mercoledì, Febbraio 1, 2023
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L’Iran affronta un’ulteriore instabilità politica a causa della crisi idrica

Di Mahmoud Hakamian
L’Iran sta soffrendo a causa di numerosi problemi e disastri ambientali. La crisi idrica è particolarmente grave e affligge gran parte della popolazione. L’inquinamento dell’acqua è aggravato dagli scarichi degli zuccherifici, delle raffinerie e dei pozzi di petrolio.

La carenza e le interruzioni dell’acqua, causata dalle condutture disastrate e senza manutenzione, insieme ai problemi sanitari causati dal consumo di acqua contaminata, sono solo alcune delle questioni sollevate durante le recenti proteste.
Il regime iraniano ha gestito malissimo la rete idrica iraniana per decenni e ora tutti i nodi vengono al pettine.
Uno dei luoghi maggiormente colpiti è la regione sud-occidentale del Khuzestan, dove si registra un grave carenza di acqua pulita e potabile. Lunghi periodi di siccità e le tempeste di sabbia rendono la situazione ancora più critica in questa regione. Il gran caldo ha accresciuto il normale tasso di evaporazione e i fiumi si sono quasi completamente prosciugati. La cosa peggiore è che questi problemi peggioreranno in futuro.
Il Khuzestan è la zona maggiormente colpita, ma anche altre regioni sono gravemente interessate da questo problema. La popolazione del Khuzestan si è riversata nelle strade per far sentire la sua voce. La gente è molto arrabbiata e infelice perché le sue preoccupazioni vengono ignorate. Questa provincia è molto ricca di petrolio, ma la gente vive in uno stato di estrema povertà e l’ambiente circostante si sta deteriorando.
I leader del regime iraniano non sono riusciti ad affrontare l’impatto ecologico dovuto all’aumento delle attività industriali e la corruzione che si è diffusa all’interno della classe dirigente a tutti i livelli.
Il regime iraniano ha gestito la costruzione di dighe che hanno portato alla deviazione di principali vie d’acqua verso altre aree e regioni. Tutto questo sta lasciando gli abitanti senza acqua. Non solo senza acqua potabile, ma anche senza l’acqua per irrigare i campi e la gente sta perdendo i suoi mezzi di sussistenza.
Il disprezzo del regime iraniano verso questi problemi non è cosa nuova. Lo ha sempre avuto, soprattutto verso le questioni ambientali. Illustri ambientalisti hanno espresso le loro preoccupazioni, ma le scoperte scientifiche vengono tenute nascoste dagli esponenti del regime che cercano di negare l’esistenza di questi problemi. Per anni l’Iran ha assistito ad una fuga di cervelli, nel corso della quale i più illustri accademici e scienziati hanno lasciato il paese.
Qualche mese fa, a Maggio, decine di scienziati sono stati arrestati e accusati di spionaggio. Ciò non ha fatto altro che aumentare la sfiducia della gente verso il regime.
Con l’aumento della tensione nel Khuzestan, il regime dovrebbe preoccuparsi delle ripercussioni sulla produzione di petrolio. I lavoratori locali potrebbero scioperare o i manifestanti potrebbero bloccare l’accesso alle infrastrutture energetiche. Questo si ripercuoterebbe sulle esportazioni di petrolio del paese e sul costo interno dell’energia.
Con il peggiorare dei problemi idrici, cosa che sappiamo avverrà, il regime iraniano dovrà affrontare maggiori proteste ed instabilità. Verrà data voce al malcontento in tutto il paese e non ci sarà nulla che il regime potrà fare per fermarlo. Più i problemi ambientali verranno ignorati e più il regime rischierà maggiori disordini civili.

 

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