lunedì, Dicembre 5, 2022
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Nessun accordo se Teheran continuerà ad intensificare le sue attività nucleari

L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha pubblicato lo scorso mercoledì un nuovo rapporto sullo stato delle attività nucleari iraniane, mentre i firmatari occidentali del Piano d’Azione Congiunto (JCPOA) hanno lasciato trapelare un crescente pessimismo sulle prospettive di rilancio di quell’accordo del 2015 che mirava ad allungare le tempistiche per la realizzazione di un’arma nucleare da parte dell’Iran.
Il nuovo rapporto dell’agenzia nucleare delle Nazioni Unite stima che il regime iraniano abbia raffinato altri 12,5 kg di uranio al 60% di purezza fissile a partire dallo scorso maggio, portando così il totale a 55,6 kg. Nel frattempo, le scorte complessive di uranio del Paese sono cresciute di oltre 365 kg, ponendo potenzialmente le basi per una rapida acquisizione di quantità molto più elevate di materiale arricchito al 60%, una volta che le strutture nucleari del regime inizieranno a far funzionare in modo continuativo le “centrifughe avanzate” che dovevano essere smantellate secondo i termini originali del JCPOA.
Secondo gli esperti, anche con le sue attuali capacità e le forniture esistenti di uranio arricchito al 60%, il regime è ora in grado di produrre 25 kg di uranio per uso militare – più che sufficienti per un’arma nucleare – nel giro di tre o quattro settimane. Le loro valutazioni si basano sulle ultime stime dell’AIEA, ma è bene sottolineare che non vi è alcuna garanzia sull’accuratezza di tali stime.
L’anno scorso, il regime iraniano ha revocato l’accesso degli ispettori internazionali ai siti nucleari registrati e a giugno ha risposto alle censure del Consiglio dei Governatori dell’AIEA smantellando le telecamere di sorveglianza e creando quelli che potrebbero essere punti ciechi permanenti nella valutazione delle recenti attività nucleari da parte dell’agenzia.
Le contestazioni in questione non si basavano sulla violazione sistematica dei termini del JCPOA da parte di Teheran, ma piuttosto sull’insistito rifiuto di cooperare con un’indagine sulle passate implicazioni militari del programma nucleare iraniano.
Dopo la conclusione del JCPOA, l’AIEA ha ottenuto l’accesso a campioni di terreno provenienti da tre siti sospetti che Teheran non aveva dichiarato essere coinvolti nel programma nucleare. Quando in tali campioni sono state riscontrate tracce di materiale nucleare creato artificialmente, l’Agenzia ha iniziato a chiedere spiegazioni e il regime ha iniziato a fare ostruzionismo. Con il rapporto dello scorso mercoledì, l’Agenzia rileva che questa ostruzione è ancora in corso, con le autorità iraniane che forniscono risposte incomplete o non credibili alle constatazioni dell’AIEA.
L’Agenzia ha dichiarato esplicitamente che, in assenza di spiegazioni accurate e complete, non può chiudere il dossier sulla “PMD” (Possible Military Dimensions) e quindi non può fornire garanzie sul fatto che l’attuale programma nucleare iraniano sia interamente a scopo pacifico. Teheran ha pubblicamente affermato di non aver mai cercato di dotarsi di armi nucleari, mentre le agenzie di intelligence occidentali sottolineano che il regime iraniano ha mantenuto un programma attivo di armi nucleari almeno fino al 2003.
L’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (PMOI/MEK), invece, insiste sul fatto che il programma nucleare iraniano non abbia mai abbandonato la sua dimensione militare e che l’ostruzione di Teheran all’indagine dell’AIEA è facilmente interpretabile come parte di uno sforzo per coprire il lavoro in corso in questo settore. Sebbene l’agenzia stessa si sia astenuta dal muovere accuse specifiche al regime iraniano, il suo direttore generale Rafael Grossi si dice “sempre più preoccupato” per il fatto che non ci siano stati “progressi” verso la risoluzione dell’annoso problema.
Grossi è apparso avallare la denuncia dello scorso giugno già con mesi di anticipo quando i giornalisti gli hanno chiesto di una tale possibilità. Nel frattempo, il prossimo lunedì è prevista un’altra riunione del Consiglio dei Governatori, ma resta da vedere quali ulteriori azioni l’Agenzia potrà intraprendere in quell’occasione per fare pressione sul regime iraniano affinché confessi le PMD. Qualsiasi azione sarà presumibilmente volta a spingere il regime ad accettare il cosiddetto “testo finale” dell’Unione Europea per il rilancio dell’accordo nucleare del 2015.
Nelle ultime settimane l’Iran e gli Stati Uniti si sono confrontati su questo testo, senza che nessuna delle due parti ne rivelasse pubblicamente il contenuto o i propri commenti. Tuttavia, è stato ampiamente riferito che ci sono ancora alcuni punti critici e che Teheran ha ventilato l’idea di ulteriori negoziati che si protrarranno per tutto il mese di settembre e che porteranno a ulteriori modifiche di un documento che il capo della politica estera dell’UE, Josep Borrell, ha definito “senza più spazio per il compromesso”.
I funzionari americani hanno espresso pubblicamente la disponibilità ad accettare la proposta dell’UE, come inizialmente offerta, prima che Teheran presentasse la sua prima revisione. In seguito, gli Stati Uniti hanno dichiarato con una nota di ottimismo che gli iraniani avevano ritirato il loro ultimatum sulla rimozione del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere del Dipartimento di Stato. Ma questo ottimismo si è affievolito negli ultimi giorni, poiché è stato ventilato da più parti che Teheran stia ancora perseguendo un’effettiva attenuazione delle sanzioni nei confronti dei miliziani, anche se non la cancellazione dall’elenco.
Inoltre, dopo la presentazione del “testo finale”, il Presidente del regime iraniano Ebrahim Raisi ha ripetutamente affermato che il suo governo non vede alcuna possibilità di rilancio dell’accordo JCPOA finché l’indagine dell’AIEA rimane aperta. Questa posizione ha presumibilmente contribuito alla determinazione del Dipartimento di Stato americano, lo scorso giovedì, di ritenere che le ultime comunicazioni di Teheran a Washington non siano state costruttive e non abbiano avvicinato il processo negoziale a una risoluzione.
Lunedì scorso, Borrell è giunto ad una conclusione analoga, affermando con inusuale franchezza di sentirsi “meno fiducioso” in merito a una risoluzione e di considerare le posizioni iraniane e occidentali “divergenti”, nonostante 18 mesi di sforzi per raggiungere un accordo condiviso.
Questa perdita di fiducia potrebbe essere stata ulteriormente amplificata dal fatto che il rapporto critico dell’AIEA ha coinciso strettamente con la pubblicazione di un rapporto dell’intelligence svedese, secondo il quale il regime iraniano avrebbe tentato di procurarsi illecitamente componenti per il suo programma nucleare all’interno del Paese scandinavo nel 2021. Ciò ricorda molto un analogo rapporto dell’intelligence tedesca di giugno, che è stato solo l’ultimo di una serie di analoghe segnalazioni.
I recenti sviluppi indicano che il regime sta mantenendo la sua politica ingannevole per guadagnare tempo, così come è avvenuto negli ultimi 20 anni.
“Per oltre 20 anni, questo regime ha mentito sul suo programma nucleare”, ha dichiarato John Bolton durante una conferenza tenuta a Washington dall’NCRI lo scorso 21 agosto. “Pertanto, in caso di accordo, la realtà è che il regime non lo rispetterà”.
E come ha sottolineato Soona Samsami, della Rappresentanza NCRI negli Stati Uniti: “Il dato di fatto indiscutibile è stato e [rimane] che il regime di Teheran non abbandonerà mai il perseguimento dell’arma nucleare poiché la considera una garanzia per la propria sopravvivenza”.

 

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