martedì, Dicembre 6, 2022
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La lotta delle donne iraniane per eliminare la violenza sulle le donne è interconnessa alla lotta per il cambio di regime in Iran

In occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne, il Comitato delle Donne del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana saluta le donne amanti della libertà che hanno sconfitto la violenza di stato contro le donne e portano avanti la loro lotta per un cambio di regime in Iran. Il Comitato delle Donne commemora inoltre quelle donne che hanno perso la vita in questo scontro con grande coraggio.

Le politiche violente del regime teocratico e la sua condotta verso le donne e le ragazze iraniane si sono costantemente inasprite, nei 38 anni di governo dei mullah, perché questo regime misogino è stato fondato sulla repressione delle donne e sulla discriminazione nei loro confronti. La costituzione e le leggi del regime teocratico istituzionalizzano la violenza e la discriminazione delle donne e legittimano la crudele pena della lapidazione.

L’Iran è l’unico paese al mondo in cui le donne sono state giustiziate o torturate a morte a migliaia per la loro opposizione. Decine di migliaia di donne del PMOI furono massacrate dal regime negli anni ’80 per aver esercitato la loro libertà di parola e di pensiero. Tra queste adolescenti, donne incinte e madri anziane. Nel 1988 ci furono migliaia di donne tra i 30.000 prigionieri politici massacrati e seppelliti nelle fosse comuni in tutto il paese. La video clip e le lettere dell’Ayatollah Hossein-Ali Montazeri, l’ex-erede designato di Khomeini, rivelano alcuni dei più orribili esempi di tortura, stupro ed esecuzioni di ragazze e di donne nelle carceri iraniane.

17 donne sono state uccise e altre sei prese in ostaggio dai mercenari del regime iraniano durante i sanguinosi attacchi contro il PMOI, l’opposizione iraniana nei campi di Ashraf e Liberty, tra Aprile 2011 e Novembre 2015.

Le prigioniere politiche in Iran continuano a soffrire tremendamente. Dopo aver passato lunghi periodi in isolamento, torturate e interrogate, queste donne vengono condannate a lunghe pene detentive, durante le quali contraggono varie malattie. Ma le autorità carcerarie le privano, deliberatamente, dell’accesso alle cure mediche per aumentare la pressione su di esse, lasciandole morire lentamente. Maryam Akbari Monfared, Zahra Zehtabchi, Reyhaneh Haj Ibrahim, Fatemeh Mosanna, Nargess Mohammadi, Zeinab Jalalian, Maryam Naghash Zargaran e Maryam Moghaddassi nel carcere di Evin a Teheran, Fatemeh Rahnama nel carcere di Sepidar ad Ahwaz, Fahimeh Ismaeli Badavi nel carcere di Yassouj, Afsaneh Bayazidi e Hajar Piri nel carcere di Kerman, Setareh Arkwazi, nel carcere di Diezelabad a Kermanshah e Safieh Sadeghi nel carcere di Sanandaj, si trovano in queste condizioni.

L’aggressione delle donne durante le manifestazioni e il loro arresto selvaggio per aver espresso la loro protesta, è un’altra dimostrazione della violenza di stato verso le donne in Iran. In un episodio recente avvenuto a Teheran il 21 Novembre 2016, le forze di sicurezza e agenti in borghese hanno fatto irruzione durante una manifestazione di un gruppo di donne di fronte al parlamento spingendole e picchiandole selvaggiamente. Circa 30 donne sono state arrestate.

Almeno 71 donne sono state giustiziate durante la presidenza Rouhani.

I cosiddetti piani per la virtù e il velo, sono i meccanismi attraverso i quali il regime inasprisce la repressione sociale. Il regime iraniano definisce le ragazze cosiddette “mal velate”, “agenti nemici” e mobilita le bande di delinquenti protette dall’IRGC per molestare e aggredire le donne con la scusa che sono mal velate. Questa è una politica sponsorizzata dal leader del regime. Ali Khamenei ha personalmente ribadito la necessità di essere duri sulla questione del velo obbligatorio per le donne. “(Noi) non dobbiamo limitarci ad un semplice divieto verbale”, ha detto (media ufficiali – 9 Maggio 2016). Khamenei legittima quindi lo scontro fisico con le donne che trasgrediscono la norma del velo obbligatorio e del dress code.

La vergognosa serie di aggressioni con l’acido contro donne di varie città, sono il prodotto di queste provocazioni. Vista la riluttanza del regime ad arrestare i colpevoli e a garantire un appoggio alle vittime, l’utilizzo dell’acido per aggredire le donne per vendetta è diventato una pratica comune.

Quest’anno il regime ha schierato una polizia speciale per la moralità, 7000 agenti in borghese a Teheran e un nuovo fronte chiamato “Fronte Nazional-Popolare per la Virtù e il Velo”, composto da 301 istituti attivi per il monitoraggio delle donne con l’hijab nelle strade e alla guida in tutto il paese ed eventualmente, per procedere alle denunce. Tutte queste si vanno ad aggiungere alle 26 agenzie governative e ai ministeri già incaricati della repressione delle donne.

Con un provvedimento senza precedenti, quest’anno è stata aggiunta la fustigazione alla lista ufficiale delle pene previste per le donne.

Giovani donne e persino ragazzine sono state fustigate a Teheran, a Qazvin, a Golpayegan (Isfahan), a Mashhad e Kerman.

Le autorità scolastiche del villaggio di Mokhtarabad, a Kerman, Iran meridionale, hanno frustato otto volte ciascuna, almeno dieci studentesse perché i loro genitori non avevano potuto pagare i 30.000 toman (circa 8,5 dollari) chiesti dal preside della scuola. In un altro episodio alcune ragazze sono state condannate a 99 frustate per aver partecipato a manifestazioni di protesta o a delle feste di compleanno o di laurea.

Contemporaneamente il 17 Novembre 2016, un vigile urbano della città di Fouman, Iran settentrionale, ha schiaffeggiato una povera venditrice ambulante, provocando una rabbia tremenda tra la gente.

Per quanto riguarda la violenza domestica, le notizie di torture e omicidi di donne per mano dei loro mariti ha raggiunto il record tra Marzo e Giugno 2016. Almeno in dieci casi le vittime, che vanno da una bambina di sei anni ad una donna di 50 anni, non sono sopravvissute alla violenza.

La violenza sulle donne e la violenza domestica non sono considerati crimini in Iran. Le vittime di violenza non godono di nessun appoggio del governo. Il Codice Civile considera gli uomini capi-famiglia e la casa loro proprietà privata. I padri e i fratelli possono uccidere le figlie e le sorelle, dato che possiedono lo stesso sangue secondo la legge. Allo stesso tempo nella società, nelle scuole e nelle strade, il governo sostiene e promuove la violenza verso le donne.

Fino a che il misogino regime dei mullah resterà al potere, i diritti umani e i diritti delle donne non verranno rispettati in Iran. Dato che il regime iraniano soffre di instabilità in ogni ambito ed è assediato dalle proteste e dal malcontento popolare, è storicamente essenziale che le donne iraniane si impegnino attivamente nel movimento per un cambio di regime in Iran.

Dato che il regime teocratico è l’epicentro dell’esportazione del fondamentalismo e della sua ideologia misogina nella regione, ogni passo verso un cambio di regime in Iran è un passo verso l’eliminazione della violenza sulle donne in Medio Oriente e nel mondo.

Comitato delle Donne del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

 

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