sabato, Dicembre 10, 2022
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Le elezioni del regime iraniano ed il suo nuovo presidente – 1

Le elezioni presidenziali del regime teocratico e la vittoria del mullah Rowhani sono importanti per diversi aspetti:

1.La vera natura di Rowhani

Rowhani è stato un funzionario del regime teocratico negli ultimi 34 anni, rientra totalmente nel quadro di questa dittatura religiosa ed è sotto il controllo del Leader Supremo. Un’occhiata al suo passato rivela senza alcun dubbio la sua vera natura politica. Sulle politiche di base del regime, cioè la repressione interna, il progetto per ottenere armi nucleari, l’interferenza nella regione …. fondamentalmente non è diverso dalle altre fazioni del regime. È stato segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale del regime per 16 anni ed il rappresentante di Khamenei all’interno di quest’organo negli ultimi otto anni e fino ad oggi.  Ciononostante, a dispetto del passato di Rowhani, immediatamente dopo che i risultati delle elezioni sono stati annunciati Maryam Rajavi, rivolgendosi al Gran Raduno degli Iraniani del 22 Giugno a Parigi,  ha chiesto a Rowhani di “accettare le urgenti richieste del popolo iraniano”. Ha sottolineato: “Nulla cambierà fintantoché la libertà di espressione e i diritti umani saranno negati, fintantoché i prigionieri politici ed i partiti politici non saranno liberi, fintantoché la politica intransigente del regime in Siria ed Iraq rimarrà intatta e fintantoché il regime insisterà a voler ottenere armi nucleari. Noi diciamo, vada avanti, questa è la sua occasione. La realtà tuttavia, è che il Leader Supremo è ben consapevole che qualunque vero cambiamento in queste politiche porterebbe al rovesciamento di tutto il regime nel suo complesso.”

Le attuali cariche di Rowhani

Rappresentante di Khamenei al Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale (dal 1989)

Membro dell’Assemblea degli Esperti (dal 1998) e presidente della sua commissione politico-sociale

Membro del Consiglio del Discernimento (dal 1991) e presidente della sua commissione politica-sicurezza-difesa

Le precedenti cariche di Rowhani

Primo vice-Presidente, capo della Commissione Difesa e capo della Commissione per la Politica Estera del parlamento del regime

Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale e Consigliere del Presidente per la Sicurezza Nazionale per 13 anni

Membro del Consiglio Supremo per la Difesa (1982-1988) ed Assistente del Vice-Comandante del Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate (1988-1989)

Capo del Comitato Esecutivo del Consiglio Superiore di Supporto Bellico e capo  del quartier generale centrale della Base di Khatam

2.Potere ed autorità del Presidente

Se anche Rowhani fosse un riformista, cosa che non è, dovremmo vedere qual’è  l’ampiezza dei suoi poteri e della sua autorità all’interno del sistema.

Nell’ambito del regime teocratico, tutti i poteri risiedono nella figura del Leader Supremo ed il Presidente è semplicemente un funzionario esecutivo. Secondo l’Articolo 110 della Costituzione i capi di tutti e tre i rami, esecutivo, legislativo e giudiziario, sono sotto la supervisione del Leader Supremo. Il capo del ramo giudiziario viene da lui nominato ed il Presidente viene da lui approvato. I comandanti dell’IRGC, delle forze armate (esercito, aeronautica, marina), i cinque comandanti dell’IRGC ed il capo dell’enorme sistema radio-televisivo di stato sono tutti nominati dal Leader Supremo. Le funzioni degli organi di politica estera e sicurezza sono sotto la sua diretta supervisione.

I candidati di tutti gli organi apparentemente eletti, come il presidente, i rappresentanti del parlamento, i rappresentanti dell’Assemblea degli Esperti e persino i rappresentanti dei consigli comunali, devono passare dal filtro del Consiglio dei Guardiani, i cui membri vengono selezionati dal Leader Supremo. I candidati vengono approvati solo se la loro fede, in pensiero e azione, nel Leader Supremo viene provata al di là di ogni dubbio dal Consiglio dei Guardiani. Oltre alla giurisdizione ufficiale, anche molti altri affari ricadono sotto il il dominio diretto del Leader Supremo. Per esempio il progetto atomico negli ultimi 16 anni non è mai stato legato al Presidente, ma è sotto la diretta supervisione del Leader Supremo sul piano dei negoziati.

In poche parole, il Leader Supremo è un sovrano assoluto la cui autorità sorpassa quella dello Scià ed è specificato nella Costituzione che il Presidente ha semplicemente un ruolo esecutivo con una giurisdizione molto più limitata di quella del primo ministro ai tempi dello Scià.

3.Il Presidente preferito da Khamenei

A parte la vera natura di Rowhani e l’autorità limitata del presidente, Khamenei cercava un presidente che fosse il più coerente con le sue politiche e completamente obbediente. Perciò Rowhani non era il miglior candidato per Khamenei secondo l’avviso del Leader Supremo. Preferiva un candidato più vicino a lui come Jalili o Qalibaf per quella carica e ha fatto molti tentativi a questo riguardo. Il problema di Khamenei con uno come Rowhani non sta nel fatto che adotti politiche differenti, quanto nella preoccupazione di un governo bipolare e di uno scisma ai vertici, cosa che indebolirebbe il governo e creerebbe spazio per una protesta popolare.

È stato con questa mentalità che Khamenei ha estromesso il canditato presidenziale Rafsanjani, un pilastro del regime che aveva fatto di tutto per insediarlo come Leader Supremo. Nonostante ciò, a causa della crescente crisi all’interno del regime, Khamenei non è riuscito ad imporre la sua volontà e per questo ha accusato un duro colpo all’equilibrio interno del regime.

4.Perché Khamenei non è riuscito ad imporre il suo candidato preferito

Due elementi fondamentali hanno impedito a Khamenei di concludere l’importante operazione che aveva iniziato eliminando Rafsanjani:

Primo elemento: nonostante l’eliminazione di Rafsanjani, l’aumento delle differenze all’interno della fazione di Khamenei non hanno consentito a questa fazione di presentare un singolo candidato e, praticamente, è apparsa sulla scena elettorale con quattro candidati. Ciò vuol dire che c’è troppa discordia all’interno del regime.

Secondo elemento: più di qualunque altra cosa, Khamenei è preoccupato per il verificarsi di una protesta popolare come quella del 2009 con la differenza che se esplodesse oggi una protesta popolare, sarebbe molto più difficile domarla come quella del 2009. Perciò Khamenei non ha avuto la libertà di mettere in atto delle frodi in favore di un candidato rispetto ad un altro. Sebbene tecnicamente Khamenei avrebbe potuto fare imbrogli in favore di un candidato e a danno di un altro per portare le elezioni al secondo turno, con la speranza di un cambiamento negli equilibri a suo favore,  ha avuto più timore di allungare le elezioni fino ad un secondo turno ed innescare una rivolta. Perciò ha  messo fine al tutto al primo turno.

Continua.

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