domenica, Novembre 27, 2022
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L’indagine modello Maliki intende rappresentare le vittime come i realizzatori della strage di Ashraf

I responsabili della strage ricorrono all’inganno per compromettere le indagini nel tentativo di sottrarsi alle conseguenze del loro crimine contro l’umanità.

Strage ed esecuzioni di massa ad Ashraf – no. 77

Fonti attendibili provenienti dall’interno del regime iraniano, che possono essere presentate davanti a qualsiasi tribunale internazionale, rivelano che  agenti di Jamil Shemri, capo della polizia del governatorato di Diyala in Iraq, hanno ricevuto l’ordine da parte di Maliki e della commissione del primo ministro incaricata della repressione ad Ashraf, di controbilanciare un’indagine imparziale e indipendente del crimine contro l’umanita perpetrato ad Ashraf, mettendo in scenafalsità e rapporti artefatti costruiti dalla cosiddetta commissione d’inchiesta. Ciò ha lo scopo di aiutare i capi e gli autori di questo crimine, compresi Maliki, Faleh Fayaz e il generale di divisione Shemri e altri criminali a eludere le conseguenze di questo crimine contro l’umanità. Le indagini modello Maliki sono ridicolmente  programmate per fare apparire le vittime come gli autori del massacro di Ashraf.

I documenti rivelano che in questa cosiddetta indagine di Jami Shemri devono comparire i punti e gli argomenti seguenti:

1 I residenti di Ashraf non hanno consentito alla polizia e all’esercito iracheni di entrare nel campo per condurre indagini quando è avvenuto l’episodio  e, spostando i corpi delle persone uccise, hanno cercato di alterare le prove!

2. Le esecuzioni e il colpo di grazia mentre erano ammanettati, non sono veri. Quando i corpi sono stati consegnati alle forze irachene non erano visibili manette, le avevano tolte i residenti di Ashraf!

3. I residenti di Ashraf non hanno consentito alle forze irachene di entrare ad Ashraf dopo l’attacco perché non volevano che gli Iracheni sapessero delle loro attrezzature e armi!

4. Tutti gli esplosivi erano stati installati dai Mojahedin stessi. I dispositivi mobili trovati con gli esplosivi erano dello stesso tipo posseduto dai residenti, alcuni dei quali hanno portato con sé a Camp Liberty. Installare una tale quantità di esplosivi richiede molto tempo ed era stato logicamente fatto dai residenti di Ashraf!

5. Quando le forze irachene e l’UNAMI erano ad Ashraf, i Mojahedin volevano fare esplodere pacchi bomba usando un telecomando, ma i tecnici iracheni lo hanno impedito!

6. I residenti non hanno consegnato alle forze irachene alcuno dei film ripresi dalle loro telecamere di sicurezza perché potessero essere usati nelle indagini!

7. Vi sono indicazioni che i residenti fossero a conoscenza dell’attacco prima che si verificasse lil fatto, ma non hanno informato le forze irachene incaricate della protezione di Ashraf!

Falsificazioni, sceneggiate e indagini portate avanti da Maliki sul crimine che egli stesso ha commesso sono una tattica nota che non inganna nessuno.

Primo – Anche dopo gli attacchi del luglio 2009 e dell’aprile 2011 il governo iracheno tentò di presentare il PMOI come l’autore delle uccisioni.

In una testimonianza resa l’11 dicembre 2012, Tahar Boumedra, capo dell’Ufficio per i diritti umani dell’UNAMI e responsabile dell’UNAMI per Ashraf dal 2009 al 2012, ha affermato:

“Andai ad Ashraf, contai i cadaveri e tornai a Baghdad. Con l’ambasciatore statunitense Butler andammo dal capo di gabinetto di Al-Maliki, insieme al suo consigliere per la sicurezza nazionale e al consigliere politico nell’ufficio del primo ministro. Mostrai loro il documento e dissi che vi erano 36 cadaveri, 36 persone uccise, e loro si guardarono l’un l’altro come se io stessi inventando tutto.  … Non volevano vederlo. Richiesi un’indagine, mi dissero che avrebbero fatto l’indagine con i loro metodi. Qual è il loro metodo d’indagine? Mi sedetti con loro nell’ufficio del primo ministro e mi mostrarono una serie di fotografie di granate e armi leggere, pistole e Kalashnikov. Me le mostrarono come la prova che a Camp Ashraf vi fossero armi e che quelle armi erano state adoperate per uccidere gli stessi residenti di Ashraf. Quelle fotografie, so che non erano fatte bene, erano solo foto che puoi prendere da qualsiasi fonte, ma non importa. Quelle foto venivano usate e distribuite alle ambasciate a Baghdad, insieme ad alcune affermazioni, quelle affermazioni erano le affermazioni delle forze di sicurezza implicate nel caso, nell’attacco, e questa era l’indagine effettuata dal governo dell’Iraq.”

Secondo – Contrariamente alle asserzioni del governo iracheno e del comandante della polizia del governatorato di Dilaya, i rappresentanti dell’UNAMI hanno visitato Ashraf alle 2 pomeridiane del 1° settembre, solo poche ore dopo che il crimine era stato perpetrato., hanno visto i cadaveri e li hanno fotografati. Lo stesso giorno Reuters ha riferito: “ In una dichiarazione, il segretario generale dell’ONU ha detto: Le Nazioni Unite deplorano gli odierni eventi tragici di Camp Ashraf, che secondo testimonianze hanno causato 47 morti.” Il comunicato dice: “Due fonti della sicurezza irachena hanno detto che l’esercito e le forze speciali hanno aperto il fuoco contro i residenti … Hanno detto che almeno 19 di loro sono stati uccisi, 52 feriti e 38 arrestati e che loro non ritengono che i residenti fossero armati”.

Terzo – Il 2 settembre, una delegazione ONU di alto livello ha visitato Asdhraf e il giorno seguente in un comunicato ha  reso noto che:

“24 ore dopo i tragici fatti avvenuti a Camp Ashraf, una delegazione dell’UNAMI guidata dal rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite (DSRSG), Gyorgy Busztin, di cui faceva parte il capo dei diritti umani e dei settori di medicina dell’UNAMI, ha visitato il campo ieri … Nel campo la delegazione ha accertato la presenza di 52 cadaveri in un obitorio improvvisato. Tutti i morti presentavano ferite da arma da fuoco, in maggioranza in testa e nella parte superiore del corpo, e parecchi avevano le mani ammanettate … Dopo la mediazione dell’UNAMI tra le autorità irachene e i residenti del campo, questi ultimi acconsentivano a che le ambulanze irachene trasportassero i corpi dei morti all’obitorio di Baquba”.

Quarto – Come affermato nel comunicato stampa del NCRI (n° 65), il 25 settembre una delegazione di tre persone in rappresentanza di Jamil Shemri si è recata a Camp Liberty per parlare con alcuni dei 42 testimoni trasferiti da Ashraf a Liberty, per svolgere indagini sull’attacco del 1° settembre. Due membri della delegazione, il colonnello Abdolamir Shemri e il generale di brigata Khalis Al-Tamimi, sono i vice di Jamil Shemri, e entrambi erano tra i capi dell’attacco del 1° settembre.

Benché gli avvocati dei residenti avessero respinto questa indagine illegale, uno dei testimoni ha riferito per quattro ore e mezzo ciò che ha constatato per prevenire ogni pretesto e accusa di mancanza di collaborazione. Ma, alla fine della sua testimonianza la delegazione irachena si è rifiutata addirittura di dargli una copia della sua testimonianza. I rappresentanti dei residenti hanno comunicato alla delegazione che tutti i 42 residenti erano pronti a rendere la loro testimonianza in presenza di un inviato delle Nazioni Unite o dell’ambasciata statunitense purché ne fosse consegnata loro una copia per impedirne qualsivoglia successiva alterazione.

Il comunicato stampa  del NCRI (n° 73) ha rivelato, il 28 settembre, che il gruppo d’inchiesta di Jamil Shemri era parte di uno scenario più ampio, una componente del quale è quella di ottenere testimonianze scritte o di procurarsi testimonianze orali davanti a un giudice governativo, da parte degli assassini che hanno partecipato al massacro del 1° settembre. Questi criminali sono individui la cui presenza nel campo al momento dell’attacco è innegabile. Tra loro individui quali il maggiore Ahmed Khozeir, il capitano Heidar Azab, il generale Jamil Shemmeriil colonnello Nahad …

Quinto – La signora Maryam Rajavi ha annunciato il 19 settebre alla sede dell’ONU di Ginevra: “Sono disponibili ore di filmati ripresi con i cellulari e e le telecamere che mostrano le forze di Maliki e gli agenti del regime iraniano mentre imperversano su Ashraf. Ho parlato personalmente per telefono con i sopravvissuti e i testimoni. Le forze irachene hanno sequestrato le telecamere dalle mani dei giustiziati. Esigiamo che il governo iracheno consegni questi cellulari e telecamere sottratti ai martiri e ai feriti.

Sesto – L’11 settembre, 35 ufficiali superiori statunitensi, compresi 10 generali e capi militari responsabili della protezione di Camp Ashraf, rappresentanti del Congresso, ed ex candidati alla Presidenza, segretari di governo, e ambasciatori hanno scritto al segretario di Stato John Kerry: “Chiedere al governo iracheno, che ha commesso queste atrocità, di svolgere un’inchiesta imparziale e renderne pubblici i risultati è assolutamente ridicolo. Ma non abbiamo nemmeno questa falsa apparenza di obiettività. Il primo ministro Maliki ignora semplicemente le richieste e accetta le deboli repliche degli Stati Uniti e dell’ONU come un via libera a commettere nuove atrocità.”

Settimo – A questo riguardo, il 1° settembre il portavoce dell’ambasciata statunitense ha dichiarato in un comunicato separato: “Sosteniamo le iniziative dell’UNAMI volte a dare la propria valutazione della situazione e invitiamo il governo iracheno a sostenere pienamente questi sforzi … Appoggiamo l’appello dell’UNAMI in favore di un’inchiesta esauriente e indipendente su questo fatto terribile e tragico. Coloro che risulteranno colpevoli ne dovranno pienamente rispondere”.

Ottavo – L’Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza dell’Unione europea il 2 settembre ha dichiarato: “ … Le circostanze in cui ha avuto luogo questo fatto brutale vanno chiarite e i colpevoli ne devono rispondere … Sostengo totalmente la decisione dell’UNAMI, in virtù del suo mandato umanitario, di effettuare una valutazione indipendente e trasparente di questo evento tragico. Mi appello a tutte le parti e in particolare al governo dell’Iraq perché facilitino l’inchiesta dell’UNAMI”.

Nono – Il 6 settembre, il sottosegretario di Stato Beth Jones ha scritto a nome del segratrio di Stato Kerry alla signora Rajavi: “ Sosteniamo la Missione di assistenza delle Nazioni Unite (UNAMI) e i suoi tentativi di condurre un’inchiesta indipendente su questo terribile evento e documentare quanto è accaduto. Abbiamo invitato il governo iracheno ad appoggiare pienamente questi sforzi.”

Decimo – In una lettera al segretario generale dell’ONU del 30 settembre, il rappresentante dei residenti ha chiesto: “Di assumersi la responsabilità dell’inchiesta sul massacro e le esecuzioni di massa del 1° settembre e di non consentire che questo enorme crimine contro l’umanità sia dimenticato e i responsabili principali fuggano, spianando così la strada a un massacro ancora maggiore a Camp Liberty”. Ha aggiunto, “prima di questo, i massacri del luglio 2009 e dell’aprile 2011 ad Ashraf e i lanci di razzi di febbraio e giugno 2013 a Liberty e le torture psicologiche sui Mojahedin ad Ashraf per due anni e le vessazioni su 14 ammalati fino alla morte, restano tutti privi di inchiesta. Il 15 aprile 2011, commentando il massacro dell’8 aprile, la signora Pillay dichiarò: “Ci vuole un’inchiesta completa, indipendente e trasparente, e ciascuna persona  che risulti responsabile di eccessivo ricorso alla forza dovrà essere perseguita.” Ciononostante non è stato mosso alcun passo finché siamo arrivati a un orrore maggiore e adesso sembra che l’orrore del 1° settembre avrà lo stesso destino. Allora, noi e lei dovremo aspettare un orrore ancora più grande”.

Conformemente alla logica legale, e al principio razionale in base a cui chi è sospettato di un crimine non deve partecipare all’indagine su quel crimine, la Resistenza iraniana ancora una volta invita il Segretario generale dell’ONU e l’Alto commissario per i diritti umani a condurre un’inchiesta indipendente e completa sul massacro del 1° settembre e a consegnare alla giustizia chi l’ha compiuto e li sollecita a non consentire a Maliki e Khamenei di nascondere questo grande crimine contro l’umanità, di aiutare questi maestri del crimine a fuggire e preparare un massacro più grande.

Segreteria del Consiglio nazionale della resistenza iraniana

8 ottobre 2013

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