mercoledì, Dicembre 7, 2022
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La comunità internazionale deve incriminare il regime raniano per violazioni dei diritti umani

A cura dello staff del CNRI

CNRI – Un gruppo di esperti politici, si è incontrato venerdì per discutere sulla vergognosa situazione dei diritti umani con il regime iraniano ed ha concluso che la comunità internazionale deve incriminare l’Iran per gli abusi attuali e passati, specificatamente per il massacro del 1988 di 30.000 prigionieri politici, nel quale alti esponenti del regime (compresi molti che ancora fanno parte del governo di Hassan Rouhani) furono pesantemente coinvolti.

J. Kenneth Blackwell, ex-ambasciatore americano nella Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite, durante la discussione ha detto di stare lavorando con la delegazione americana alle Nazioni Unite, di cui fa parte anche l’Ambasciatore Nikki Haley, per denunciare i crimini del regime. Ad Ottobre, Blackwell le aveva scritto suggerendole di menzionare il massacro del 1988 per chiedere un intervento contro il regime iraniano nella risoluzione dell’ONU di quest’anno. Purtroppo, l’ONU si è mostrato riluttante ad aggiungerlo, per paura di rischiare il successo complessivo della risoluzione che include l’accordo sul nucleare.

Blackwell ha detto: “Quindi persino nell’ambito dei diritti umani, c’è queste riluttanza a definire e a gettare luce su questa atrocità, che fornirebbe una visione approfondita del carattere del regime. E così quando sento questa giustapposizione del fatto che dovremmo temere di parlare delle violazioni dei diritti umani, perché potrebbero in realtà danneggiare i nostri negoziati sulla questione nucleare, io fondamentalmente dico, Beh! Chi sta minacciando la minaccia nucleare? Il diritto umano più prezioso è il diritto alla vita. Io penso che sia una distinzione falsa. E perciò la mia opinione è che fondamentalmente noi dobbiamo sapere, uno: di chi i nostri partner hanno paura per farci avere accesso ai resti del massacro del 1988 e due, perché abbiamo questa falsa costruzione di o, o? Questa è una situazione in cui sono presenti entrambi”. 

Soona Samsami, Rappresentante negli Stati Uniti del CNRI e attivista per la parità tra i sessi, ha detto che è giunto il momento di un’indagine internazionale sul massacro.

Ed ha aggiunto: “I membri del regime iraniano hanno riconosiuto che il massacro è avvenuto ed hanno ammesso il loro ruolo, con orgoglio, nell’estate di sangue, aprendo la via ad una risposta dell’ONU”.

Tuttavia Haley ha precisato che la delegazione americana attualmente sta difendendo un intervento sulle sparizioni forzate e le detenzioni arbitrarie in Iran. Il regime iraniano ha una politica lunga e ben documentata di negazione del giusto processo, di processi-farsa e di torture sistematiche.

Denunciare il regime

Questa discussione, che si è tenuta al National Press Club, è coincisa con l’esame del Congresso americano sulle opzioni politiche sull’Iran e con la pubblicazione di un libro del gruppo della resistenza uraniana, il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), dal titolo “Iran: Dove imperano gli omicidi di massa, il massacro di 30.000 prigionieri politici e le continue atrocità”.

Linda Chavez, ex-Direttore dell’Ufficio Relazioni Pubbliche della Casa Bianca ed esperto indipendente degli Stati Uniti nella Sottocommissione sulla Prevenzione della Discriminazione e la Protezione delle Minoranze, ha elogiato la pubblicazione di questo libro, dicendo che esso presenta informazioni molto dettagliate sul massacro del 1988 in un modo assolutamente nuovo.

Ed ha aggiunto: “Ci furono migliaia, decine di migliaia di persone sottoposte ad uccisioni extragiudiziali. Furono messe a morte, spesso in pubblico… impiccate dalle gru e impiccate di venerdì nelle pubbliche piazze, per inviare un messaggio di vero terrore, al popolo iraniano. Ma fino a poco tempo fa queste notizie non erano supportate da prove certe e sicuramente non venivano ammesse da quelli che fanno parte del governo iraniano”.

Le vittime sono state sepolte in fosse comuni segrete, che vengono costantemente ostruite dal regime.

Il rapporto insabbiato

Marc Ginsberg, ex-ambasciatore americano in Marocco e vice primo consigliere del Presidente degli Stati Uniti sulla politica in Medio Oriente, ha detto che il rapporto 2016 sui diritti umani del Dipartimento di Stato, è stato insabbiato.

Ed ha aggiunto: “Se fossi stato un ambasciatore in Iran e mi fosse stato chiesto un rapporto, di scrivere un rapporto, non avrei permesso in alcun modo che questo rapporto venisse pubblicato dal Dipartimento di Stato dell’amministrazione Obama. Rappresenta ciò che è essenzialmente una mancata condanna delle violazioni dei diritti umani a tutto campo, mentre descrive nei dettagli alcuni aspetti di queste atrocità”.

I diritti delle donne

Chavez ha anche detto che le cose non sono cambiate per le donne in Iran, precisando che le donne non sono considerate neanche cittadini di seconda classe in Iran.

Ed ha aggiunto: “Abbiamo una società in Iran, in cui sarebbe riduttivo affermare che la metà della popolazione viene considerata come cittadini di seconda classe… Le donne in Iran continuano ad essere oggetto di massicce violazioni dei diritti umani. Non vengono trattate come pari in questo sistema. E io penso che una delle cose più interessanti a cui stiamo assistendo, e potete vedere persino nelle immagini di quanto sta avvenendo oggi, è che esiste una ribellione del popolo iraniano”.

Alla discussione ha partecipato anche Adam Ereli, ex-ambasciatore americano nel Bahrein ed ex-vice portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

 

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