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L’inviato delle Nazioni Unite consegna gli esuli iraniani alla “prigione” in un vergognoso accordo con Tehran

Sunday Telegraph – di Christopher Booker 29 Gennaio2012 (Pag. 33)

La settimana prima di Natale, ho riferito di ciò che appariva come una tragedia incombente. In Iraq, 3300 esuli iraniani inermi, che vivono dagli anni ’80 a Campo Ashraf, una bella cittadina che hanno costruito nel deserto vicino al confine iraniano, venivano minacciati di essere massacrati il 31 Dicembre. Questa minaccia era stata fatta dal Primo Ministro iracheno Nouri al-Maliki, che agisce congiuntamente alle Guardie Rivoluzionarie criminali dell’Iran, che considerano i Mujaheddin del Popolo Iraniano (il PMOI), che fa parte del Consiglio Nazionale per la Resistenza Iraniana, come il loro più odiato nemico. Poiché la scadenza dell’ultimatum si avvicinava, a seguito di un’intensa attività diplomatica, non ultima quella del Governo degli Stati Uniti (che diede una garanzia scritta di protezione a ognuno dei residenti di Ashraf nel 2003, in cambio della consegna delle loro armi), le Nazioni Unite hanno firmato un accordo con il governo iracheno, negoziato del Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite in Iraq Martin Kobler, ex-diplomatico tedesco.

I residenti di Ashraf sarebbero stati trasferiti a Camp Liberty, una ex-base americana grande 40 km2 vicino Baghdad, dal quale le Nazioni Unite avrebbero predisposto il loro trasferimento verso paesi terzi.
Il giorno di Natale, questo è stato accolto favorevolmente dal Segretario di Stato americano, Hillary Clinton.

E’ venuto fuori poi, comunque, che ai 3300 esuli sarebbe stato permesso di occupare un piccolo angolo di Camp Liberty, a malapena 500 m2, che è stato completamente saccheggiato, senza acqua corrente e attorno al quale gli iracheni stavano erigendo muri di cemento armato alti più di 4 m. Non sarà consentito loro di portare veicoli o beni personali, o lasciare il campo. Ben lontano dall’essere un rifugio sicuro, sembra, che resteranno ad attendere il loro destino ammassati in ciò che il Consiglio Europeo ha denunciato la scorsa settimana come “una prigione”, guardati a vista dentro e fuori dalle guardie irachene e iraniane.

Scandaloso come mai è stato il ruolo ricoperto il mese scorso da Mr. Kobler delle Nazioni Unite che, lungi dal protestare contro questo tradimento, ha incontrato a Baghdad l’ambasciatore iraniano, egli stesso un alto comandante delle Guardie Rivoluzionarie. Dopo l’incontro ha annunciato prima che 750, poi 1250 esuli erano disposti a ritornare in Iran. Non c’è nulla che temano di più, dato che sanno che verrebbero arrestati o uccisi. L’annuncio di Kobler è stato sbandierato a Tehran come una vittoria, e questo impasse mortale rimane.

Il Generale David Phillips, l’ex-capo della Polizia Militare americana, che diede ai residenti di Ashraf le garanzie personali per la loro sicurezza, ha espresso la sua angoscia di fronte a questi sviluppi. Ora si sono uniti a lui per protestare contro questo tradimento, uno schieramento di eminenti figure internazionali, compreso Rudy Giuliani, l’ex-sindaco di New York.

Ma con quale autorità un funzionario delle Nazioni Unite ha potuto divenire parte di questo accordo disumano? E perché sembra che il nostro Governo stia permettendo tutto ciò? Il Foreign Office recentemente mi ha confermato che loro ancora considerano il PMOI come terroristi, nonostante sia stato detto nel 2008 che devono essere rimossi dalla loro lista delle organizzazioni terroristiche proscritte, da quando cioè Lord Philips, Presidente della Corte Suprema, ha stabilito che non erano stati in grado di produrre uno straccio di prova per giustificare questo.
A che gioco oscuro stanno tutti giocando –  a nome nostro?

 

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