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Le dichiarazione del ministro degli Esteri iracheno il preludio di un nuovo massacro ad Ashraf

Hoshyar Zebari, ministro degli Esteri iracheno nella conferenza congiunta  col ministro del regime iraniano il 31 ottobre, in un’umiliante prosternazione ha promesso che: “noi abbiamo annunciato che la decisione di chiudere Ashraf entro quest’anno sarà eseguita e rivolgendo al Segretario generale dell’ONU, all’Alto commissariato per rifugiati, all’Unione europea con lettere abbiamo affermato la decisione del governo in questo riguardo … non c’è nessun governo che accetti nel suo territorio un’organizzazione o un gruppo contro la sua volontà, le sue leggi e la sua sovranità  … questo non è ammissibile né secondo le leggi né secondo le convenzioni internazionali … noi perfino abbiamo chiesto ai nostri fratelli nella Repubblica islamica di intraprendere una chiara e franca posizione sull’amnistia e facilitazione per i membri che volontariamente vorranno ritornare alle loro famiglie nella Repubblica islamica oppure prendere residenze  nei paesi terzi”. Mohammad Mohadessin, responsabile della Commissione Esteri del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana in questo riguardo ha detto che:
• oppressivo ultimatum della fine del 2011 per chiudere il Campo Ashraf viola palesemente molti articoli e principi della legge internazionale e legge dei diritti umani internazionali e legge umanitaria internazionale, ed è dettato dalla dittatura religiosa al potere in Iran. Questo ultimatum soprattutto quando i residenti del Campo Ashraf, che nonostante il loro sacro e santo diritto di rimanere dove hanno vissuto legalmente per 26 anni , hanno accolto il piano del Parlamento europeo per il trasferimento nei paesi terzi non ha alcuna giustificazione e avverte solo la nefasta intenzione di un eccidio da parte del governo iracheno su ordine del regime iraniano;
• l’Alto commissariato per rifugiati dell’ONU, molte altre agenzie dell’ONU e enti internazionali hanno chiesto all’Iraq di revocare l’ultimatum per permettere la conferma dello statuto dei residenti come rifugiati politici e risolvere pacificamente la questione del loro trasferimento ai paesi terzi;
• le dichiarazioni di Zebari viola in modo chiaro l’ordine del Segretario generale dell’ONU nell’articolo 66 nella sua relazione al Consiglio di Sicurezza del 7 luglio, in cui il Segretario generale esprimeva la sua preoccupazione per “la perdita di vite umane nell’episodio violento dei 7 e 8 aprile” e scriveva “chiedo alle autorità irachene di evitare l’uso della violenza e garantire che i residenti ricevano i materiali occorrenti e i servizi”. Il Segretario generale dell’ONU aggiungeva che: “io invito tutte le parti di intensificare gli sforzi per trovare una soluzione che soddisfi le parti” e “lancio appello ai paesi membri di sostenere e facilitare tutto quello che può essere accettato dal governo iracheno e dai residenti del Campo Ashraf”;
• al contrario di ciò che dichiara il ministro degli Esteri iracheno i residenti di Ashraf sono in Iraq nel quadro delle leggi internazionali e non hanno mai trasgredito la sovranità irachena. Ci sono più di venti elaborazioni giuridiche dei più imminenti giuristi internazionali che confermano i diritti dei residenti del Campo Ashraf in base alla IV Convenzione di Ginevra e come rifugiati politici. I giuristi all’unanimità credono che ogni spostamento obbligatorio nel territorio iracheno sia illegale e proibito e venga  considerato un crimine contro l’umanità;
• le dichiarazione di Zebari sono il preludio di un genocidio e giustificano i due precedenti massacri dell’8 aprile 2011 e 28 e 29 luglio 2009 ai danni dei residenti di Ashraf. La Corte spagnola ha aperto un fascicolo contro il primo ministro iracheno, al-Maliki imputato di aver commesso crimine contro la comunità internazionale e contro l’umanità e di guerra;
• ricordiamo al ministro degli Esteri iracheno che lui come un principale membro del governo iracheno è complice di atti criminosi contro i residenti del Campo Ashraf, perseguibile nei tribunali internazionali. Le sue dichiarazioni che preparano il terreno di un nuovo attacco aggrava la sua posizione. Zebari non deve dimenticare che la Corte di Norimberga ritenne responsabili tutte le autorità del Terzo Reich  per aver commesso i crimini;
• i membri e i simpatizzanti della Resistenza Iraniana, tra cui i residenti del Campo Ashraf, hanno solo una linea rossa; la resa alla dittatura religiosa al potere al loro paese. Il regime iraniano nel totale isolamento interno tenta  un salvacondotto con la distruzione della sua resistenza organizzata. Non tarderà il giorno in cui i residenti di Ashraf, insieme ad altri membri della Resistenza Iraniana, dopo il rovesciamento del regime despota torneranno nel loro paese. Per il signor Zebari è meglio se penserà alle conseguenze giuridiche nell’essere complice di al-Maliki;
• le impudiche dichiarazioni di Zebari aumenta ancor di più le responsabilità della comunità internazionale. La Resistenza Iraniana richiama l’attenzione del Segretario generale e dell’Alto commissariato per rifugiato dell’Onu, dell’Unione europea e del suo Alto rappresentante, signora Catherine Ashton e l’Ambasciatore J D e soprattutto degli Stati Uniti d’America sull’imminente eccidio in arrivo ai danni dei residenti del Campo Ashraf, e chiede una loro chiara presa di posizione contro l’ultimatum e i necessari provvedimenti e stazionamento permanente degli osservatori internazionale nel Campo Ashraf.
Commissione degli Esteri del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
 
1 novembre 2011

 

 

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