martedì, Dicembre 6, 2022
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Iran: Washington tradira’ gli Iraniani contrari al regime?

di Daniel Pipes

Un disastro umanitario e strategico sta per profilarsi all'orizzonte, visto che il prossimo 31 dicembre scade il mandato Onu che autorizza la presenza in Iraq delle forze statunitensi. Il destino di circa 3.500 iraniani contrari al regime sarà deciso nel corso dei negoziati sullo stato delle forze tra Washington e Baghdad.

Membri del MEK mostrano la loro bandiera, mentre attraversano un checkpoint americano in Iraq nel 2003. (AFP)
Costoro sono membri del Mujahedeen-e Khalq (MEK, chiamato anche Mujahedeen del Popolo dell'Iran o PMOI), il principale gruppo di opposizione iraniano. Di stanza a Camp Ashraf nell'Iraq centrale, dove è stato loro riconosciuto lo status di "persone protette" in accordo alla Quarta Convenzione di Ginevra, sin dal 2004 essi godono del regime di protezione da parte delle forze militari statunitensi. Conformemente alla Convenzione contro la Tortura del 1984, di cui Washington è firmataria, la scadenza del mandato Onu non estinguerà gli obblighi americani di tutelare i membri del MEK presenti in Iraq.

Inoltre, la rete di fiancheggiatori del MEK in seno all'Iran costituisce un impagabile sistema di intelligence. Ad esempio, essa ha messo a nudo le ambizioni nucleari di Teheran e i suoi carichi di ordigni esplosivi improvvisati in Iraq. Nel riconoscere questo aiuto, un documento titolato "Memorandum for the Record", redatto dal tenente colonnello Julie S. Norman e datato 24 agosto 2006, ha rilevato che "il PMOI ha sempre messo in guardia contro le ingerenze del regime iraniano e ha avuto un ruolo positivo nel mostrare le minacce e i pericoli di simili interventi; la sua rete di intelligence ha fornito un grande contributo a riguardo e in alcune circostanze ha aiutato a salvare la vita dei soldati [americani]".

Ma il MEK continua a risultare nella lista redatta dal Dipartimento di Stato, come organizzazione terroristica internazionale [Foreign Terrorist Organization (FTO)], e probabilmente verrà rimosso a ottobre dal momento che il gruppo non risponde più ai criteri di terrorismo, avendo rinunciato alle attività di eversione e non conducendo operazioni oramai da anni, privo altresì delle capacità di poterlo fare in futuro, e non rappresentando una minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti. Il generale Raymond Odierno, presto alla guida delle truppe americane in Iraq, già nel 2003 aveva sollevato dei dubbi in merito all'inserimento del MEK nella lista delle organizzazioni terroristiche internazionali: "Io direi che ogni organizzazione che ha consegnato il proprio equipaggiamento alla coalizione, ovviamente sta cooperando con noi, e credo che ciò dovrebbe indurre a rivedere se esse siano ancora delle organizzazioni terroristiche oppure no".

A partire da allora, un gruppo guidato dall'FBI e costituito da più agenzie del governo americano ha prosciolto gli iraniani ad Ashraf dalle accuse di terrorismo. Dopo che un tribunale del Regno Unito ha sentenziato che il gruppo non era "implicato in attività terroristiche", a giugno il governo britannico ha rimosso il MEK dalla sua lista di organizzazioni terroristiche.

Naturalmente, l'espulsione del MEK dall'Iraq costituisce la richiesta prioritaria di Teheran rivolta tanto a Baghdad quanto a Washington. Il regime iraniano è fermamente deciso a distruggere il suo principale oppositore e con qualche successo ha esercitato delle pressioni sul governo iracheno per smantellare Camp Ashraf e consegnare i membri del MEK all'Iran. Anche i politici iracheni favorevoli a Teheran si sono uniti a questa richiesta, inclusi i leader dell'Alleanza irachena unita e il Supremo Consiglio islamico iracheno.

Poi, il 9 luglio, il ministro degli Esteri Hoshyar Zebari ha asserito che il governo iracheno aveva deciso di espellere i membri del MEK. L'ambasciatore iraniano in Iraq, Hassan Kezemi-Qomi, ha precisato che il gabinetto iracheno ha trovato un rapido accordo sulla decisione di espellere il MEK dall'Iraq. Il 6 luglio scorso, il canale televisivo iraniano Jame Jam ha riportato che "le forze militari americane hanno annunciato la loro disponibilità a passare le consegne" di Camp Ashraf a Baghdad, che ha dato al MEK sei mesi di tempo per abbandonare il suo territorio.

Se queste notizie dovessero essere vere (e ciò induce a osservare che simili dichiarazioni antecedenti abbiano avuto poca efficacia operativa), esse implicano o la consegna dei disarmati abitanti di Ashraf alle forze irachene oppure la loro espulsione in Iran. In entrambi i casi, appare probabile un massacro su vasta scala, sia per procura di Teheran in Iraq che per mano della stessa Teheran. Motivate da un simile successo, le velleità di Teheran in Iraq senza dubbio aumenteranno ulteriormente.

L'amministrazione Bush è silente in merito a questi sviluppi, ma ha il dovere e l'interesse – basati sui suoi impegni umanitari, sugli obblighi di diritti internazionale e sulla necessità di avere alleati contro Teheran – di esigere nell'ambito dei negoziati sullo stato delle forze con Baghdad che i membri del MEK residenti a Camp Ashraf rimangano sotto la tutela dell'esercito statunitense e che siano liberi di lasciare Camp Ashraf.

Dopo aver rimosso Mujahedeen-e Khalq dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere, Washington dovrebbe usare il regime nelle paure pressoché patologiche di Teheran, minacciandola di incontrare il gruppo e di appoggiare i suoi tentativi di pubbliche relazioni. Questo è il modo più semplice e più efficace per intimidire la Repubblica islamica di Iran.

Daniel Pipes
Jerusalem Post
17 luglio 2008
http://it.danielpipes.org/article/5768

 

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