domenica, Dicembre 4, 2022
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La lettera dei prigionieri politici all’Inviato Speciale dell’ONU sulla Situazione dei Diritti Umani in Iran

CNRI – In una lettera indirizzata all’Inviato Speciale dell’ONU sulla Situazione dei Diritti Umani in Iran, Asma Jahangir, i prigionieri politici del carcere di Gohardasht (ad ovest di Teheran) hanno messo in guardia contro le misure oppressive del regime dei mullah.

La lettera, dal titolo “I diritti umani calpestati dai colpi del dittatore”, dice:

Diffuse violazioni dei diritti umani continuano in Iran con il governo del velayat-e faqih e noi riteniamo che la società e gli organi sociali non siano mai stati così vicini al disastro.

Colpire con sistematica repressione i lavoratori, umiliare e disprezzare i luoghi sacri degli insegnanti e rinchiuderli in carcere, tutto questo ha costretto attivisti come Esmaeil Abdi ad iniziare uno sciopero della fame e a mettere a rischio le loro vite, per far udire le loro umane e legittime richieste.

Tenere rinchiusi gli attivisti per i diritti umani, mettere sotto pressione il Dr. Maleki, che ha 85 anni, vietandogli di lasciare il paese e impedendogli di essere curato, in modo da opprimere il popolo e gli attivisti per i diritti umani, vengono respinti come atti disumani.

L’aumento del numero delle esecuzioni e delle denunce per motivi di sicurezza, la repressione e la tortura dei seguaci di religioni non sciite e dei gruppi etnici iraniani, aver monopolizzato la ricchezza nazionale e il potere, affidandoli ad organi repressivi come le Guardie Rivoluzionarie e il famigerato Ministero dell’Intelligence, l’espansione del terrorismo e del fondamentalismo in nome dell’esportazione della rivoluzione, l’intervento negli affari dei paesi della regione, in modo da alimentare le tensioni etniche e religiose, per espandere l’egemonia del velayat-e faqih, aver privato le donne di tutti i loro diritti civili e sociali, l’imposizione di terribili restrizioni alle sportive, la distruzione e il degrado della dignità umana e l’esplicita opposizione dei mullah dal turbante nero e bianco all’agenda dell’ONU per il 2030, sono solo una piccola parte dei disastri umani nel nostro paese.

Noi, prigionieri politici e firmatari di questa lettera, chiediamo alle organizzazioni per i diritti umani di affrontare immediatamente la situazione di Esmaeil Abdi, del Dr. Maleki e di altri prigionieri di coscienza in sciopero della fame che stanno rischiando la vita. Inoltre dichiariamo esplicitamente che il leader del regime, quale primo cittadino del paese, è il primo e il massimo responsabile della vita e del trattamento riservato a tutti gli attivisti politici e per i diritti umani e ai prigionieri di coscienza.

Prigionieri di coscienza del carcere di Gohardasht, Karaj

 

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