domenica, Novembre 27, 2022
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Maryam Rajavi in lutto

Da leggere, Gennaio 2015 – La signora Rajavi, il presidente dell’opposizione iraniana, ha condannato fermamente lo spietato attacco terroristico al giornale francese Charlie Hebdo. 

Rajavi, anche lei musulmana, combatte da ben 35 anni contro il regime islamista in Iran che è il primo responsabile di questo “atto barbaro e disumano”.

L’assalto contro il settimanale satirico parigino, ha suscitato orrore nell’ambito della comunità internazionale, e tra alcuni leader musulmani, i quali hanno condannato questi “omicidi scioccanti” ed hanno espresso il loro sostegno al popolo francese nella lotta contro il terrorismo e per la difesa della libertà di stampa.

Il capo del governo italiano Matteo Renzi ha pubblicato sul suo account Twitter: “Orrore e sgomento per il massacro di Parigi, la violenza perderà sempre contro la libertà”.

La leader del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, Maryam Rajavi,  dal suo quartier generale nella regione parigina, ha vigorosamente condannato questo “atto terroristico”. Ella, che in questi lunghi anni ha cercato in tutti modi di convincere tutte le istituzioni occidentali a formare un’unica fronte per poter eliminare il terrore, ha dichiarato: “In questi momenti difficili, il popolo iraniano e la sua Resistenza sono al fianco del popolo francese e delle famiglie addolorate. Attaccare dei cittadini innocenti, specialmente dei giornalisti, qualunque ne sia il pretesto, è un crimine terroristico, contrario agli insegnamenti religiosi che sono estranei a questi crimini”.

Uccidere la libertà espressiva è una pratica istituita dall’ayatollah Khomeini, fondatore del regime islamista in Iran, che aveva lanciato anche una fatwa (un decreto religioso) contro lo scrittore britannico Salman Rushdie. Dopo la pubblicazione dell’opera “I versetti satanici”, il dittatore iraniano ha chiamato tutti i musulmani ad assassinare l’autore. Diversi suoi editori sono stati assassinati e lui stesso vive in clandestinità dal 1988.

Seminare il terrore in nome di Dio è stato il marchio di fabbrica degli islamisti al potere in Iran, che si è poi diffuso tra i gruppi estremisti della regione che oggi stanno cercando di creare il loro proprio “Stato Islamico”. Torturare a morte, amputare gli arti e la decapitazione di quelli che sono accusati di “inimicizia verso Dio”, sono pratiche istituzionalizzate dai mullah molto prima dell’ISIS.

Questo fenomeno funesto affonda le sue radici in Iran e nell’esempio della repubblica dei mullah, primo regime islamista del mondo contemporaneo. Per sconfiggerlo, bisogna sradicare la sua fonte ideologica, nella sua culla storica.

Urge immediatamente, soltanto insieme alla resistenza iraniana, costruire un patto internazionale per poter sconfiggere una volta per sempre il cancro del regime del terrore degli’ayatollah al potere in Iran. E’ e rimane l’unica soluzione, da percorrere, per la pace del nostro futuro.  

Dr. Jamshid Ashough

 

 

 

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