sabato, Dicembre 3, 2022
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La Resistenza Iraniana pubblica un rapporto sul ciber-esercito iraniano

CNRI – Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) ha pubblicato un nuovo e dettagliato rapporto di intelligence sul ciber-esercito del regime iraniano. Il rapporto si basa su prove di intelligence raccolte dalle fonti del principale gruppo di opposizione iraniano, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI o Mujahedin-e Khalq, MEK), all’interno del regime teocratico, compreso il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC). Il rapporto indica che il ciber-esercito di Tehran e la ciber-guerra del regime iraniano vengono dirette dai vertici dell’IRGC, in particolare dal comandante in capo dell’IRGC il maggiore generale Mohammad-Ali Jafari. Le decisioni sulla ciber-guerra e sulla condotta del ciber-esercito vengono prese dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale (SNSC), il più alto organo decisionale del regime sulle questioni riguardanti la sicurezza nazionale, presieduto dal presidente Hassan Rouhani. Il rapporto dimostra che la ciber-guerra di Tehran viene condotta da un elaborato apparato statale per perseguire una maligna e malevola politica statale e che il regime iraniano ha incrementato le risorse e il personale dedicati a questa guerra negli ultimi anni. Un altro aspetto interessante del rapporto è che il ciber-esercito dei mullah si vanta di aver hackerato altri siti web o di averli attaccati. Uno dei suoi affiliati ad esempio, si è vantato di aver attaccato 500 siti e networks stranieri. Rapporto del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana: Sul ciber-esercito del regime iraniano 1. Creazione di una ciber-forza all’interno dell’IRGC 1.1 Sin dal coinvolgimento del Ciber-forza del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) e del Dipartimento per la Tecnologia del Ministero dell’Intelligence, nella censura e nella conduzione degli arresti durante le rivolte del 2009 in Iran, la necessità di rafforzare il ruolo dell’IRGC nel ciber-spazio, quale forza repressiva in Iran e forza perturbatrice all’estero, è stata oggetto di considerazione. 1.2 All’inizio di Dicembre 2010, il comandante dell’IRGC, il maggiore generale Mohammad-Ali Jafari ed il comandante della ciber-forza dell’IRGC, Majid Sadeqian, si sono incontrati con altri alti comandanti nel quartier generale del capo di stato maggiore delle forze armate del regime. I partecipanti hanno tutti sottolineato l’importanza del ruolo della ciber-forza dell’IRGC nel proteggere e preservare il regime che, hanno detto, potrà essere ottenuto con metodi teneri e duri (censura e arresti) in Iran e colpendo “i nemici” all’estero. Hanno poi aggiunto che le rivolte del 2009 in Iran e il virus Stuxnet avevano chiaramente dimostrato la necessità di rafforzare la ciber-forza trasformandola in una organizzazione forte. 1.3 Il comandante dell’IRGC Mohammad-Ali Jafari ha appoggiato il piano per fare della ciber-forza la sesta forza dell’IRGC, perché operi in Iran al fianco della forza Bassij per reprimere le proteste e le rivolte popolari, mentre agisce insieme alla forza extra-territoriale Qods per interferire negli affari degli altri paesi, perseguendo gli obbiettivi del regime all’estero. Altri ritengono che la ciber-forza dovrebbe essere accorpata all’Organizzazione d’Intelligence dell’IRGC e non dovrebbe essere un’entità separata che agisce sul campo. 1.4 Nel Maggio 2001, il leader supremo del regime, Ali Khamenei, intervenne personalmente per stroncare la crescente consapevolezza del pubblico iraniano conquistata grazie ad internet. In base ad un piano chiamato “Politiche ampie per il World Wide Web”, ordinò che l’accesso ad internet venisse consentito solo attraverso istituzioni preposte. 1.5 A seguito di quest’ordine, ad Ottobre 2001, il Supremo Consiglio Culturale della Rivoluzione, presieduto dall’allora presidente Mohammad Khatami, adottò una risoluzione per la censura chiamata “Regole e norme relative al World Wide Web”, che chiedeva il controllo del governo sugli Application Service Providers (ASP). 2. Organizzazioni che Controllano il Ciber-Spazio 2.1 A Dicembre 2002 è stato creato il Comitato per la Prescrizione di Misure contro le Basi Internet Proibite, formato da rappresentanti del Ministero dell’Intelligence, del Ministero della Guida Islamica, del Ministero delle Comunicazioni e la Tecnologia e della Magistratura. Questo comitato determinava i criteri in base ai quali, per Marzo 2003 (in tre mesi) oltre 15.000 siti web sarebbero entrati in una lista nera e filtrati. 2.2 Nel 2003 è stato formato il Consiglio Supremo per la Sicurezza sulla Condivisione delle Informazioni per la creazione di politiche sul web presieduto dal vice-presidente del regime. Tra i suoi membri ci sono il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, il capo di stato maggiore delle forze armate, il ministro dell’intelligence, il ministro delle comunicazioni e il ministro della guida islamica. La presenza del segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale e del ministro dell’intelligence, indica che i principali obbiettivi del consiglio sono la censura, la repressione interna e lo spionaggio interno e all’estero. Il coinvolgimento del capo di stato maggiore è legato all’influenza della ciber-forza sui programmi militari del regime, in particolare sul programma nucleare e quello missilistico. Il coinvolgimento del ministro della guida islamica è legato all’esportazione del fondamentalismo e all’interferenza negli affari degli altri paesi. 2.3 Il Consiglio Supremo per le Innovazioni Tecnologiche. Questo consiglio, formato nel 2005, è presieduto dal presidente del regime. E’ composto da 14 membri, tra i quali ci sono ministri, vice-ministri e i direttori delle principali reti televisive di stato. Il suo mandato è quello di stabilire le politiche strategiche per il progresso tecnologico. 2.3.1 Dopo l’ascesa di Mahmoud Ahmadinejad a presidente, nel Giugno 2005, che ha portato il regime a serrare i ranghi, sulla base delle decisioni del Consiglio Supremo per le Innovazioni Tecnologiche, è stato dato mandato al ministro delle comunicazioni di censurare e reprimere con la scusa di “eliminare i contenuti illegali”, “identificare gli utenti che violano la legge” e “monitorare i siti web anti-regime”. 3. L’IRGC e la ciber-guerra 3.1 Sin dal 2007 l’IRGC è attivamente coinvolto nella ciber-guerra per la repressione interna e la lotta ai siti anti-fondamentalisti, mentre appoggia il terrorismo all’estero. 3.2 Durante l’addestramento alla ciber-guerra l’IRGC dichiara: “La guerra culturale è una grave minaccia per il regime. Dato che il principale compito dell’IRGC è combattere tutte le minacce dei nemici contro l’essenza del regime, l’IRGC ha il dovere di intervenire a riguardo”. 3.3 Il 21 Novembre 2010, in occasione della settimana dei Bassij, il brigadiere generale Hossein Hamedani, comandante della base Mohammad Rasulollah nella Grande Tehran, ha annunciato: “Il ciber-consiglio dei Bassij ha addestrato oltre 1500 ciber-guerrieri che ora sono attivi”. Ed ha aggiunto che queste attività sarebbero aumentate presto. 3.4 Il centro di comando dell’IRGC per il ciber-spazio. L’IRGC possiede un’unità chiamata “Centro di comando per il ciber-spazio” o “Ciber-difesa”. Il capo del dipartimento tecnologico di questa unità è Majid Sadeqian. Sadeqian tiene stretti contatti con Saeed Roghangarha, vice del capo della sezione per l’innovazione tecnologica del Ministero dell’Intelligence, quando si tratta di identificare e reprimere gli oppositori del regime nel ciber-spazio. 3.5 Il ciber-esercito: • Il ciber-esercito è stato posto agli ordini del comandante dell’IRGC Mohammad-Ali Jafari. Questa unità è stata inserita all’interno dell’Organizzazione per l’Intelligence dell’IRGC, creata nel 2009. • Il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale del regime ha adottato decisioni sul ciber-esercito, perché combatta e crei misure contro i siti web all’estero, controlli ed agisca contro le minacce lanciate via internet dall’Iran contro il regime. • Il 20 Novembre 2010 il ciber-esrcito ha ingigantito le sue azioni, lanciando un’ondata di guerra psicologica sui siti web affiliati all’IRGC, affermando di aver attaccato 500 siti contemporaneamente, mentre interrompeva i networks dell’intelligence e i siti web di privati in altri paesi. Tra le sue affermazioni ci sono anche queste: Il 27 Ottobre 2010 ha affermato che gli hackers del ciber-esercito avevano inviato e-mails contenenti virus e malware ai computers dei nemici del regime. L’ufficio pubbliche relazioni della ditta di ingegneristica “Shabakeh Gostar” ha riferito il 2 Novembre 2010, che il ciber-esercito iraniano aveva rivendicato la responsabilità degli attacchi contro Twitter ed il motore di ricerca cinese Baidu. • I membri del Majlis (il parlamento) del regime teocratico appoggiano apertamente le azioni illegali e disumane del ciber-esercito. Fatemeh Alia, membro del comitato sicurezza del Majlis, il 28 Ottobre 2010 ha detto: “Quando si tratta di ciber-guerra, vista la situazione attuale, dobbiamo allocare un budget sufficiente ad acquisire le attrezzature necessarie per questo tipo di guerra, in modo da poterle destinare alla ciber-guerra e al ciber-esercito”. 3.6 L’Esercito del Sole. Un sito web chiamato “L’Esercito del Sole”, è uno degli affiliati alla ciber-forza dell’IRGC. Nella sua propaganda il regime afferma che l’Esercito del Sole ha attaccato 500 siti per distruggere i siti stranieri come Twitter, Facebook ed altri che incoraggiano i giovani iraniani a ribellarsi al regime. Questo gruppo ha un sito web attivo chiamato Hack and Security Website of the Sun, registrato ufficialmente all’inizio di Ottobre 2010. Seyyed Mostafa Motaharian, Presidente del Consiglio di Amministrazione, Mehdi Arbabi, manager, Mohsen Nouri, Sajjad Pourali, Omid Ghaffari-nia e Mohammad Sadeq Ahmadzadegan sono i membri di questo sito. 3.7 L’Organizzazione delle Industrie per la Difesa, che fa parte del Ministero della Difesa, possiede un’organizzazione chiamata “Industrie Elettroniche Iraniane” (Sana-ey Electronik-e Iran), (alias Sa-Iran), che racchiude sette gruppi industriali. Uno di questi, il Gruppo per le Comunicazioni e l’Innovazione dell’Intelligence, si occupa di ciber-spazio. Il dipartimento tecnologico del Ministero dell’Intelligence ha un suo rappresentante alla Safava di nome Deldadeh. 3.8 Il dipartimento tecnologico possiede un’unità chiamata “unità operativa” che cerca di attaccare i siti gestiti dagli oppositori, controllare i siti web, attaccare le altre reti e condurre spionaggio elettronico all’estero. Il Ministero dell’Intelligence utilizza degli indirizzi IP prefissati, direttamente collegati alla sede del Ministero dell’Intelligence a Mehran Garden.

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