domenica, Novembre 27, 2022
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MARYAM RAJAVI: APPELLO PER LA GIUSTIZIA E PER LA FINE DELL’IMPUNITÀ PER I RESPONSABILI DEI CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ IN IRAN E IN SIRIA

abato 26 Novembre si è tenuta a Parigi una conferenza alla presenza di Maryam Rajavi. Nel suo discorso ha detto:

Primo Ministro Ghozali,

Onorevoli ministri, senatori e sindaci, Illustri giuristi,

Onorevoli oratori ed inviati della grande nazione della Siria e dell’eroica città di Aleppo,

Il mio più caloroso saluto a tutti voi.

Stiamo tenendo questa conferenza in un momento in cui la Resistenza Iraniana ha completato con successo la sua più grande iniziativa fino ad oggi: il trasferimento in sicurezza di tutti i membri del PMOI e di gran parte del corpo del movimento di resistenza del popolo iraniano da Camp Liberty, in Europa. Con questa cruciale impresa, la nostra Resistenza ha prevalso sulla malizia e gli obbiettivi del regime iraniano. Alla fine, tutti i complotti, politici e di intelligence, si sono rivelati inutili e i mullah non sono riusciti a raggiungere i loro obbiettivi, nemmeno dopo aver lanciato continui attacchi missilistici e terroristici contro i residenti. Perciò la vittoria finale della Resistenza in questo progetto fornisce una delle più importanti indicazioni, è cioè che il regime teocratico si è indebolito ed è prossimo alla sua sconfitta finale.

Oggi i mullah, che hanno fatto di tutto per annientare tutti i membri del PMOI a Camp Liberty, stanno subendo un grave impasse e non c’è giorno in cui non si lamentino dei pericoli dell’aumento della popolarità del PMOI in Iran.

Di contro, l’acciaio temperato, cioè gli eroi del PMOI che hanno resistito negli ultimi 14 anni ad Ashraf e i valorosi comandanti di Ashraf e Liberty, hanno dato il via ad una nuova fase di progresso e di avanzamento, persino con maggior risolutezza e maggiore passione dato che la prospettiva di una vittoria brilla più splendente che mai.

Come ha detto Massoud Rajavi: “Lo spirito di un Mojahed è incrollabile, sia che si trovi nel carcere di Evin o a Camp Ashraf, a Camp Liberty o in qualunque altro posto. Un Mojahed è un combattente per la libertà ed appartiene al grande esercito per la libertà della nazione iraniana. Risoluto, fermo e deciso in ogni circostanza, in qualunque momento e in qualunque luogo”.

Non abbiamo dimenticato i 141 nobili uomini e donne morti negli attacchi criminali sferrati da Khamenei e dagli scagnozzi di al-Maliki. Non dimenticheremo mai i nove membri del PMOI presi in ostaggio. Ottenere giustizia in un tribunale internazionale per queste uccisioni e per le proprietà saccheggiate dei residenti di Ashraf, rientra nei diritti del popolo iraniano. Non rinunceremo mai a lottare per un risarcimento.

Cari amici,

Un altro segnale del progresso e della crescita della Resistenza è l’aumento delle proteste popolari e degli scioperi a Teheran e in altre grandi città dell’Iran.

Ci sono settimane in cui si tengono anche dieci proteste di fronte al parlamento dei mullah. I commercianti del Bazaar sono in sciopero in diverse città. Gli studenti organizzano manifestazioni di protesta nelle loro università. I prigionieri politici praticano lo sciopero della fame nel carcere di Evin a Teheran, di Gohardasht a Karaj e in altri istituti di pena.

La gente, che ha visto le sue proprietà rubate dagli istituti legati al regime, organizza continue proteste di fronte alle sedi di governo. Di recente il ministro degli interni di Rouhani ha rivelato che diversi gruppi di persone si erano riversati nelle strade, inscenando un totale di 200 atti di protesta solo a Mashhad (capitale della provincia nord-orientale di Khorassan Razavi e seconda maggiore città iraniana). Queste sono proteste contro i furti del regime.

Queste grida di protesta sono dirette proprio ai pilastri e alle fondamenta del regime teocratico. Il problema non si limita ai licenziamenti ingiusti, ai salari e agli stipendi non pagati e alle varie forme di discriminazione e di ingiustizia. Il problema fondamentale è l’esistenza stessa del regime, che genera costantemente questa miseria, queste frodi e la devastazione.

Ecco cosa vuole il nostro popolo: questa situazione di dispotismo, di povertà e decadenza deve essere sostituita dalla libertà, dalla felicità e dal progresso.

Oggi entrambe le fazioni del regime non sono riuscite a raggiungere i loro obbiettivi più importanti, con la firma dell’accordo sul nucleare. Tutti ricordano che le sei potenze mondiali, ed in particolare gli Stati Uniti, hanno ceduto alle richieste del regime facendogli molte concessioni, in cambio di un solo passo indietro. All’epoca, io li misi in guardia dal fare ai mullah queste ingiustificate concessioni, che non tengono conto dell’attuazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU ed impediscono il completo smantellamento del programma nucleare del regime.

Ma l’accordo sul nucleare, che avrebbe dovuto essere un’opportunità per il regime di superare alcune delle sue crisi, ora è diventato deleterio. Khamenei lo definisce “semplicemente dannoso”, mentre le promesse di Rouhani per l’era post-JPCOA si sono rivelate vane.

Un anno dopo la revoca delle sanzioni, la povertà e la fame continuano a perseguitare il nostro popolo più che mai. Nel frattempo le fazioni interne al regime hanno iniziato a pareggiare i conti tra di loro rivelando tutta una pletora di segreti interni ed esterni, esempi di frodi finanziarie e scandali etici. Oggi i mullah non sono più in grado di controllare le loro stesse fazioni interne o di contenere le proteste popolari, come in passato. I mullah sono ad un impasse cruciale, tanto che hanno iniziato a sollevare dubbi e interrogativi sul futuro del regime. Così il nostro popolo sta facendo la sua parte organizzando proteste quotidiane. Che cosa vuole? Vuole il rovesciamento del regime velayat-e faqih attraverso la sua grande protesta per la libertà.

In tali circostanze, il regime iraniano sta cercando di preservare e di proteggere la sconfitta politica di accondiscendenza dell’Occidente. Vogliono che i governi occidentali, in particolare gli Stati Uniti e l’UE, continuino con la loro politica degli anni precedenti, che ha aiutato la tirannia religiosa a sopravvivere in Iran e a portare avanti la sua guerra e il terrorismo in tutta la regione. Ma dopo le elezioni presidenziali americane, il popolo dell’Iran, la Resistenza Iraniana, le nazioni e gli stati del Medio Oriente si aspettano che la nuova amministrazione americana riveda la sua politica degli ultimi tre decenni, ed in particolare quella degli ultimi 16 anni.

La politica statunitense sull’Iran e sulla regione, in questo periodo, si è basata sul riavvicinamento ai mullah, nonostante le conseguenze disastrose, come un Iraq devastato, una Siria che affoga nel sangue e il blocco della via ad un cambiamento in Iran. Non è senza motivo che i mullah al potere sono così terrorizzati dall’avvicinarsi della fine di ciò che definiscono “l’età dell’oro”.

I guadagni inaspettati piovuti sui mullah grazie alle errate politiche degli Stati Uniti sono stati assolutamente cruciali per il loro potere. Oggi dicono esplicitamente che il nuovo governo degli Stati Uniti potrebbe essere un governo del “terrore”. Khamenei ha espresso la sua profonda paura dicendo: “Stiamo riflettendo su come far superare al paese i possibili problemi”. 

Anche le lobby e gli agenti dei mullah stanno facendo di tutto per impedire o ritardare questo rinnovamento. Per quanto riguarda i fattori esterni, davvero, cosa avrebbe potuto essere più utile a Teheran della politica di accondiscendenza degli Stati Uniti? Guardiamo un attimo cosa è accaduto:

Il bombardamento e il disarmo del PMOI in Iraq era la richiesta principale dei mullah.

Aprire la via al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) per occupare gradualmente l’Iraq.

Consentire al regime iraniano di utilizzare l’Iraq come piattaforma di lancio per diffondere il suo terrorismo e la guerra nel resto della regione.

Violare l’impegno di Washington a proteggere e garantire la sicurezza del PMOI ad Ashraf e Liberty.

Restare in silenzio e passivo di fronte ai ripetuti massacri del PMOI.

Aprire un dialogo con la dittatura religiosa nel mezzo delle proteste del popolo iraniano per ottenere la libertà e fare concessioni al regime iraniano durante i colloqui sul nucleare.

Non è forse vero che è stata la repressione del popolo dell’Iraq e della Siria che ha causato la crescita e l’espansione del Daesh?

Non è forse vero che permettere ai mullah di inviare i loro agenti e le loro truppe in Siria ha creato questa catastrofe, la distruzione di un paese, il massacro di centinaia di migliaia di persone, milioni di rifugiati e il flagello del terrorismo e dell’insicurezza nel cuore dell’Europa e degli Stati Uniti?

Noi lo abbiamo detto ripetutamente, per anni e lo ripeterò di nuovo, che il peggiore sbaglio commesso dagli Stati Uniti nella regione, è stata la loro compiacenza verso i mullah al potere in Iran. Ora la regione potrà andare verso la pace e la tranquillità nella misura in cui gli Stati Uniti si dissoceranno da questa politica disastrosa. Allo stesso modo l’Unione Europea potrà avere un impatto positivo sulla situazione in Iran e in Medio Oriente nella misura in cui subordinerà i suoi legami politici e commerciali con Teheran alla fine delle esecuzioni.

Lasciatemi riassumere ciò che noi, il nostro popolo e il resto della regione ci aspettiamo dalla comunità internazionale.

La nostra richiesta alla comunità internazionale è che ponga fine alla sua politica di fare concessioni al regime del velayat-e faqih. La nostra richiesta è che ponga fine al silenzio e all’inazione di fronte ai crimini del regime iraniano in Iran e in tutta la regione. Ciò che vogliamo invece, è il suo rispetto per la lotta per la libertà del popolo iraniano.

Cari amici!

Contemporaneamente all’escalation delle tensioni interne ed internazionali per il regime, il Movimento per Ottenere Giustizia per i prigionieri politici massacrati ha lanciato una enorme sfida ai mullah attraverso la sua espansione sia in Iran che all’estero.

Nei mesi scorsi, la Resistenza Iraniana ha rivelato nuove informazioni ottenute dai suoi membri e sostenitori in Iran, riguardanti l’identità di altre vittime e di altri assassini.

A livello internazionale il comitato JVMI, Justice for the Victims of the 1988 Massacre in Iran, ha annunciato la sua costituzione a Ginevra. La registrazione ufficiale della risoluzione congiunta del Congresso degli Stati Uniti, che condanna il massacro dei prigionieri politici del 1988 e gli appelli di vari gruppi parlamentari di tutta Europa, sono stati passi di grande valore che, spero procederanno a passo spedito portandoci alla conquista finale.

Questo appello per la giustizia ha colpito le fondamenta della dittatura religiosa ed ecco perché il regime del velayat-e faqih è così vulnerabile di fronte ad esso. Questo è un risveglio ed un appello a tutti gli oppressi.

Le cose accadute nella camera speciale della tortura di Khamenei a Kahrizak, soprattutto nel 2009 e i crimini commessi ai danni dei giovani detenuti, devono essere denunciati e portati alla luce. Qual’è la storia che sta dietro alla morte dei medici che lavoravano a Kahrizak?

I crimini di guerra commessi durante gli otto anni di guerra di Khomeini, la sistematica esecuzione dei nostri compatrioti arabi, l’uccisione di gruppi di nostri concittadini sunniti e i popoli oppressi del Balucistan e del Kurdistan. I nostri compatrioti e le donne Baha’i oppressi a causa della loro fede e la catena dei delitti degli anni ’90.

Sì, su tutti i casi degli ultimi tre decenni si deve indagare.

Con il governo dei mullah, molte grida sono state soffocare, molto sangue è stato sparso ingiustamente e molti diritti sono stati calpestati, soprattutto il diritto più fondamentale del popolo iraniano, quello alla libertà e alla sovranità.

Al cuore di questo Movimento per Ottenere Giustizia, sta l’obbiettivo di sradicare gli oppressori. La prima richiesta del Movimento per Ottenere Giustizia è il rovesciamento di tutto il regime del velayat-e faqih nel suo complesso. Questo è l’obbiettivo primario del popolo dell’Iran e noi possiamo e dobbiamo raggiungerlo.

Cari amici,

Oggi Khamenei ha sempre più profondamente legato il destino del suo regime corrotto alla carneficina che perseguita il popolo della Siria. Ha cercato, invano, di giustificare l’aggressione e i massacri del regime con la scusa di difendere il Sacro Tempio (di Hazrat Zeinab). Ora non riesce nemmeno a tenere unite le fazioni interne al regime sulla continuazione di questa sporca guerra.

La guerra in Siria non ha nulla a che fare con il popolo dell’Iran e con i suoi interessi nazionali.

Avete sentito gli slogan di migliaia di iraniani nelle manifestazioni per commemorare Ciro il Grande a Pasargadae: “Io voglio sacrificare la mia vita per l’Iran, non per la Striscia di Gaza, non per il Libano!”. Perché tutti sanno che le attività guerrafondaie di Khamenei in Iraq, in Siria e nello Yemen servono solo a mantenere il velo della repressione sull’Iran e a preservare il potere del regime del velayat-e faqih.

Lo ripeto, diametralmente all’opposto rispetto ai mullah, noi e il nostro popolo restiamo al fianco del coraggioso e onorevole popolo della Siria. Noi consideriamo i suoi figli innocenti come se fossero nostri e proviamo il suo dolore e la sua sofferenza. Noi versiamo lacrime per le sue città devastate. Non troviamo pace per loro sono senza un tetto. Noi ci consideriamo cittadini della povera Aleppo insanguinata.

Aleppo è uno dei centri della civiltà, che ora sta resistendo sotto questi bombardamenti orrendi nel proseguimento dei suoi 6000 anni di storia. Aleppo è il simbolo della sofferenza e della resistenza del nostro mondo umano e Aleppo risorgerà ancora una volta in libertà e prosperità, a dispetto di tutto quello che questi criminali hanno fatto alla Siria e a dispetto di tutte le vergognose politiche di accondiscendenza.

La Siria non è sola. La Siria vive nei cuori della gente di tutto il mondo e state certi che trionferà e verrà liberata.

Cari amici, 

Per quanto riguarda l’attuale crisi nella regione, qualunque soluzione che voglia porre fine alla guerra e all’instabilità e voglia risolvere il problema del Daesh (ISIS/ISIL) in particolare, deve tener conto della necessità di porre fine all’ingerenza del regime nella regione, e soprattutto in Siria. Nulla è più catastrofico che collaborare con il regime iraniano nella lotta contro il Daesh. Ciò non farebbe altro che rafforzare il regime iraniano e sostenere il suo terrorismo e nutrirebbe il Daesh politicamente e socialmente.

La lotta contro il Daesh è inscindibile dalla lotta contro i mullah e l’IRGC. Più i mullah verranno respinti, più vicino il Daesh arriverà alla sua sconfitta.

Noi esortiamo tutte le nazioni e tutti gli stati del Medio Oriente a cacciare il regime iraniano dall’intera regione. Diffidiamo inoltre i governi occidentali a dare qualunque forma di assistenza al regime iraniano ormai avviluppato nella crisi. Consigliamo loro di non fare da stampella a questo regime iraniano che sta andando in pezzi, interrompendo ogni rapporto con l’IRGC. Al contrario essi devono riconoscere la Resistenza del popolo iraniano per un cambio di regime, per la libertà e la democrazia.

Miei cari compatrioti,

Questo movimento si fonda sulle sofferenze e il sacrificio suo e del suo popolo. Questo principio ha sempre illuminato il cammino del movimento. Proseguire la lotta, aprire con vigore la via, essere pionieri mediante i sacrifici e dimostrare uno sconvolgente grado di risolutezza per degli esseri umani, ci guida verso la via per la vittoria.

Questi sono i brillanti principi che Massoud Rajavi ha stabilito per questo movimento ed ha insegnato al PMOI, generazione dopo generazione, compresi quelli che sono entrati in questa lotta anni fa e gli appassionati ragazzi e ragazze che stanno crescendo oggi, a realizzare ciò che sembra impossibile. Questa è la forza di volontà che ha protetto il nostro movimento e che lo mantenuto forte e deciso nonostante l’orribile situazione nella regione e nel mondo. Questa risolutezza aiuterà il movimento, più di quanto non abbia fatto in passato, ad aprire la via al trionfo del popolo iraniano quando le condizioni interne ed internazionali cambieranno.

Sì, solo la vittoria finale è concepibile per questi uomini e queste donne.

Siate certi, quelli che non vogliono nulla per sé stessi, conquisteranno tutto per il loro popolo.

Con determinazione ed entusiasmo si preparano per il rovesciamento della tirannia religiosa in 1000 bastioni di lotta per la libertà. 1000 Ashraf.

Sì, creare 1000 Ashraf per ristabilire la libertà e la sovranità popolare in Iran, una repubblica libera che rispetterà la libertà, la separazione tra religione e stato, la parità tra i sessi e che abolirà la pena di morte.

Il giorno della libertà per il popolo dell’Iran e il giorno della pace e della tranquillità per la regione si sta avvicinando.

Viva il popolo iraniano!

Viva i martiri!

 

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