martedì, Dicembre 6, 2022
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L’ONU: “Iraniani: l’accordo sul nucleare ha aumentato le violazioni dei diritti umani in Iran”

Oltre al rapporto del mese scorso del Segretario Generale dell’ONU, che ha parlato nel dettaglio dell’aumento delle violazioni dei diritti umani in Iran, due dissidenti recentemente fuggiti, hanno raccontato le loro storie personali di abusi, affermando che l’accordo sul nucleare sta solo incoraggiando il regime ad essere più repressivo ed espansionista, dice The Washington Times.

I due dissidenti, Shabnam Madadzadeh, 29 anni e Arash Mohammadi, 25 anni, hanno parlato a Rowan Scarborough della brutalità che hanno dovuto subire quando hanno preso parte alle proteste pubbliche. Entrambi sono stati fatti uscire di nascosto dall’Iran dalla rete clandestina organizzata dai Mojahedin del Popolo Iraniano (MEK).

Questi manifestanti hanno parlato dell’odio diffuso per il regime e del senso di sfiducia verso l’Occidente che non fa nulla per appoggiare le aspirazioni per la democrazia. Mohammadi, arrestato per aver preso parte alle manifestazioni del 2009, ha detto che nelle strade si gridava: “Obama, stai con loro o con noi?”.

Shabnam Madadzadeh ha detto: “Non è cambiato nulla nella vita del popolo iraniano. L’accordo è stato solo con il regime”. Il denaro sbloccato dalla revoca delle sanzioni se n’è andato per l’esportazione del terrorismo, per sostenere il regime di Assad e per la repressione. “Ogni negoziato con il regime rappresenta altre forche in Iran”, ha detto a The Washington Times.

Shabnam Madadzadeh è diventata famosa per essere stata la coordinatrice degli studenti durante le proteste popolari del 2009. E’ stata menzionata nei rapporti del Dipartimento di Stato sulle violazioni dei diritti umani in Iran del 2010 e del 2011. Il Dipartimento di Stato ha detto che Shabnam Madadzadeh è stata condannata a cinque anni di reclusione per diffusione di propaganda contro lo stato. Il suo avvocato non era presente in aula, le autorità l’avevano arrestata per aver protestato contro la condanna a morte di ragazzino.

Tra le varie prigioni in cui è stata rinchiusa Shabnam Madadzadeh c’è anche il famigerato carcere di Evin e la sua Sezione 209 diretta dal Ministero dell’Intelligence. Ha detto di essere stata picchiata, minacciata di stupro e sottoposta a finte esecuzioni. A Shabnam Madadzadeh è stato detto: “Dì che sei contro i Mojahedin”. Ma lei non l’ha fatto.

Arash Mohammadi è rimasto in carcere per due anni, periodo durante il quale “gli inquirenti dell’intelligence lo hanno picchiato e minacciato”, ha riportato The Washington Times. Gli era stato offerto del denaro per denunciare il MEK e “diventare un riformista accettato”, ma Mohammadi ha rifiutato.

Tutti e due questi dissidenti hanno parlato a Parigi durante una conferenza cui hanno partecipato altri iraniani oppositori del regime iraniano. Mohammadi vuole essere “la voce di chi non ha voce”. Il suo messaggio al Presidente eletto Donald Trump è: “La responsabilità del cambiamento è mia e della mia generazione. Noi siamo la forza per il cambiamento. Se l’Occidente vuole avere una buona reputazione in Iran, la mia opinione è, restate al nostro fianco. Restate al fianco della resistenza. La storia vi ricorderà benevolmente. E’ per il vostro progresso e per il progresso del popolo iraniano”. 

 

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