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Maryam Rajavi: lo spostamento obbligatorio nel territorio iracheno dei residenti del Campo Ashraf significa spedirli a un macello organizzato dal regime iraniano

La Resistenza Iraniana non è disposta a un dialogo in cui si parli dello spostamento obbligatorio dei residenti del Campo Ashraf, a meno ché la loro protezione sia garantita ufficialmente dalle forze americane o dai caschi blu dell’ONU

La signora Maryam Rajavi, presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, in seguito alla lettera del 15 novembre dell’ambasciata irachena alla sezione del protocollo del Parlamento europeo in cui dice che “il governo iracheno ha deciso di chiudere il Campo Ashraf entro la fine del 2011” e “il governo iracheno non ha altra scelta che lo svuotamento del Campo Ashraf in base ai suoi principi di sovranità e trasferire i residenti in altri campi in Iraq”,  ha dichiarato:  “Lo spostamento obbligatorio dei residenti del Campo Ashraf nel territorio iracheno è un crimine contro l’umanità ed è il preludio di un massacro annunciato preparato dalla dittatura religiosa al potere in Iran e dal governo iracheno. Lo spostamento obbligatorio del residenti del Campo Ashraf è un invio al macello, cosa che non accetteranno mai. Il fatto di oggi ricorda il genocidio di oltre 30.000 prigionieri politici avvenuto nell’estate 1988; è chiaro a tutti che il regime sanguinario iraniano non s’accontenterà che dell’annientamento totale dei Mojahedin del popolo. Ora è in procinto di annientare i residenti del Campo Ashraf con la scusa  dello spostamento”.
La signora Rajavi ha aggiunto: “Se gli Stati Uniti d’America non intendono onorare l’impegno preso con i singoli residenti del Campo Ashraf di proteggerli fino alla risoluzione conclusiva, l’unica via perché i residenti accettino lo spostamento nel territorio iracheno è la garanzia di tutela da parte dei caschi blu dell’ONU e che sia posta una squadra di osservatori dell’ONU nel Campo fino al trasferimento dell’ultimo residente in un altro luogo e al trasferimento definitivo del paese terzo. Altrimenti lo spostamento non è accettabile per nessuno, in particolare per le oltre 1000 donne di Ashraf che preferiranno il martirio ad Ashraf piuttosto che morire  in uno sperduto luogo al di fuori dell’attenzione del mondo. Questo perché, mentre il Commissariato dell’ONU per rifugiati s’è pronunciato  per l’immediata identificazione dei residenti, non si sa per quale oscura ragione al-Maliki lo ostacoli. Il lavoro di al-Maliki fa parte, senz’altro, dell’accordo che il suo governo aveva siglato il 23 ottobre in sette articoli con il ministero degli Esteri del regime iraniano”.
La presidente del CNRI ha chiesto al Segretario generale dell’ONU, all’Alto commissariato per i  rifugiati, al Rappresentante del Segretario generale dell’ONU, al presidente degli USA, al segretario del Dipartimento di Stato, al segretario del Dipartimento della Difesa, all’Alto rappresentante della politica estera dell’UE, ai ministri degli Esteri dei paesi dell’Unione Europea e ai leader europei di onorare i loro impegni legali sanciti dal primo articolo comma 3 della Carta dell’ONU e della Dichiarazione  universale dei Diritti Umani e ribaditi nei paragrafi 138 e 139 del documento finale del “non respingimento” del 2005 e nelle risoluzioni 1438, 1500 e 2001 del Consiglio di Sicurezza che precisa i compiti e la cornice delle iniziative della delegazione di assistenza dell’ONU in Iraq. Secondo i pareri di eminenti giuristi internazionali, gli Stati Uniti, l’Unione Europea e le Nazioni Unite hanno la responsabilità della protezione dei residenti del Campo Ashraf; questo è un obbligo legale. Il silenzio e il lassismo  di fronte allo spostamento obbligatorio dei residenti del Campo Ashraf apre la via di un sicuro massacro ai danni dei residenti, o peggio consentire  allo spostamento è come partecipare al crimine.
Maryam Rajavi sui negoziati in corso tra le Nazioni Unite e il governo iracheno nei riguardi di Ashraf ricorda che:
 la chiusura di Ashraf e lo spostamento dei suoi residenti è un richiesta di Khamenei che ha ribadito più volte al governo iracheno  dopo la consegna della tutela del campo dalle forze irachene; 
 il primo ministro iracheno al-Maliki il 5 gennaio 2009 nel suo incontro con Khamenei “s’era impegnato che avrebbe chiuso il caso dei Mojahedin del popolo a breve”. Il capo del governo iracheno “ha rassicurato khamenei che l’Iraq si assumerà la responsabilità di chiudere definitivamente l’organizzazione dell’opposizione dei Mojahedin del popolo in breve tempo tramite relazioni internazionali per trasferirli ad un paese terzo”. (al-Zaman internazionale);
 il 28 febbraio 2009 Khameni nel suo incontro con il presidente della Repubblica irachena gli ha chiesto di espellere, secondo l’accordo reciproco, i Mojahedin del popolo dall’Iraq. (la TV statale iraniano);
 il 6 novembre 2009 il “primo ministro iracheno e il presidente del parlamento iraniano hanno affermato la necessità di espellere i Mojahedin del popolo dall’Iraq e la parte irachena ha confermato la liberazione del suo paese dalla loro esistenza”. (agenzia Mehr);
 al-Maliki nel suo incontro il 23 marzo 2009 con le autorità statunitensi  ha presentato il piano dello spostamento dei residenti del Campo Ashraf nel territorio iracheno. (Guardian 15 dicembre 2010);
 la lettera dell’ambasciata irachena al Parlamento europeo mostra chiaramente che l’ultimatum della fine del 2011 e il genocidio degli inermi residenti del Campo Ashraf è dettato dal regime iraniano. In questo documento si afferma: “la presenza di questa organizzazione crea difficoltà con l’Iran”; “la presenza di questa organizzazione in Iraq è una minaccia per i paesi vicini”; l’Iraq vuole avere pacifici relazioni con i paesi vicini (Iran); “ci sono denunce a carico dei membri di questa organizzazione e molti di questi sono perseguitati dalle sentenze irachene e internazionali”.
 Il governo iracheno in questo documento trasgredisce palesemente le leggi internazionali e il comunicato dell’Alto commissariato dell’ONU per i rifugiati del 13 settembre in cui si dichiarava che i residenti del Campo Ashraf sono tutelati dalla legge della protezione internazionale, quando afferma che non riconosce alcuna posizione legale per i residenti del Campo Ashraf. Non li riconosce né rifugiati, né sotto tutela della IV Convenzione di Ginevra … . Un governo, quello iracheno,  che nel luglio 2009 e nell’aprile 2011 ha decimato spietatamente decine di residenti del Campo Ashraf, e le più alte autorità governative tra cui il primo ministro sono sotto indagine della Corte spagnola per crimini contro l’umanità cosa faranno ora con  persone “senza alcuno status”, accerchiate nelle basi sperdute nei vari punti dell’Iraq? Un governo, che nei due anni passati non ha rispettato nessuno dei suoi impegni e promesse sia  scritti che orali dati all’Amministrazione statunitense e alle Nazioni Unite che prevedevano comportamenti umani con i residenti del Campo Ashraf, non è per nulla affidabile e le sue promesse di oggi hanno solo la funzione di ingannare e neutralizzare le pressioni internazionali; questo governo intende compiere un genocidio programmatico secondo l’ultimatum lanciato;
 Nei lunghi colloqui avvenuti con i residenti del Campo Ashraf i rappresentanti del governo statunitense e le autorità delle Nazioni Unite  non hanno potuto  fornire alcuna garanzia sulla tutela dei residenti di Ashraf nel caso di un loro spostamento nel territorio iracheno. Perché  innocenti e inermi persone devono essere spostate in luoghi sconosciuti e lontano da sguardi  internazionali, prive di ogni tutela internazionale? Quando le Nazioni Unite giustamente non consentono ai propri impiegati di far spostamenti in Iraq senza una completa tutela per la loro sicurezza, in base a quale logica si abbandonano i Mojahedin del popolo del Campo Ashraf bersagli principali del terrorismo del regime iraniano?;
 Imporre l’idea dello spostamento è contro le raccomandazione del Segretario generale dell’ONU che nel paragrafo 66 nella relazione di luglio al Consiglio Nazionale  s’appella ai paesi membri che “ogni decisione” su Ashraf oltre al governo iracheno deve essere accettata anche dai residenti di Ashraf;
 La linea rossa per i residenti del Campo Ashraf è non arrendersi alla dittatura teocratica al potere in Iran e alle sue vergognose richieste, per cui il trasferimento verso paesi terzi deve avvenire assolutamente sotto la dovuta tutela. I residenti del Campo Ashraf negli ultimi mesi hanno dimostrato la disponibilità a diverse soluzioni. Su mia richiesta nel maggio scorso hanno accolto positivamente il piano del Parlamento europeo per un trasferimento nei paesi terzi, rinunciando ai loro diritti acquisiti di residenza – 25 anni –  in Iraq. In agosto, nonostante la situazione critica del Campo e il requisito dei 25 anni di residenza che poteva determinare  l’immediato riconoscimento del loro status collettivo, hanno accettato la proposta dell’Alto commissariato dell’ONU per rifugiati e hanno consegnato le singole richieste per il riconoscimento dello status di rifugiato, dichiarandosi pronti per le interviste;
 I residente del Campo Ashraf, per accelerare il processo di riconoscimento e per garantire la sicurezza, hanno proposto che  le interviste sotto l’egida dell’ONU avvenissero in una zona di Ashraf completamente autonoma.  Si sono anche  dichiarati pronti per le interviste in qualsiasi luogo  deciso dall’Alto commissariato a patto di essere protetti da rapimenti, di non essere presi come  ostaggi e di non essere preda di assassini – visti i precedenti – secondo la standard che la stessa ONU attua nei riguardi dei trasferimenti su territorio iracheno dei suoi impiegati,  lontano dalle ingerenze delle forze irachene e con la garanzia del loro ritorno ad Ashraf;
 La Resistenza Iraniana sta cercando, con tutto il suo impegno, di trasferire i residenti di Ashraf, in particolare i malati e feriti, fuori dall’Iraq. Noi stiamo dialogando per tale soluzione  con alcuni paesi, anche europei, impegnando notevoli risorse finanziarie. Ma gli ostacoli che il governo iracheno crea contro l’identificazione dei residenti di Ashraf da parte del Commissariato dell’ONU continuano a persistere e si  intensificano e ciò  testimonia le nefaste e sanguinarie intenzioni del governo iracheno per compiacere la dittatura iraniana;
 Il governo iracheno con una campagna di demonizzazione e disinformazione cerca di far accettare i suoi criminosi piani agli Stati Uniti e alle Nazioni Unite, condizionando in particolare il signor Cobler,  nuovo rappresentante speciale del Segretario generale dell’ONU in Iraq. Il governo iracheno con l’inganno cerca di far passare  il complotto dello spostamento nel territorio iracheno come una pacifica soluzione. A questo proposito il governo iracheno ha detto che se a fine anno  un numero considerevole di residenti abbandonerà il Campo potrebbe eventualmente rivedere  l’ultimatum! Nello stesso tempo il governo iracheno preme  affinché il Commissariato presenti un piano soddisfacente con precise scadenze per portare via i residenti del Campo Ashraf dall’Iraq prima che possa assolvere e iniziare i suoi compiti legali. Questo intanto non è di competenza del Commissariato dell’ONU, e si sa che per il trasferimento e il soggiorno in altri paesi è necessaria la riconferma dello statuto di rifugiato;
 È  chiaro che il governo iracheno non  ha fatto altro che una recita della sceneggiatura scritta dal regime iraniano,  e questo è il preludio di una  violenza e di un  bagno di sangue. Ricordiamo ancora una volta che massacri del luglio 2009 e di aprile 2011 sono successi in seguito alla disattenzione della Comunità internazionale verso i  moniti lanciati dalla Resistenza Iraniana.

Considerato quanto  esposto, chiedo alla Comunità internazionale, in particolare ai governi e agli organi e alle autorità di competenza che:
1. sia tolta dall’ordine del giorno ogni volontà di  spostamento obbligatorio dei residenti del Campo Ashraf nel territorio iracheno;
2. sia revocato l’ultimatum entro l’anno, illegale e repressivo,  che sin dall’inizio è stato solo una scappatoia del governo iracheno  per sottrarsi  alle conseguenze dei crimini commessi l’8 aprile e non subire le indagini ribadite a livello internazionale,  in attesa che sia espletata l’identificazione e il riconoscimento dei residenti di Ashraf da parte  del Commissariato e il  loro trasferimento nei paesi terzi;
3. visto che il governo iracheno non permette che il Commissariato dell’ONU inizi l’identificazione e il riconoscimento dello status di rifugiato, l’unico modo per togliere l’alibi per un eccidio di inermi è la riconferma del rinascimento collettivo dei residenti del Campo Ashraf da Parte del Commissariato,  e successivamente iniziare con le   interviste individuali  per trovare una risoluzione definitiva  per i singoli;
4. la tutela dei residenti nel Campo Ashraf sia garantita dal Consiglio di Sicurezza attraverso  le forze dei caschi blu con lo  stazionamento  degli osservatori delle Nazioni Unite nel Campo fino al trasferimento dell’ultimo residente fuori dall’Iraq.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza iraniana
20 novembre 2011 

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