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La Resistenza Iraniana rivela l’identità di decine di funzionari responsabili del massacro del 1988 di 30.000 prigionieri politici in Iran

Le dichiarazioni di Mohammad Mohaddessin, Presidente del Comitato Affari Esteri del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana 

Parigi – 6 Settembre 2016

Secondo prove di intelligence ottenute dall’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI o MEK), la maggior parte delle istituzioni del regime iraniano è diretta dagli autori del massacro di 30.000 prigionieri politici del 1988. “Siamo riusciti ad ottenere informazioni su circa 59 dei più alti funzionari responsabili di questo massacro, i cui nomi erano rimasti segreti per quasi tre decenni.

Attualmente essi occupano posizioni-chiave nelle varie istituzioni del regime. Questi individui erano membri delle ‘Commissioni della Morte’ di Teheran e di altre 10 province iraniane. L’indagine è ancora in corso per scoprire l’identità di altri criminali”.

Queste prove di intelligence e diverse informazioni sui nomi dei martiri, sui loro luoghi di sepoltura e sull’ubicazione delle fosse comuni, sono arrivate al PMOI nelle scorse settimane.

Antefatto

Alla fine di Luglio 1988, Khomeini emise una fatwa ordinando il massacro dei prigionieri politici. Vennero create le Commissioni della Morte in più di 70 paesi e città. Fino ad ora solo i nomi dei membri della Commissione della Morte di Teheran erano stati rivelati, dato che Khomeini li aveva nominati direttamente.

Le Commissioni della Morte erano composte da un giudice religioso, da un procuratore e da un rappresentante del Ministero dell’Intelligence. Individui come il vice-procuratore e i direttori delle carceri ebbero un ruolo diretto nell’applicazione della fatwa di Khomeini e collaborarono con le Commissioni della Morte. Il giudice religioso e il procuratore vennero nominati dal Consiglio Giudiziario Supremo presieduto all’epoca da Abdul-Karim Mousavi Ardebili.

La pubblicazione, qualche settimana fa, di un file audio del 1988 di un incontro tra  Hossein-Ali Montazeri (l’ex-erede di Khomeini) e i membri della Commissione della Morte, ha portato alla luce nuovi aspetti del massacro, provocando una tempesta nella società iraniana.

Nel giro di pochi mesi circa 30.000 prigionieri politici, alcuni dei quali avevano solo 14-15 anni all’epoca del loro arresto, furono massacrati e seppelliti segretamente in fosse comuni.

Una lista parziale dei martiri elenca l’identità di 789 minori e di 62 donne incinte giustiziate. Elenca anche 410 famiglie delle quali tre o più membri vennero giustiziati. Questa è solo una parte della lista completa dei giustiziati che siamo riusciti a mettere insieme nell’attuale clima di totale repressione.

Cariche attuali dei funzionari responsabili del massacro dei prigionieri politici del 1988

Questi 59 individui sono attualmente attivi nelle più delicate posizioni di governo.

Valutiamo gli organismi-chiave del regime a questo riguardo:

Il leader supremo del regime:

• Ali Khamenei – all’epoca era presidente con una vasta autorità decisionale.

I quattro membri del Consiglio per il Discernimento:

• Ali-Akbar Hashemi Rafsanjani – presidente del Consiglio, era all’epoca portavoce del Majlis (il Parlamento), vice-comandante delle forze armate e, di fatto, esponente numero due del regime dopo Khomeini.

• Ali Fallahian, l’allora vice-ministro dell’Intelligence, che in seguito divenne ministro dell’Intelligence, attualmente è membro del Consiglio per il Discernimento.

• Gholam-Hossein Mohseni-Ejei era il rappresentante della magistratura nel ministero dell’Intelligence durante il massacro e ora è membro del Consiglio per il Discernimento.

• Majid Ansari era all’epoca capo dell’Organizzazione Penitenziaria dello stato e ora è membro del Consiglio per il Discernimento.

Khamenei e Rafsanjani lavorarono al fianco di Khomeini nel dare il via al massacro. L’ex-erede di Khomeini, Hossein-Ali Montazeri, disse in una lettera che Khomeini cercò consiglio sulle sue pericolose decisioni solo da questi due individui.

I sei membri dell’Assemblea degli Esperti (il più alto organo decisionale del regime, incaricato di nominare il successore del leader supremo):

I sei membri dell’assemblea ebbero un ruolo diretto nel massacro. E sono:

• Ali-Akbar Hashemi Rafsanjani

• Ebrahim Raeesi, che era membro della Commissione della Morte a Teheran ed attualmente è membro del consiglio dell’Assemblea degli Esperti.

• Mohammad Reyshahri, all’epoca ministro dell’intelligence, che selezionava i rappresentanti del ministero per le Commissioni della Morte.

• Morteza Moqtadaee, che all’epoca era membro e portavoce del Consiglio Giudiziario Supremo.

• Zeinolabedin Qorbani Lahiji, giudice religioso e membro della Commissione della Morte a  Lahijan e ad Astaneh-Ashrafieh.

• Abbas-Ali Soleimani, membro della Commissione della Morte a Babolsar.

La Magistratura

Questo organismo è quasi interamente infestato da funzionari responsabili del massacro.

Oltre al ministro della giustizia, abbiamo finora identificato 12 dei più alti esponenti della magistratura responsabili del massacro. Tra questi ci sono:

• Mostafa Pour-Mohammadi, ministro della giustizia del governo di Hassan Rouhani. Era il principale rappresentante del Ministero dell’Intelligence coinvolto nel massacro del 1988.

• Hossein-Ali Nayyeri, capo del Tribunale Supremo Disciplinare per i Giudici. Era il rappresentante della magistratura e capo della Commissione della Morte di Teheran nel 1988.

• Gholam-Hossein Mohseni-Ejei, primo vice-direttore e portavoce della magistratura. Era il rappresentante della magistratura al Ministero dell’Intelligence durante il massacro.

• Ali Mobasheri, giudice della Corte Suprema. Era giudice religioso e vice di Nayyeri all’epoca del massacro.

• Ali Razini, vice-responsabile degli Affari Legali e dello Sviluppo Giuridico della Magistratura. All’epoca del massacro era giudice religioso e capo dell’Organizzazione Giuridica delle Forze Armate.

• Gholam-Reza Khalaf Rezai-Zare’e, giudice della Corte Suprema. Era membro della Commissione della Morte a Dezful, nella provincia del Khuzestan, Iran sud-occidentale.

• Allah-Verdi Moqaddasi-Far, alto esponente della magistratura. Era giudice religioso e membro della Commissione della morte a Rasht.

Un fatto importante riguardo alla magistratura è che dal massacro del 1988, i ministri della giustizia dei governi Rafsanjani, Khatami, Ahmadinejad e ora Rouhani, sono sempre stati scelti tra gli autori del massacro. Questi sono: Mohammad Esmeil Shushtari (ministro nei governi Rafsanjani e Khatami), Morteza Bakhtiari (ministro nel governo Ahmadinejad) e Mostafa Pour-Mohammadi (attuale ministro nel governo Rouhani).

Funzionari degli organi presidenziali e amministrativi che hanno avuto un ruolo nel massacro:

•Majid Ansari, vice-presidente iraniano per gli Affari Legali, all’epoca del massacro era direttore dell’Organizzazione Carceraria statale.

• Mohammad Esmeil Shushtari, fino ad un mese fa era a capo dell’Ufficio dell’Ispettorato della Presidenza ed era membro del Consiglio Giudiziario Supremo all’epoca del massacro.

• Seyyed Alireza Avaei, attuale capo dell’Ufficio dell’Ispettorato della Presidenza. Era procuratore e membro della Commissione della Morte a Dezful durante il massacro.

Le Forze Armate:

• Ali Abdollahi Ali-Abadi, coordinatore del quartier generale delle forze armate. Era membro dalla Commissione della Morte a Rasht (nella provincia di Gilan, nell’Iran settentrionale).

• Il Gen. Ahmad Nourian, coordinatore della guarnigione di Tharallah a Teheran (una delle principali guarnigioni incaricate della protezione di Teheran). Era membro della Commissione della Morte nella provincia di Kermanshah (Iran occidentale).

Principali istituzioni finanziarie:

Alcune delle più grosse istituzioni finanziarie e commerciali sono gestite e controllate dai responsabili del massacro del 1988.

• Il capo della conglomerata Astan Quds Razavi (nella provincia di Khorasan) e il suo vice, furono entrambi responsabili del massacro. L’enorme patrimonio di questa conglomerata è stato calcolato sui dieci miliardi di dollari e possiede grosse aziende finanziarie, commerciali, agricole, allevamenti, aziende alimentari, compagnie minerarie, aziende automobilistiche, petrol-chimiche e farmaceutiche. Secondo i suoi dirigenti è l’istituto con il più grosso patrimonio del mondo islamico.

• Shah-Abdol-Azim fondazione finanziaria di Teheran meridionale.

• Nasser Ashuri Qal’e Roudkhan, direttore generale della Atieh Damavand Investment Company, era membro della Commissione della Morte nella provincia di Gilan. Il principale investitore di questa compagnia è la Banca Industriale e Mineraria.

Signore e Signori,

il 9 Agosto di quest’anno, è stata rivelata al pubblico una registrazione audio nella quale si sentono le affermazioni di Hossein-Ali Montazeri, l’ex-erede di Khomeini, durante il suo incontro con i membri della Commissione della Morte di Teheran, che erano stati nominati da Khomeini. Questa registrazione audio risale al 15 Agosto 1988.

Durante questo incontro Montazeri afferma: “Secondo me, il più grosso crimine della Repubblica Islamica, per il quale la storia ci condannerà, è stato commesso da voi. I vostri nomi in futuro verranno ricordati negli annali della storia come quelli di criminali”. E aggiunge: “La gente detesta il velayat-e faqih (il potere religioso assoluto)… Attenti! Perché fra 50 anni, quando il popolo giudicherà il leader (Khomeini), dirà che è stato un leader sanguinario, brutale e omicida… Io non voglio che la storia lo ricordi così”.

La pubblicazione del nastro ha portato ad una diffusa discordia tra i vari esponenti del regime. Il vice-portavoce del parlamento del regime ha chiesto una spiegazione per questo massacro e il ministro della giustizia, Mostafa Pour-Mohammadi, che fino a pochi anni fa negava assolutamente di aver avuto un ruolo nel massacro del 1988, ora ha dichiarato apertamente di essere “fiero” di aver eseguito un “comandamento di Dio”, quello di giustiziare i membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano.

A causa di queste discordie, il regime ha inaspettatamente deciso di chiudere temporaneamente il parlamento, con la scusa della pausa estiva, anche se questa c’era già stata.

Diversi esponenti del regime hanno espresso il loro timore che il principio del velayat-e faqih possa essere stato scosso, “l’immagine di Khomeini” infangata e che il PMOI possa essere stato “redento”, assumendo un’aura di innocenza”. Gli esponenti e le istituzioni del regime ora affermano tutti che, se Khomeini non avesse dato il via al massacro, il PMOI avrebbe preso il potere dopo la sua morte.

Ma l’editto di Khomeini fu anti-islamico, tanto è vero che non c’era mai stata una fatwa simile, di giurisperiti religiosi sciiti o sunniti, negli ultimi 1400 anni. Per questo la stragrande maggioranza dei più importanti mullah del regime, non se l’è sentita di avallarla e alcuni sono persino arrivati a mettere in discussione chiaramente la sua validità secondo l’interpretazione dell’Islam dello stesso regime.

Signore e Signori, vi prego lasciatemi concludere.

Ci troviamo di fronte ad un crimine contro l’umanità e ad un massacro di prigionieri politici la cui portata non ha precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale. Ma ben più importante è il fatto che il regime al potere in Iran attualmente viene gestito e amministrato proprio dagli stessi funzionari responsabili di questo crimine contro l’umanità.

Le Nazioni Unite devono creare una commissione d’inchiesta su questo massacro e fare i passi necessari per assicurare alla giustizia i responsabili di questo enorme crimine. Questa impunità deve finire. L’inazione di fronte a questo crimine non ha solo portato ad altre esecuzioni in Iran, ma ha anche incoraggiato il regime a diffondere i suoi crimini in Siria, in Iraq e in altri paesi della regione. Quasi 2700 esecuzioni sono state ufficialmente compiute in Iran da quando Rouhani ha assunto la sua carica. Solo qualche settimana fa 25 sunniti del Kurdistan iraniano sono stati impiccati in massa in un solo giorno e alcuni giorni dopo sono stati giustiziati altri tre prigionieri politici di Ahvaz. 

Il popolo e la Resistenza Iraniana chiedono un’indagine internazionale sul massacro del 1988. Chiedono inoltre che qualunque relazione economica con questo regime venga condizionata alla fine delle esecuzioni. Noi chiediamo alla comunità internazionale, in particolare ai paesi occidentali e musulmani, di condannare questo crimine enorme e anti-islamico. Il silenzio di fronte a questo crimine viola i principi della democrazia e dei diritti umani ed è contrario agli insegnamenti dell’Islam.

Nelle ultime settimane c’è stato un volume di informazioni senza precedenti sui nomi dei martiri e l’ubicazione delle fosse comuni inviate alla Resistenza Iraniana dai parenti delle vittime, da funzionari che si sono dissociati dal regime e persino da parte del regime stesso e noi abbiamo in programma di renderle pubbliche a tempo debito.

Noi chiediamo alle organizzazioni e alle istituzioni in difesa dei diritti umani, ai docenti e ai religiosi islamici, sia sciiti che sunniti, di aiutare il popolo iraniano a veder soddisfatta la 

 

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