sabato, Dicembre 3, 2022
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Le elezioni presidenziali-farsa del regime iraniano e le 12 crisi

CNRI – In un’intervista a Ehsan Aminolroaia, membro del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, le domande si sono concentrate sulle elezioni presidenziali in Iran.

Una delle prime domande è stata: “Alle prossime elezioni, come risponderà l’Iran a qualunque questione e come risolverà il conflitto? Nel 2013 il regime iraniano ha dovuto rispondere alla questione dell’accordo sul nucleare. Nel 2005 l’Iran voleva diffondere la sua influenza in Iraq e ottenere la bomba atomica.  Che cosa cerca il leader supremo del regime?”.

La risposta è stata che questa volta le elezioni-farsa sembra stiano mettendo più sotto pressione il regime iraniano, rispetto alla precedenti.

I disordini e lo stress delle elezioni precedenti sono sempre emersi dopo le elezioni stesse, mentre questa volta, le questioni sono venute alla luce prima. Il regime iraniano sta affrontando grossi problemi politici. Questa situazione è il risultato di una serie di eventi enormi avvenuti negli ultimi anni che hanno messo il regime iraniano sulla difensiva, come le proteste del 2009 e del 2010, la rottura dei gruppi di coalizioni dominanti del regime (i lealisti di Khamenei), la guerra civile siriana e le sanzioni internazionali.

Provvedimenti importanti presi in questa modalità difensiva ci sono stati quando il regime, nel 2011, ha intrapreso colloqui segreti con gli americani in preparazione del suo ritiro dal programma per la costruzione della bomba atomica. Nel 2013 Khamenei, nuovamente per paura dello scoppio di proteste, ha consegnato il potere esecutivo a Rouhani. Nel 2014 i mullah stavano perdendo potere nell’Iraq di Maliki, che era un agente del regime. Si sono ritirati dal loro programma nucleare nel 2015. Nel 2016, il blocco del trasferimento organizzato e collettivo del PMOI, il principale gruppo di opposizione al regime, dall’Iraq è fallito dando scacco matto al regime.

Ora il regime vuole trovare un modo di difendersi di fronte all’offensiva di una minaccia che si va diffondendo. Si potrebbe chiamare questa minaccia “un accumulo di crisi” o “crisi interconnesse”.

Tra queste le più importanti sono le seguenti:

Il potere al governo si è disintegrato e i suoi componenti divisi si trovano all’interno di un conflitto estenuante ed erosivo in grado di minacciare o paralizzare sia l’uno che l’altro. Voglio porre l’accento non solo sulla lotta di potere tra le fazioni di Khamenei e Rouhani, dato che ci sono alcuni nella fazione al potere di Khamenei che contribuiscono ad una sempre maggiore divisione e disgregazione.

1. E’ in corso una lotta per la successione del leader supremo e le sue dinamiche dimostrano l’instabilità del regime.

2. Un’alta possibilità di una protesta popolare è il fattore più importante di instabilità del regime.

3. Un livello sempre maggiore di protesta e di insoddisfazione che ha raggiunto il suo picco nel 2016, rispetto a sei anni fa, nel 2010.

4. L’antagonismo delle minoranze oppresse degli arabi, dei curdi, dei baluci e degli altri contrari al regime, si è intensificato ed ha preso forme aggressive.

5. Il regime iraniano è profondamente coinvolto in tre guerre all’estero: in Iraq, nello Yemen e soprattutto in Siria e non ha nessuna via di scampo da questa palude.

6. Il grande piano del regime iraniano per distruggere il Mojahedin Khalq iraniani, è fallito. Il loro felice trasferimento organizzato e di massa da Camp Liberty e fuori dall’Iraq è una garanzia per una alternativa democratica prospera e progressista al regime iraniano.

7. Il regime ha perso la sua principale influenza del suo potere, il programma nucleare, almeno per un certo periodo di tempo. Questo dietrofront, per certi aspetti, è molto peggiore del fallimento di Khomeini nella guerra Iran-Iraq che gli fece bere l’amaro calice del cessate il fuoco. Allora Khomeini riuscì a respingere il suo oppositore interno, Montazeri, ma Khamenei non è riuscito ad eliminare i suoi oppositori interni, come Mousavi e Karroubi.

8. L’accordo omnicomprensivo sul nucleare è politicamente fallito. Questo accordo doveva far rimuovere il blocco internazionale e migliorare le relazioni, in particolare doveva ripristinare le relazioni economiche con l’Occidente. Ma è fallito. Le sanzioni internazionali sono in atto, agiscono su altri ambiti e possono persino espandersi. L’accordo sul nucleare avrebbe potuto avere successo solo con l’Amministrazione Obama. Ma quell’opportunità è svanita per il regime.

9. Il governo Rouhani ha fallito sia politicamente che economicamente. Rouhani ha perso i suoi pilastri, i suoi sostenitori all’interno del regime Rafsanjani e Tabassi.

Questo fallimento cruciale pone fine alla falsa moderazione, ai gruppi riformisti e alla loro organizzazione. Questa fazione ha sempre avuto un ruolo importante per la sopravvivenza del regime, ma ora non potrà più avere questo ruolo.

10. Il processo dell’accumulo di capitali in Iran ha raggiunto un impasse, o comunque il suo minimo. La causa fondamentale è l’esportazione dei capitali, larga parte dei quali vanno a coprire i costi della guerra in Siria per mantenere Assad al potere.

Ci sono anche altri problemi, come la profonda e cronica recessione, la bancarotta del sistema bancario, la povertà del governo e l’instabilità finanziaria di cui sta soffrendo l’Iran.

11. La situazione dell’ambiente, soprattutto della carenza idrica, ha creato una crisi pericolosa che porta con sé tensioni sociali e politiche.

12. Oggi le differenze tra le classi sociali, con indicatori come la fame che affligge gran parte della società, 10 milioni di persone fuori dal mondo del lavoro, 20 milioni di persone che vivono in rifugi di fortuna nelle grandi città ecc., sono le maggiori fonti di tensione e i fattori destabilizzanti del regime iraniano.

Domanda: Potremmo dire che l’asse principale attorno al quale questo complesso di crisi si è formato ed è cresciuto è il collasso economico?

Risposta: Naturalmente, la lunga recessione economica dell’Iran è importante. Ma queste crisi multiple e acute, che sono di carattere politico, richiedono il rovesciamento del regime.

Domanda: Ritorniamo di nuovo alla prima domanda. Qual’è la rilevanza di questa crisi con le elezioni del regime?

Risposta: Un anno e mezzo fa, quando Khamenei è stato costretto a ritirarsi dal suo programma nucleare, il leader della resistenza, Massoud Rajavi, in un suo messaggio ha sottolineato che questo “dimostrava la debolezza e lo squilibrio del regime”. Ed ha aggiunto: “Ora… l’accondiscendenza, l’attività dei lobbisti e le pretese di riformismo e di moderazione non hanno più effetto per questo regime. Ci troviamo di fronte ad un nemico sempre più debole che ha bevuto l’amaro calice, che non è una questione irrisolta e i cui effetti verranno dimostrati presto sul campo. Per quanto riguarda il regime, il suo ‘dietrofront’ è solo l’inizio”.

Le suddette dodici crisi sono solo una parte di questo lungo trend. In altre parole, gli eventi si sono evoluti ad un punto tale per il regime che ormai non può più andare avanti senza subire gravi conseguenze.

Questo regime, prima di tutto, deve chiudere la crepa creata al vertice dalla lotta di potere. La struttura politica ha bisogno di una nuova sistemazione.

Secondo i calcoli del regime, la salita a bordo di Ebrahim Raisi serve proprio a questo scopo. Ma la sua ascesa significa che il regime non ha nessuna soluzione per la crisi.

Domanda: Quando dice che con queste elezioni il regime vuole trovare un modo di risolvere la crisi, non sembra che diano un valore a queste elezioni-farsa, che si sono dimostrate essere un falso assoluto?

Risposta: La ragione per cui queste elezioni sono false e fasulle, è che non presentano tutti i termini, le condizioni e le note norme standard come le altre elezioni. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno che apparentemente ha la forma di un’elezione, ma che in realtà è una sorta di condivisione del potere al vertice di una delle fazioni del regime.

Questa è una delle più importanti aree politiche del regime iraniano.

Domanda: Se le bande e le fazioni interne al regime, compresi i cosiddetti candidati alle elezioni, hanno tutti l’obbligo di preservare l’esistenza del regime, quali sono allora i conflitti all’interno delle fazioni del regime? Qual’è la sua spiegazione?

Risposta: Tutti combattono per la loro fetta di potere. Ma se seguiamo il conflitto in profondità, fino alle sue radici, politicamente, tenendo in considerazione l’equazione della presa di potere, la necessità fondamentale di Khamenei è avere un regime unitario.

– In termini di classi, conflitto tra una testa medievale e un corpo borghese.

– Da un punto di vista legale, conflitto tra la presidenza e il leader supremo (Khamenei).

– E da un punto di vista sociale, conflitto con una società grandemente insoddisfatta e che vuole il cambiamento della dittatura religiosa.

Domanda: Noi sappiamo che queste due persone, sia Rouhani che Raisi, sono state selezionate da Khamenei. Ma alla fine Khemenei quale preferisce dei due?

Risposta: Per quanto riguarda Khamenei, lui vuole portare Raisi al suo massimo. E vuole portare Rouhani al suo minimo. Altrimenti non avrebbe lasciato che Rouhani si candidasse.

Queste sono le sue massime e le sue minime richieste. Ma chi risulterà vincente alle urne dipenderà dall’equilibrio delle forze interne ed esterne al regime. 

 

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