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Maryam Rajavi alla Conferenza del Senato Francese: La dittatura religiosa al potere in Iran è la causa dell’instabilità nella regione

“Il regime iraniano non è un alleato dell’Occidente. Invece di combattere l’ISIS cerca di espandere la sua egemonia in Iraq e Siria eliminando i sunniti”

•Prolungare il break out time di sei o nove mesi non è una soluzione dopo tre decenni di inganni di Tehran

•Una soluzione sicura implica una totale attuazione delle sei risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, il completo blocco delle attività di arricchimento dell’uranio e la chiusura di tutti i siti nucleari

“La dittatura religiosa al potere in Iran è la causa dell’instabilità nella regione”, ha detto la Presidente eletta della Resistenza Iraniana Maryam Rajavi in un incontro al Senato francese martedì 4 Maggio.

Alla conferenza dal titolo “Il fondamentalismo islamico dal Medio Oriente all’Europa – Sfide e Soluzioni”, Maryam Rajavi ha ribadito: “E’ un errore pericoloso presumere che il regime iraniano e l’Occidente siano alleati naturali nella lotta all’ISIS perché, invece di combattere l’ISIS, i mullah sono impegnati in uno spaventoso annientamento dei sunniti e cercano di espandere la loro egemonia in Iraq e Siria.

Maryam Rajavi ha asserito che la formazione della coalizione araba ha sconvolto i calcoli dei mullah sull’occupazione dello Yemen. Ha poi sottolineato che è anche possibile infliggere dei duri colpi al fondamentalismo e all’estremismo in Iraq e Siria, cacciando il regime iraniano da quei territori, armando le tribù sunnite irachene per combattere l’ISIS ed assistendo l’opposizione moderata siriana per rimuovere Assad.

Ricordando la sua dichiarazione all’udienza del Congresso U.S.A. del 29 Aprile, ha inoltre sottolineato: “Il fondamentalismo islamico che ha dominato la regione dall’ascesa al potere dei mullah in Iran, alla fine verrà distrutto dalla caduta del regime iraniano”.

Maryam Rajavi è stata invitata al meeting del Senato dal Comitato Francese per un Iran Democratico. Ed ha precisato: “Il regime iraniano è estremamente instabile e si presenta, mentendo, come una potenza regionale. Senza queste interferenze aggressive e senza la bomba atomica, il potere del vali-e faqih, diminuirà rapidamente. Oltre 1500 esecuzioni sono stata compiute finora con la presidenza Rouhani, perché il regime si ritrova ad essere più vulnerabile che mai di fronte alla resistenza”.

L’incontro è stato aperto dal Senatore Alain Néri, Presidente del Comitato Francese per un Iran Democratico e dal suo collega il Senatore Bernard Fournier, membro dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa.

Anche altri illustri personaggi politici hanno partecipato al meeting. Tra questi l’ex-Primo Ministro algerino Sid-Ahmed Ghozali; Nadir Hakim, Segretario del Consiglio Politico della Coalizione Nazionale della Rivoluzione Siriana; Aude de Thuin, ex-Presidente del Forum Internazionale delle Donne; la filosofa Cynthia Fleury; molti senatori di diversi schieramenti politici in Francia, nonché il Senatore Jean-Pierre Michel e François Colcombet, membri fondatori del Comitato Francese per un Iran Democratico e il sindaco del primo distretto di Parigi, Jean-François Legaret.

Maryam Rajavi ha elencato le opinioni della Resistenza sul programma nucleare del regime iraniano, suddividendole in otto articoli:

1.“Dal punto di vista dei mullah al potere in Iran, la bomba atomica è indispensabile per la loro sopravvivenza e il loro predominio nella regione. La fatwa di Khamenei sull’illegalità delle armi nucleari è un inganno. Khomeini avvisò Khamenei che il ‘vali-e faqih’ (o leader supremo), può revocare unilateralmente il suo contratto religioso con il popolo se gli interessi del regime lo richiedono”.

2. “I progetti nucleari di Tehran sono completamente anti-patriottici e il popolo iraniano vi si oppone decisamente. Diametralmente all’opposto del regime, noi vogliamo un Iran democratico e non-nuclearizzato”.

3. “La conquista della bomba atomica, le violazioni dei diritti umani, l’esportazione del fondamentalismo e del terrorismo sono i quattro pilastri su cui si fonda la teocrazia al potere in Iran. La situazione dei diritti umani in Iran, nonché l’espulsione dei mullah da Iraq, Siria, Libano, Yemen, Afghanistan ecc., sono gli indicatori adeguati per capire se questo regime ha rinunciato o no alla bomba atomica. Meno di questo, qualunque ne sia la scusa, è un inganno che equivale a capitolare di fronte alla catastrofe dei mullah con le armi nucleari”.

4.“L’aggiunta di sei o nove mesi al break out time non è una soluzione per un regime impegnato da tre decenni in inganni e sotterfugi. L’unica garanzia viene dalla piena attuazione delle sei risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dalla completa interruzione delle attività di arricchimento dell’uranio, dal costringere i mullah a chiudere i loro siti nucleari e i loro progetti per la costruzione di missili e armi di distruzione di massa”.

5. “Ispezioni approfondite in tutti i siti militari e non, in qualunque momento e ovunque si trovino”.

6.“Il regime dovrà rispondere degli aspetti militari dei suoi progetti nucleari, dei suoi esperti sul nucleare e della sua rete per il contrabbando di materiale nucleare”.

7.“Ristabilire le sanzioni nel caso in cui il regime iraniano imbrogli o violi l’accordo  non è né pratico, né realistico, né logico. Nessuna sanzione dovrà essere rimossa fino a che il regime non avrà completamente accantonato il programma nucleare, altrimenti i mullah utilizzeranno questo fiume di denaro per comprare armi, come i missili moderni dalla Russia, senza aver ancora firmato nessun accordo”.

8.“In base ad un’esperienza di 36 anni della Resistenza Iraniana, i mullah di Tehran comprendono solo il linguaggio della forza e della fermezza. E’ arrivato il momento che le maggiori potenze smettano di compiacere e fare concessioni a questa tirannia religiosa e sanguinaria, che è la banca centrale del terrorismo e il primo utilizzatore al mondo della pena di morte. Al contrario dovrebbero riconoscere il diritto del popolo iraniano alla resistenza e alla libertà”.

Infine Maryam Rajavi ha espresso la sua speranza che la Francia si ponga alla testa di un’iniziativa pratica per impedire ai mullah qualunque via per arrivare alla bomba atomica, proprio come ha fatto durante i recenti negoziati, assumendo il ruolo di deterrente contro le politiche compiacenti.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

5 Maggio 2015

 

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