel prossimo futuro, sottolineando che ricevono gli ordini politici e militari da Khamenei stesso. A causa della crisi e della fragile situazione del regime, Khamenei può decidere un altro attacco in qualunque momento. Perciò, non si dovrà perdere neanche un giorno nel trasferire i residenti via da questo campo.”

In un’altra parte del suo discorso Maryam Rajavi ha detto: “La cacciata dei residenti di Ashraf dalla loro casa, che avevano costruito con i loro sforzi e con delle strutture adeguate, è stato un piano dettato al dittatore iracheno dal fascismo religioso al potere in Iran e, sfortunatamente, il Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU, si è assunto questa missione ed ha portato avanti questo progetto a stretto contatto con i funzionari del regime dei mullah. Ha compiuto questa missione con tre enormi bugie: la falsa conformità di Liberty agli standards umanitari, la promessa di un veloce trasferimento verso paesi terzi e la sicurezza a Liberty. E questo nonostante sapesse fin dall’inizio che nessuna di queste tre promesse era vera.”
Dopo aver elencato alcune delle violazioni e delle promesse fatte ai residenti di Liberty e infrante dal SRSG in Iraq, Maryam Rajavi ha chiesto: “Quale organizzazione si occuperà di questo reclamo riguardande il fatto che nel caso di Ashraf e Liberty le Nazioni Unite hanno preso le parti della nuova dittatura irachena ed hanno ignorato le nostre decine di avvertimenti riguardo allo scoppio di una catastrofe umanitaria?”
La conferenza internazionale di Ginevra è coincisa con l’ultimo giro di negoziati dei P5+1 con il regime dei mullah sulla sua crisi nucleare. Il Presidente eletto della Resistenza Iraniana ha puntualizzato: “Dopo 40 giri di negoziati, c’è qualche dubbio sul fatto che il regime dei mullah non sia né interessato né capace di un accordo sui suoi programmi nucleari? Il regime dei mullah non può abbandonare il suo programma nucleare nonostante a causa sua soffra così tante crisi, perché è troppo debole per tali manovre. Sa bene che persino un solo passo indietro porterebbe ad una caduta più veloce. Khamenei è alla ricerca della bomba atomica. L’acquisizione della bomba atomica è strettamente legata all’esistenza del regime e non ci rinuncerà mai.”
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
27 Febbraio 2013

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