Saeed Abedini, liberato questo mese da un carcere iraniano grazie ad uno scambio di prigionieri tra Stati Uniti e Iran, ha detto in un’intervista televisiva trasmessa lunedì di essere stato torturato e lasciato in isolamento per essersi rifiutato di firmare una falsa confessione e di aver visto altri prigionieri prelevati per essere impiccati.
Saeed Abedini era stato arrestato nel 2012 con l’accusa di aver creato delle chiese domestiche nella teocrazia islamica. Era stato prelevato mentre stava costruendo un orfanotrofio nel suo paese d’origine, l’Iran.
Abedini ha detto a Fox News che, mentre si trovava nella prigione di Evin a Tehran è stato picchiato da i suoi aguzzini, messo insieme a detenuti pericolosi che hanno cercato di ucciderlo e di aver visto persone gridare e piangere mentre venivano portate via per essere impiccate.
“Sì, durante un interrogatorio una volta mi hanno picchiato ferocemente perché volevano che scrivessi cose che non avevo fatto… In realtà è stato in un’aula di tribunale. Il giudice ha chiuso la porta e quelli che mi interrogavano hanno iniziato a picchiarmi e quella volta ho avuto un’emorragia allo stomaco”, ha detto a Fox News.
“La cosa peggiore che ho visto è stata quando hanno portato via alcuni sunniti per giustiziarli… La maggior parte erano sunniti, alcuni erano prigionieri politici… Posso dire che la maggior parte di loro sono stati giustiziati per la loro fede. I soldati legavano con il nastro le mani e i piedi di questi uomini terrorizzati che gridavano e piangevano”, ha detto. “E’ stato un dolore terribile quando hanno portato via quelle persone per giustiziarle”.
Abedini ha detto anche di aver visto torturare altri prigionieri. “Ogni settimana venivano impiccati gruppi di musulmani sunniti, arrestati solo a causa della loro fede”, ha detto.
