sabato, Dicembre 3, 2022
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Iran: Perché i media di Tehran hanno infranto il tabù del Mojahedin del Popolo

di: Allen Taslimi –  Fonte: Agusta Free Press

I mass media iraniani sono strettamente controllati dal Ministero dell’Intelligence del regime. Tra questi vi sono 16 canali TV nazionali e 34 provinciali, oltre a 10 canali satellitari di portata mondiale.

 

Vi è stata una precisa politica dei media di stato di censurare totalmente le notizie sulle attività del principale gruppo di opposizione iraniano, il MEK. Tehran cerca di dare l’impressione al pubblico iraniano che il MEK sia insignificante e più che mediocre. Il regime è particolarmente sensibile alla leader carismatica dell’opposizione, una donna musulmana capace di distruggere la mentalità misogina del regime, Maryam Rajavi. Quando il quotidiano “Asia” ha pubblicato una foto di una sorridente Maryam Rajavi nel 2003, il regime ha subito bandito il giornale ed arrestato il suo editore.

In questo contesto, la recente messa in onda di una lunga serie TV sul MEK, sul principale canale della TV di stato, Channel One, è stato un fatto senza precedenti.

Questa serie TV parla soprattutto di Campo Ashraf, in origine la residenza principale dei membri del MEK in Iraq. A partire dal 2012, i 3000 residenti di Ashraf sono stati gradualmente trasferiti in un campo di prigionia ironicamente chiamato “Camp Liberty”. Dopo la partenza delle  forze americane dall’Iraq nel 2009, Ashraf ha subito ripetuti, brutali attacchi per mano delle forze irachene che agiscono per conto di Tehran. A Settembre 2013 gli agenti dei mullah hanno brutalmente massacrato 52 membri dell’opposizione iraniana a Campo Ashraf. Decine di loro hanno perso la vita in altri attacchi a partire dal 2009 nonostante le promesse di protezione di ONU e U.S.A.

Questo recente programma televisivo mira a diffondere il concetto che l’epoca della lotta per un cambio di regime in Iran sia finita. Mostrando un Campo Ashraf abbandonato, che una volta era fonte di ispirazione per milioni di giovani iraniani alla ricerca di un cambiamento di regime, il reporter narra le passate operazioni militari del MEK contro i mullah. Il messaggio sottinteso è che l’opposizione iraniana ha perso la sua forza e la sua influenza nella regione. Allo stesso tempo viene sottinteso che il regime dei mullah è forte e stabile. Il che fa sorgere una domanda: Se tutto questo è vero, perché i mullah hanno cambiato la loro vecchia politica di astensione da qualunque tipo di copertura mediatica sul MEK, in particolare sulla loro leader carismatica? Perché prestano così tanta attenzione ad un’opposizione che dovrebbe essere in declino?

Nel 2002, grazie alla sua vasta rete di sostenitori in Iran, il MEK ha rivelato per la prima volta il programma segreto sulle armi nucleari del regime iraniano. Queste rivelazioni hanno innescato le ispezioni dell’ONU e le sanzioni internazionali. Con queste rivelazioni, cui hanno fatto seguito altre scoperte rivoluzionarie sul programma nucleare clandestino dei mullah, poi verificate dall’AIEA, il MEK ha inferto un colpo strategico significativo al regime. Anche prima di tutto questo il MEK era considerato una minaccia esistenziale per il regime dei mullah. Queste rivelazioni sono solo servite a rafforzare quel concetto. Ecco perché i mullah hanno bisogno di screditare e demonizzare il MEK sia dentro che fuori l’Iran, per potere distruggere le attività politiche dell’opposizione.

Allo stesso tempo, il profilo del MEK a livello internazionale è in ascesa. Il regime sta facendo pressione sui sostenitori del MEK per scoraggiare il popolo iraniano ad appoggiare attivamente l’opposizione. Basta considerare la percentuale in crescita dei prigionieri politici legati a questa organizzazione. Secondo Amnesty International uno di loro, Gholamreza Khosravi, viene minacciato di essere giustiziato come esempio per tutti gli altri.*

La campagna diplomatica internazionale del MEK, iniziata all’inizio degli anni ’80, ha preso sempre più slancio negli ultimi anni. Grazie alla sua massiccia campagna internazionale per istruire ed informare l’opinione pubblica mondiale sulla vera natura del regime in Iran, il MEK è riuscito a guadagnarsi il riconoscimento e l’appoggio di migliaia di parlamentari di tutta Europa e Nord America, in particolare dei membri del Congresso degli Stati Uniti. Una lista stellare di ex-alti funzionari del governo statunitense, tra i quali vi sono capi di stato maggiore, governatori, procuratori generali, direttori dell’FBI, nonché le loro controparti in Europa, come ministri degli esteri, primi ministri, difensori dei diritti umani ed altre personalità che si sono gettate, con tutto il loro peso, dietro questo movimento popolare nella speranza di portare cambiamenti reali in Iran. Questi luminari puntano il dito contro le gravi violazioni dei diritti umani in Iran e chiedono che la situazione dei diritti umani sia parte di qualunque negoziato con Tehran. Ma più importante ancora, appoggiano la campagna del MEK per rimpiazzare l’attuale regime con un una repubblica secolare, democratica e non-nucleare, come la più grande speranza per il futuro dell’Iran.

Tutto questo ci aiuta a capire perché i mullah hanno dato inizio ad un massiccio blitz mediatico per screditare la loro principale opposizione. A dispetto dei loro desideri, dopo la sua partenza da Campo Ashraf, non solo l’influenza del MEK non è diminuita, ma questo movimento è realmente maturato e si è evoluto in un formidabile oppositore diplomatico, riuscendo a creare un vasto fronte politico in tutto il mondo per sfidare il regime e le sue politiche. La crescente influenza del MEK è stata dimostrata proprio il mese scorso, quando Maryam Rajavi ha incontrato il leader dell’opposizione siriana Ahmad Jarba, suscitando le ire di Tehran che ha sparso sangue in Siria sin dall’inizio della protesta nel 2011.

L’opposizione iraniana non può più essere censurata dai media del regime. Washington dovrà tenerne conto e modificare di conseguenza la sua politica sull’Iran. In linea con i mutevoli avvenimenti nei territori del Medio Oriente e in Iran, appoggiare la principale opposizione iraniana dovrà essere una componente essenziale della nuova politica degli Stati Uniti.

Allen Taslimi è Presidente dell’Associazione degli Irano-Americani del New Jersey, membro dell’Organizzazione delle Comunità Irano-Americane

*Gholamreza Khosravi è stato giustiziato all’alba del 1° Giugno (n.d.t.)

 

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