HomeNotizieIran NewsAscoltate il grido di libertà dei cristiani iraniani

Ascoltate il grido di libertà dei cristiani iraniani

Dopo che il regime dei mullah ha preso il potere nel 1979, la libertà di religione è andata deteriorandosi nel paese secondo un editoriale uscito matedì su The Hill.

“E’ iniziata la persecuzione religiosa e le restrizioni sono divenute sempre più istituzionalizzate. Molti cristiani e molti ebrei sono fuggiti. Ma alcuni sono rimasti nel loro paese natale, dove gli viene data una rappresentanza simbolica in parlamento di modo che il regime iraniano possa mantenere un’illusione di legittimità”.

La situazione della minoranza cristiana iraniana non ha visto nessun miglioramento dopo che Hassan Rouhani ha assunto la carica di presidente del regime. La Commissione statunitense sulla Libertà Religiosa Internazionale lo ha confermato nel 2015, quando nel suo rapporto annuale ha precisato che un numero sempre maggiore di appartenenti alle minoranze religiose sono stati arrestati con Rouhani. Lo stesso uomo che l’amministrazione Obama ha definito “un moderato”.

“L’amministrazione Obama ha fatto tutto ciò che ha potuto per vendere l’accordo sul nucleare come una vittoria. Nella migliore delle ipotesi ha rinviato gli interrogativi ultimi su come rapportarsi con il regime in Iran e, nella peggiore, ha rafforzato la sua bellicosità bella regione. Una politica di successo nei confronti del regime di Teheran sembra aver evitato i repubblicani e i democratici negli ultimi 16 anni”, ha obbiettato Donya Jam una irano-americana cristiana e attivista per i diritti umani.

“In tutta onestà, è ora di provare qualcosa di nuovo, per il nostro bene e per il bene degli iraniani”.

“Un comune denominatore ha caratterizzato la crescita dell’ISIS e la diffusione dell’instabilità e del fondamentalismo e altro non è che il regime di Teheran. Nessuno può negarlo. Ma ogni volta, negli ultimi otto anni, ci è stato detto che l’unica soluzione è quella che coinvolge i mullah e rafforza la loro stretta sul potere. E’ ora di finirla con queste idee”.

“Il regime è sempre riluttante a rispettare le promesse di cambiamento e finora ha proseguito con la sua brutale repressione dei dissidenti, mantenendo una politica aggressiva nella regione. La domanda su come garantire un cambiamento a lungo termine nel comportamento del regime iraniano, resta senza risposta. L’unica politica a lungo termine in grado di garantire un cambiamento di atteggiamento fondamentale in Iran, e che rappresenti un esempio di speranza e cambiamento all’estero, è quella che riconosce i diritti legittimi del popolo iraniano di realizzare un cambiamento democratico, abbattendo questo stato teocratico e fascista in Iran”.

“E’ ora che gli Stati Uniti si allineino con decisione alle forze in Iran e Medio Oriente che abbracciano il cambiamento democratico, la libertà e un governo laico. Il popolo iraniano e la sua resistenza organizzata devono essere i nostri primi partners e alleati nei negoziati, non i mullah al potere”.

“La principale opposizione alla teocrazia iraniana, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK) è un’organizzazione di questo tipo. Il MEK è da lungo tempo un esempio di organizzazione il cui scopo principale è combattere il fondamentalismo islamico e il terrorismo che ne deriva. I khomeinisti hanno praticato una vasta repressione del MEK e l’Occidente è rimasto in silenzio mentre giustiziavano decine di migliaia di attivisti del MEK”.

“Oggi il MEK è la parte più integrante del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), una coalizione di gruppi di opposizione iraniani che sostengono un futuro laico per l’Iran. Un futuro che garantisca la libertà di parola, i diritti delle minoranze etniche e religiose e che chieda una rigida parità tra uomini e donne. Infatti il CNRI è guidato da una donna, Maryam Rajavi, la cui leadership e la cui piattaforma rappresentano l’antitesi totale al fondamentalismo islamico”.

“Mariam Rajavi difende un nuovo futuro per l’Iran. Ciò prevede un piano in dieci punti per una repubblica democratica e laica, senza armi nucleari, né pena capitale e tollerante verso tutte le religioni, le etnie e le idee. Questo piano non porrà solo fine alla minaccia del programma nucleare iraniano, ma darà inizio ad una nuova era di collaborazione e stabilità tra gli Stati Uniti e l’Iran e l’intera regione. Affronterà l’instabilità della Siria e dello Yemen e di tutta la regione”.

“La nuova amministrazione”, precisa l’articolo, “ha un’opportunità storica di un cambiamento storico in uno dei luoghi caldi del mondo. Un nuovo approccio è sia moralmente che politicamente saggio”.