giovedì, Dicembre 8, 2022
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L’attrazione fatale delle banche italiane per Teheran

Non solo i fondi destinati a Invitalia per operazioni sul mercato iraniano. Ora si scopre che le banche, nel caso la Popolare di Sondrio, offrivano servizi per chi voleva fare affari nel Paese a sanzioni vigenti. Banca d’Italia muta? Intanto, l’amministrazione Trump ribadisce i rischi di imbastire operazioni bancarie con l’Iran…

L’intraprendente, 17 Novembre

di Giulio Terzi di Sant’Agata

Sono ancora forti le preoccupazioni- miste a indignazione dato che alla fine è sempre il contribuente a pagare- per l’iniziativa del governo Gentiloni di destinare con la Legge di Bilancio fondi pubblici a Invitalia, per coperture assicurative sino a un miliardo di euro da destinare a operazioni commerciali ad elevatissimo rischio sul mercato iraniano , e ecco che si diffonde la notizia di un’ammissione da parte di un’autorevole fonte bancaria di comportamenti apparentemente censurabili nel quadro delle pre-esistenti misure sanzionatore contro l’Iran.

Il Giornale di Sondrio riferisce alcune dichiarazioni del vicedirettore generale della Bps Mario Erba : “Quando ancora si parlava poco del mercato iraniano la nostra banca ha sviluppato all’interno del proprio Servizio Internazionale un settore dedicato esclusivamente alle transazioni commerciali con l’Iran. Lo ha fatto diversi anni fa per assistere le imprese clienti durante il periodo delle sanzioni. Oggi, grazie alla sospensione di buona parte delle restrizioni, gli scambi commerciali tra Italia e Iran si stanno intensificando. Non dimentichiamo tuttavia che sul Paese sono tutt’oggi vigenti provvedimenti, limitazioni e divieti di varia natura.”

I segnali provenienti dagli Stati Uniti sui rischi che comportano – ancor più con l’ Amministrazione Trump – operazioni bancarie con l’Iran sembrano restare del tutto inascoltati. Né migliore sorte sta avendo la “lezione appresa” da Intesa San Paolo spa che , secondo notizie del Wall Street Journal dello scorso dicembre, ha dovuto pagare alla Treasury dello Stato di New York 235 milioni di dollari per violazione della legge che vieta riciclaggio e segreto bancario, incluso l’occultamento di transazioni coinvolgenti l’Iran. Un’organizzazione che da dieci anni segue la proliferazione nucleare in Iran –UANI- aveva attirato l’attenzione dei vertici della Banca Popolare di Sondrio sui rischi crescenti del mercato iraniano sin dal giugno 2016 con una documentata lettera che così concludeva: “I seri rischi di natura legale, finanziaria, commerciale e reputazionali, derivanti da operazioni commerciali e investimenti diretti nell’economia iraniana, continueranno anche nel futuro, soprattutto se non avrà luogo un definitivo allineamento di Teheran agli standard e al diritto internazionali. È per questo che un’azienda che possa definirsi “prudente” dovrebbe considerare che fare affari con l’Iran non vale il rischio. Prima che la Banca di Sondrio si imbarchi in una situazione così azzardata dovrebbe essere certa che tutti gli attori coinvolti nelle proprie attività siano consapevoli e allertati dei gravi rischi cui vanno incontro.”

Resta da chiedersi se la Banca d’Italia, pure informata delle valutazioni americane circa l’ elevato rischio riciclaggio e la possibile esposizione a misure sanzionatorie delle nostre imprese abbia ritenuto di svolgere un’adeguata opera di sensibilizzazione.

 

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