mercoledì, Novembre 30, 2022
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Maryam Rajavi: “Il potere delle donne è il maggiore avversario del fondamentalismo islamico”

Estratto del discorso di Maryam Rajavi, Presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) alla conferenza tenutasi a Berlino in occasione della Giornata Internazionale della Donna, il 7 Marzo 2015, a cui hanno partecipato centinaia di personalità femminili giunte dai cinque continenti.

Negli ultimi due secoli il nostro mondo ha più volte conquistato nuovi successi in gran parte dovuti ai movimenti di uguaglianza delle donne. Mi riferisco allo storico movimento femminile per il suffragio, ai loro sforzi per ottenere il rispetto dei diritti e delle libertà individuali, come il diritto all’istruzione, alla proprietà, al divorzio, all’eredità, ad un salario equo, all’aumento della quota di partecipazione delle donne nelle istituzioni economiche e politiche e la loro altruistica lotta nell’ambito dei movimenti di liberazione che hanno combattuto contro la dittatura.

Ma purtroppo il progresso dell’ideale di uguaglianza si trova oggi faccia a faccia con una formidabile barriera: il fondamentalismo islamico. Mentre minaccia l’intera regione e il mondo attraverso la discriminazione, il terrorismo e il genocidio, questo fenomeno è il più ostile alle donne. Per questa ragione oggi, la terribile condizione delle donne in Medio Oriente è totalmente e strettamente connessa all’insicurezza, all’oppressione, alla mancanza di un tetto, all’omicidio e alla schiavitù.

Ben oltre il Medio Oriente, il fondamentalismo sta ora minacciando l’Europa e le altre regioni di tutto il mondo.

Ma nonostante ciò, voglio dire che c’è un modo per sconfiggere e annientare questa forza distruttiva e c’è la soluzione: il potere delle donne è il maggiore avversario del fondamentalismo islamico.

Sì, la soluzione viene offerta da un movimento di resistenza che crede nel potere e nella leadership delle donne che guidano questa lotta.

Per prima cosa, permettetemi di spiegare come è emerso il fondamentalismo.

La nascita del fondamentalismo deriva da una moltitudine di fattori,da circostanze sociali e storiche e dalle politiche perseguite dalla comunità internazionale.

I maggiori sviluppi del ventesimo secolo, da parte loro, hanno influenzato la formazione e il rapido avanzamento del fondamentalismo. Ma nessuno è stato tanto determinante quanto l’ascesa al potere dei mullah reazionari in Iran. E specialmente in questo caso, perché il regime al potere in Iran, per la prima volta, ha mostrato ai gruppi fondamentalisti un modello da seguire. Agli stessi gruppi che ora sono divenuti la fonte del terrorismo e della guerra nelle regioni del Medio Oriente e altrove.

Ma l’emergere del fondamentalismo è, come alcuni asseriscono, una sfida tra il mondo islamico e l’Occidente o, più specificatamente, uno scontro tra l’Islam da una parte e il Cristianesimo e l’Ebraismo dall’altra?

No davvero! In realtà il nodo del conflitto non è tra Islam e Cristianesimo. Né tra Islam e Occidente, né tra sciiti e sunniti. Questo conflitto vede la libertà opposta alla sottomissione e alla dittatura, l’uguaglianza da una parte e l’oppressione e la misoginia dall’altra.

E allora perché i fondamentalisti più di chiunque altro, dirigono la loro vendetta e la loro violenza verso le donne? Primo perché la loro natura arretrata li ha resi misogini. E secondo perché durante la rivoluzione del 1979 in Iran e nei rivolgimenti sociali negli altri paesi del Medio Oriente, i fondamentalisti sono stati sfidati e vengono sfidati oggi dall’immensa voglia di libertà ed uguaglianza che ruota attorno all’emancipazione delle donne.

Per questa ragione la misoginia rappresenta il nucleo della mentalità fondamentalista, che opprimendo le donne opprime e minaccia tutta la società nel suo complesso.

Devo tuttavia sottolineare che il fondamentalismo è una reazione difensiva al movimento per la libertà e l’uguaglianza, che non può resistere alla determinazione delle nazioni del Medio Oriente di andare avanti ed ottenere la libertà e l’uguaglianza.

La lotta al fondamentalismo richiede una soluzione globale che preveda una risposta culturale.

Invocando il nome dell’Islam, il fondamentalismo usa questa religione come un’arma per andare all’attacco.

Perciò la risposta sta in un Islam democratico: l’antitesi al fondamentalismo.

Devo quindi evidenziare che questi due fenomeni sono diametralmente opposti l’uno all’altro.

Uno è un’ideologia dittatoriale e l’altro è la religione della libertà che riconosce la sovranità come il più importante diritto del popolo.

Uno difende la discriminazione religiosa, l’altro è un Islam che propugna uguali diritti per i seguaci delle altre religioni.

Uno è monopolistico e dogmatico, l’altro è un Islam tollerante che promuove il rispetto per la fede in altre idee e religioni.

Uno è una religione imposta attraverso la forza, l’altro è un Islam che rifiuta qualunque obbligo nella religione.

Uno pratica la misoginia, l’altro promuove l’uguaglianza tra i sessi.

Con l’affermazione di questo realtà, mezzo secolo fa i Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI) hanno sfidato il fondamentalismo islamico.

Parlando di questi due Islam il leader della Resistenza, Massoud Rajavi, ha detto che una interpretazione dell’Islam “è foriera di oscurità, mentre l’altra è l’alfiere della libertà, dell’unità e dell’emancipazione. Ma la battaglia tra questi due, che è allo stesso tempo la battaglia per il destino e la storia del popolo iraniano, è una delle prove più importanti per l’umanità di oggi”.

E ora dobbiamo rispondere a questa domanda: dal punto di vista politico, qual’è la soluzione al fondamentalismo?

Oggi in Asia e Africa, gruppi fondamentalisti diversi sono impegnati a distruggere ed a compiere atti di terrorismo in nome dell’Islam. Le loro atrocità sono arrivate a Parigi, a Bruxelles e a Copenaghen, mettendo in pericolo la società umana.

Come può essere sconfitto questo pericolo? Dov’è il nucleo di questo pericolo, che se venisse distrutto significherebbe la fine del fondamentalismo?

Dobbiamo trovare la risposta nella sfida alla dittatura religiosa al potere in Iran, perché questo regime è il cuore del problema e il suo appoggio alla dittatura di Bashar Assad in Siria e a quella di Maliki in Iraq ha portato alla nascita delle milizie fondamentaliste e dell’ISIS.

Pertanto, rimanere in silenzio di fronte all’ingerenza del regime iraniano in Siria, in Iraq ed in altri paesi della regione, per non parlare di una sua collaborazione con la scusa di combattere l’ISIS, rappresenta un errore strategico. Sarebbe assurdo chiedere al piromane di spegnere l’incendio. Al contrario, una politica corretta prevede la cacciata del regime dei mullah da Iraq e Siria. 

Il regime iraniano è lo stato creatore della maggior parte delle atrocità e del male che i gruppi fondamentalisti hanno perpetrato e stanno perpetrando prendendo a modello il governo dei mullah.

Davvero, chi ha fatto della lapidazione a morte una pratica ufficiale negli ultimi due decenni del 20° secolo?

Chi ha trasformato in legge la pena dell’accecamento e dell’amputazione degli arti?

Chi ha massacrato il più gran numero di detenuti politici dalla Seconda Guerra Mondiale?

Chi ha emesso una fatwa per assassinare un autore straniero?

Chi ha resuscitato ed utilizzato il modello reazionario del califfato?

Sì, è il regime del velayat-e faqih, il padrino del terrorismo, il nemico delle nazioni mediorientali e la principale minaccia alla pace e alla sicurezza mondiale.

Nel celebrare la Giornata Internazionale della Donna, devo dire che Khomeini e i suoi compari hanno commesso molti odiosi crimini e attacchi contro le donne, la maggior parte dei quali sono rimasti sconosciuti finora.

La verità è che i crimini scioccanti e strazianti commessi dall’ISIS negli ultimi mesi, sono solo una piccola parte della catastrofe che il popolo iraniano ha dovuto sopportare negli ultimi 36 anni.

E’ stato il regime dei mullah che ha iniziato a praticare il terrorismo nel nome dell’Islam. Fortunatamente i leaders delle potenze occidentali hanno saputo distinguere inequivocabilmente l’Islam dal fondamentalismo. La cancelliera Merkel recentemente ha detto che il terrorismo praticato in nome dell’Islam è un insulto a Dio.

Sì, il regime iraniano funge da creatore, da patrono e da guida per il fondamentalismo nel mondo di oggi.

Per questa ragione abbattere questo regime, che agisce come padrino dell’ISIS, è una necessità impellente. Non solo per il popolo iraniano, ma per la regione mediorientale e il resto del mondo.

La comunità internazionale non potrà sconfiggere il fondamentalismo a meno che e fino a che non colpisca l’epicentro del fondamentalismo, vale a dire il regime dei mullah in Iran.

La politica occidentale compiacente ne è responsabile, perché l’Occidente non solo non è riuscito a combattere seriamente il fondamentalismo, ma ha scelto la via della conciliazione con lo stato che lo sponsorizza, il regime iraniano, e si è associato ad esso nella repressione dell’alternativa al fondamentalismo.

Davvero, perché i governi occidentali sono confusi su come affrontare l’ISIS e l’estremismo che agisce in nome dell’Islam?

Perché non sono riusciti ad identificare correttamente la realtà del fondamentalismo, le sue minacce e le sue profonde debolezze?

Perché sono tutti presi a compiacere i fondamentalisti.

Noi gli diciamo di smettere con questa compiacenza e di separare le loro fila dall’epicentro del fondamentalismo, cioè il regime in Iran.

Allo stesso modo voglio avvertire che fare concessioni a questo regime durante i colloqui sul nucleare, va contro i più alti interessi del popolo dell’Iran e della regione e minaccia la pace e la sicurezza globale. Equivale a sacrificare i diritti umani del popolo iraniano.

Solo tre giorni fa, in contemporanea ai colloqui sul nucleare, i mullah hanno impiccato pubblicamente e segretamente, decine di prigionieri, tra cui i sei detenuti politici curdi sunniti che aveva fatto lo sciopero della fame. La loro esecuzione è stata un tentativo di nascondere l’impasse del regime e di impedire le rivolte popolari. Rendiamo onore a quei martiri e sottolineiamo che il silenzio e l’immobilismo dimostrato di fronte a questi crimini disumani, con la scusa dei negoziati sul nucleare, non fanno altro che incoraggiare i mullah a continuare con queste atrocità e a persistere nel portare avanti i loro progetti per la costruzione della bomba atomica. I mullah si sono seduti al tavolo dei negoziati spinti dalla massima disperazione. La politica di accondiscendenza ha incoraggiato i mullah. Una politica così debole equivale ad incoraggiare il fondamentalismo. Per questo le potenze occidentali devono porvi fine.

C’è una soluzione, perché il popolo iraniano non ha il tempo di rimanere in silenzio verso la dittatura religiosa al potere. Negli ultimi tre decenni il popolo ha lavorato per creare un’alternativa democratica.

Questa alternativa ha come nucleo centrale un movimento che crede nel vero Islam democratico e che sostiene la separazione tra religione e Stato. E’ un’alternativa potente e messaggera di uguaglianza per le donne in ogni ambito, in particolare nella leadership politica e di governo.

Questo movimento deve la sua perseveranza e il suo progresso alla sua fede nell’ideale di uguaglianza.

La presenza delle donne a tutti i livelli di questo movimento e la loro fermezza nella prima linea della battaglia, tra le pressioni più intense e le uccisioni, ha creato un nuovo livello di impegno verso l’ideale di uguaglianza e, per estensione, ha dotato questo movimento di un nuovo livello di forza e perseveranza.

Davvero, è un movimento che trova il suo compimento nel suo stesso ideale e non è scoraggiato dagli equilibri di potere, ma resiste, avanza, sempre rinvigorito e rinnovato, e crea nuovi valori che gli forniscono il potere di perseverare oggi e di ricostruire domani.

Tra questi valori vi è il dare prevalenza all’amore, all’affetto, all’amicizia e mettere al primo posto i propri colleghi e compagni. Questi valori sono l’esatto contrario dell’immagine della rivalità, dell’invidia e dell’eliminazione degli altri. In una parola è amore al posto dell’odio.

C’è anche il valore di non perdere la speranza e di non soccombere alle difficoltà, a dispetto dei problemi e della durata di questa lotta.

Devo dire che questi valori non appartengono ai pionieri, donne e uomini, dell’Iran. Questi valori sono la chiave del progresso e della liberazione ovunque vi sia oppressione e disuguaglianza. Questo è un cammino ed un mantra che incita alla speranza e a continuare la lotta. Propugna la fermezza e la perseveranza. 

Donne libere di Siria, Iraq, Palestina, Tunisia, Egitto, Giordania, Yemen, Libia, Algeria, Marocco, Afghanistan, India, Pakistan, Europa e America e ovunque nel mondo, io faccio appello a voi perché creiate ed espandiate un fronte potente contro il fondamentalismo islamico, il terrorismo e la barbarie perpetrata in nome dell’Islam.

La presenza di uomini anti-fondamentalisti all’interno di questo fronte ha, ovviamente, un significato speciale.

Quando l’omicidio dei nostri figli in Pakistan viene tollerato.

Quando il rapimento delle nostre figlie in Nigeria, assassinare e cacciare le donne e i bambini dalle loro case in Siria diventa routine.

Quando non c’è nessuno che esprima il suo sdegno per l’esecuzione di Reyhaneh Jabbari e per le aggressioni con l’acido che hanno subito le nostre sorelle in Iran,

è la forza e il potere delle donne che può e deve sollevarsi in quel caso. E’ la voce delle donne, le grida di protesta e di unità tra le donne che possono e devono impedire a questa catastrofe di continuare.

A causa di questa responsabilità storica, cambiare lo status quo è un nostro dovere e un nostro impegno e dobbiamo tutti lavorare insieme per realizzarlo.

Sia che si tratti del diritto  per le donne all’uguaglianza in ogni ambito, o il diritto di scegliersi il proprio abbigliamento o l’abolizione del velo obbligatorio o all’uguale partecipazione alla leadership politica.

Sì, noi dobbiamo creare un mondo basato sulla giustizia, la libertà e l’uguaglianza. Creare un mondo così, per le donne è certamente possibile.

A tutte le mie sorelle in tutto l’Iran, alle valorose donne che resistono nelle prigioni proprio in questo momento, alle giovani donne le cui voci sono le grida più alte in Iran oggi, alle insegnanti che hanno preso parte numerosissime al movimento di protesta degli insegnanti negli ultimi giorni. E alle mie sorelle operaie, impiegate e infermiere che studiano nelle università o nei licei, io dico oggi a tutte voi: sposate la causa di liberare l’Iran.

Avete diverse generazioni di donne martiri come modello. Fatemeh Amini, Ashraf Rajavi, Azam Rouhi Ahangaran, Marzieh Oskouii, e le stelle splendenti di Campo Ashraf, Zohreh Qaemi, Giti Givehchian, Saba Haftbaradaran, Mahdieh, Farideh, Razieh Kermanshahi,  e le 1000 pioniere nelle fila dei Mojahedin a Camp Liberty.

Uniamo le nostre voci per dire alla comunità internazionale, al Governo degli Stati Uniti all’Unione Europea e alle Nazioni Unite che questo enorme movimento composto dalle pioniere a Camp Liberty è fonte di speranza e di ispirazione per le donne iraniane ed è un tesoro per il movimento di uguaglianza ovunque sia. Non dovete ignorare la loro protezione.

E lasciatemi dire forte e chiaro che se non volete garantire protezione al PMOI a Camp Liberty, dovreste almeno restituire parte dei loro armamenti personali in modo che possano difendersi dagli attacchi della forza terroristica Quds e delle milizie del regime iraniano.

Altrimenti starete nutrendo voi la bestia del fondamentalismo.

Quindi io dico a voi, donne e uomini di tutto il mondo che volete la libertà, di rafforzare questo fronte anti-fondamentalista per proteggere i diritti del PMOI a Camp Liberty e per combattere il fascismo religioso al potere in Iran.

Sì, si approssima un momento nella storia in cui, nonostante l’oscurità e la disperazione, il mondo verrà liberato dall’incubo del fondamentalismo e le nazioni del Medio Oriente verranno salvate da questo incantesimo malvagio. E non c’è dubbio che questo verrà realizzato grazie alla nostra unità.

Noi possiamo e dobbiamo!

Salute a tutti voi.

 

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