giovedì, Gennaio 26, 2023
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La campagna degli studenti della Shenandoah University per la libertà in Iran

Donya Jam, iscritta alla facoltà di Scienze Politiche della Shenandoah University è nata e cresciuta nella zona centrale di Washington, D.C. I suoi genitori avevano lasciato anni prima l’Iran, dove erano nati, dopo essere stati perseguitati dal regime teocratico per la loro opposizione attiva alla teocrazia repressiva creata dall’ayatollah Khomeini.

Nonostante la sua famiglia non potrà tornare in Iran senza pericolo fintanto che quel regime resterà al potere, Donya Jam sente un forte legame con la patria dei suoi genitori. Perciò questa ragazza sta lottando incessantemente, da quando ne ha memoria, in favore di una trasformazione radicale del regime di Tehran. 

I suoi genitori sono rimasti attivi politicamente sin dal loro arrivo negli Stati Uniti e Donya dice di aver tratto una enorme ispirazione da loro. Viaggiando a volte con i suoi genitori e a volte con altri membri della comunità attivista locale, Donya ha partecipato a manifestazioni e a conferenze incentrate sulla libertà del popolo iraniano, che si sono svolte nei pressi di casa sua, nella capitale statunitense, e anche all’estero come in Germania e Francia.

Accompagnata dal padre, Donya Jam ripercorrerà un viaggio che entrambi hanno fatto già molte volte quando si recherà a Parigi il 13 Giugno per il “Gran Raduno” dei sostenitori iraniani del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI).

Il CNRI è formato da diversi gruppi di opposizione iraniani, il principale dei quali è l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK). Il sostegno a questo movimento ha fatto sì che i genitori di Donya divenissero bersaglio della più violenta repressione politica, subito dopo la Rivoluzione Iraniana.

Il PMOI e le sue organizzazioni partner hanno sviluppato relazioni significative con i circoli politici occidentali nel corso degli anni. E questo fatto è ben visibile al gran raduno che si tiene ogni anno, nel quale illustri personaggi politici di Stati Uniti, Canada e di vari paesi europei si rivolgono ad una folla di decine di migliaia di sostenitori della Resistenza Iraniana.

A Giugno 2014 i partecipanti hanno superato le decine di migliaia.

Per una studentessa di scienze politiche come Donya Jam, questo tipo di eventi non rappresentano solo l’affermazione di idee strettamente condivise da lei e dalla sua famiglia, ma è anche un’opportunità di imparare sul campo, dato che ha la possibilità di ascoltare i discorsi di politica estera tenuti da personaggi politici influenti e poi, la sera, il discorso di chiusura della Presidente del CNRI Maryam Rajavi.

Come membro della nuova generazione di attivisti iraniani espatriati, Donya Jam ha sia la possibilità che le conoscenze per accedere ad internet e ad altre risorse tecnologiche, per poter partecipare in maniera più estesa e condividere più informazioni rispetto ai suoi genitori e ai loro compagni attivisti. Pur non essendo riuscita a partecipare al gran raduno dello scorso anno, Donya ha potuto seguire l’evento trasmesso dalla rete televisiva satellitare Simay-e Azadi, una risorsa a cui accedono, illegalmente, migliaia di cittadini iraniani per poter assistere a questo evento pur trovandosi in Iran.

Donya Jam attribuisce alla visibilità di questo e di altri eventi del CNRI, il miglioramento nelle prospettive di supporto occidentale alla Resistenza Iraniana e il raggiungimento degli obbiettivi del suo movimento. “Ogni anno diventa più importante… più eccitante”, ha detto. “Ci stiamo avvicinando a ciò che vogliamo conquistare con questo cambio di regime”.

Data la sua sempre maggior conoscenza delle scienze politiche e il suo impegno di lunga data nel movimento, Donya Jam è impegnata a volte con i sostenitori del movimento a Washington D.C., con diverse mansioni, ma in particolare nella sensibilizzazione online. La sua comunicazione personale e la sua presenza sui social media contribuisce a diffondere lo stesso messaggio, cioè il rifiuto dei fattori-chiave delle attuali strategie occidentali nei confronti dell’Iran.

Riferendosi a certi apparenti tentativi di promuovere un cambiamento dall’interno del regime iraniano Donya Jam enfaticamente afferma: “La moderazione non è un’opzione”.

“Ogni giorno in Iran avvengono esecuzioni, esecuzioni pubbliche, fustigazioni e vengono eseguiti molti arresti quotidianamente”, spiega. “L’unica via che secondo me può porre fine a tutto questo è un cambio di regime”.

Donya spera che la sua presenza al Gran Raduno del 13 Giugno contribuirà a portare avanti i progressi che ha già osservato. Essendo motivata dall’attivismo in cui è sempre vissuta a studiare scienze politiche, spera di potere utilizzare i suoi studi per far progredire la stessa causa dopo il conseguimento del suo dottorato.

“Sarebbe bello se potessi insegnare a tanta gente quello che so dell’Iran”, dice. “La nostra storia, quella dei grandi leaders che abbiamo avuto”. Con deliberata decisione aggiunge di sperare che il suo attivismo contribuisca a dare all’Iran il suo prossimo grande leader. Uno che difenda la libertà, la democrazia e il giusto posto del suo popolo nel mondo moderno.

“In un Iran libero e democratico, il mio voto andrà a Maryam Rajavi”.

 

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