
Il Comitato Affari Esteri del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, condanna con fermezza la visita di Federica Mogherini e di altri politici europei nell’Iran governato da questo fascismo religioso e la loro partecipazione alle celebrazioni per il suo presidente illegittimo. Questi viaggi, che avvengono a dispetto delle almeno 101 esecuzioni compiute in Iran a Luglio, sono un insulto ai valori universali dei diritti umani, dei quali l’UE si considera protettore e difensore.
Qualunque investimento sul regime dei mullah, dato che tutti i segnali indicano che sta entrando nella sua fase finale, è destinato a fallire con grosse perdite, lasciando solo un’immagine nella mente del popolo iraniano, e cioè quella di un’Europa che sta lanciando un’ancora di salvezza al regime.
Rouhani, che indossa la maschera della moderazione, non ha altra missione se non quella di mantenere al potere il sistema del velayat-e-faqih (il potere religioso assoluto), ritardandone la caduta. Il popolo dell’Iran con lo slogan “No al boia! No all’impostore! Il mio voto è per un cambio di regime”, ha espresso il suo disgusto per le recenti elezioni-farsa e i suoi cosiddetti “candidati”, tutti nominati dal leader supremo del regime. Oltre 3000 prigionieri sono stati giustiziati durante il primo mandato di Rouhani da presidente. Rouhani definisce queste esecuzioni “l’applicazione delle leggi di Dio o delle leggi approvate dal Majlis”. Nel 1980, in parlamento, chiese pubblicamente l’esecuzione degli oppositori al regime durante la preghiera del venerdì. Rouhani è uno degli alti funzionari responsabili della repressione, della produzione di armi nucleari, delle attività belliche e dei massacri nella regione.
Khamenei ha ripetutamente affermato: “Se non avessimo fermato il nemico in Siria, avremmo dovuto fermarlo a Teheran, a Fars, a Khorasan ed Esfahan”. Rouhani ha anche confessato che se le Guardie Rivoluzionarie “non avessero resistito a Baghdad e Samarra e a Fallujah e a Ramadi, e se non avessero aiutato il governo siriano a Damasco e ad Aleppo, non avremmo avuto la sicurezza necessaria per negoziare così bene l’accordo sul nucleare” (8 Febbraio 2016).
Khamenei il 10 Maggio 2017 ha detto: “I nemici vogliono cambiare il comportamento del regime… un cambiamento del regime significa la distruzione del sistema islamico”.
I membri di governo di Rouhani hanno avuto un ruolo cruciale nella guerra, nella repressione e nell’esportazione del terrorismo e del fondamentalismo. Il ministro della giustizia durante il suo primo mandato, Mostafa Pour-Mohammadi, è stato uno dei principali funzionari responsabili del massacro di 30.000 prigionieri politici nel 1988.
Durante la presidenza di Rouhani, la repressione degli oppositori politici e dei difensori dei diritti umani, degli operai, delle donne, degli insegnanti, degli avvocati, dei giornalisti e degli attivisti su internet si è intensificata. I prigionieri politici non vengono rilasciati neanche dopo la fine della loro pena. Le uccisioni sotto tortura, la morte lenta, l’annientamento dei prigionieri e le morti sospette in carcere continuano. La repressione e la discriminazione contro le donne, istituzionalizzate dalle leggi del regime, si sono estese alla segregazione sessuale e alle leggi repressive sulla “castità e l’hijab”. Le diverse minoranze etniche vengono oppresse più di prima. La repressione dei musulmani sunniti si è intensificata. Gli attacchi contro le chiede domestiche, le pressioni e le detenzioni arbitrarie nei confronti dei seguaci di altre religioni sono aumentate.
Investire sulla moderazione del regime del velayat-e faqih, che vanta tra i suoi record 120.000 esecuzioni politiche, equivale a rafforzare le fazioni più intransigenti del regime che minacciano il popolo iraniano, la pace e la tranquillità nella regione. Non si può immaginare nessun cambiamento in Iran senza la fine della repressione, delle torture e delle esecuzioni, dell’ingerenza aggressiva in Siria, Iraq e Yemen, e la fine dei progetti missilistici e nucleari. Qualunque relazione con il regime iraniano deve essere condizionata alla sospensione delle esecuzioni e ad un miglioramento della situazione dei diritti umani. Questo è il volere del popolo iraniano ed è necessario per la pace e la tranquillità nella regione e nel mondo.
Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana – Comitato Affari Esteri
3 Agosto 2017
